121212 Il concerto a New York per le vittime dell’uragano Sandy

Si svolgerà questa notte 12-12-12 The Concert for Sandy Relief, il concerto a favore delle vittime dell’uragano Sandy. Un cast stellare si esibirà sul palco del Madison Square Garden di New York e oltre due miliardi di persone tra streaming, tv e radio potranno seguire l’evento in diretta: la scaletta che Bruce Springsteen & The E Street Band, Eddie Vedder, Dave Grohl, Roger Waters, The Rolling Stones, Bon Jovi, Eric Clapton, Billy Joel, Alicia Keys, Chris Martin, Who e Paul McCartney metteranno insieme avrà come fine la raccolta fondi a favore delle popolazioni colpite dalla tragedia di fine ottobre.


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Bruce Springsteen and The E-Street Band aprono la serata dopo un toccante filmato introduttivo. Vengono suonate “Hope And Dreams” e “Wrecking Ball”, quindi una sofferta versione di “My City Of Ruins”. Il primo duetto paura della nottata vede il Boss insieme a Jon Bon Jovi con “Born To Run”, quindi parola a Billy Crystal e in seguito a Susan Sarandon, per un monologo in cui, tra una battuta e l’altra ricorda quanto accaduto a causa dell’uragano a migliaia di persone. Con una terremotante “In The Flesh” entra in scena Roger Waters, che con “Another Brick In The Wall” porta sul palco ragazzini e ballerini del caso. Seguono “Money”, “Us And Them” e il sentito duetto con Eddie Vedder su “Comfortably Numb”. Tocca ad Adam Sandler intrattenere il pubblico con una versione divertente di “Hallelujah” trasformata in “Sandy Screw-Ya” o qualcosa del genere…
I Bon Jovi prendono lo stage con “It’s My Life” seguita da una fighissima “Wanted Dead Or Alive” con Richie Sambora in grande spolvero. Ritorna Bruce Springsteen sul palco per cantare insieme ai BJ “Who Says You Can’t Go Home” insieme all’audience. Chiude il mini set l’immancabile inno “Livin’ On A Prayer”. Eric Clapton invade di blues di altissima qualità il Madison Square Garden, con in serie “Nobody Knows You When You’re Down and Out”, cover di Jimmy Cox, “Got to Get Better in a Little While” e infine “Crossroads”, di Robert Johnson. Se fossero per caso servite conferme sullo stato di salute dei Rolling Stones, la serata di New York ha annullato ogni dubbio: stanno da dio. Jagger appare tarantolato come al solito e comanda lo stage con un’attitudine incredibile per un settantenne. “You Got Me Rocking” e “Jumpin’ Jack Flash”. Fine. Inossidabili.

Alicia Keys al pianoforte con “Brand New Me” e “No One” abbassa sia l’età media degli artisti passati fino a questo momento sul palco, sia i ritmi della serata. Performance validissima a parte questo dettaglio. Pete Townshend e Roger Daltrey in grandissimo spolvero hanno portato i The Who sul palco di NY sulle note della leggendaria “Who Are You”, seguita da “Bell Boy” e da “Pinball Wizard/See Me,Feel Me”. L’immancabile “Baba O’ Riley” conduce alla suggestiva “Love,Reign O’er Me”, seguita da “Tea & Theatre” per un set davvero lungo rispetto ai tre precedenti. Cambio radicale di genere per Kanye West, affermatissimo rapper che si è esibito davanti a una platea a dire il vero piuttosto indifferente, immobile su “Clique”, “Power”, “Jesus Walks”, “All Of The Lights”, “Diamonds From Sierra Leone” e leggermente smosso da “Touch The Sky”, “Gold Digger”, “Good Life”, “Runaway” e “Stronger”. Per carità Kanye si sbatte ma sentirlo cantare con 3 dj alle spalle fa un po’ tristezza. Forse era meglio portarsi dietro la band intera. Billy Joel risolleva morale e ritmo del concerto grazie a “Miami 2017 (Seen the Lights Go Out on Broadway)” e “Movin’ Out (Anthony’s Song)”. Con “New York State of Mind” e “The River Of Dreams” si arriva alla bellissima “You May Be Right” e alla conclusiva “Only the Good Die Young”. Evergreen, è il caso di dirlo!

Chris Martin anticipa con un set acustico quello che sarà il piatto forte della serata. Il frontman dei Coldplay si lancia subito nella super hit “Viva La Vida” piazzando poi il colpo gobbo con Michael Stipe dei R.E.M. che, nonostante una condizione vocale approssimativa, interpreta il classico “Losing My Religion”. Martin chiude al pianoforte con “Us Against The World”. Bravissimo.
Non servono presentazioni per Paul McCartney che si impossessa del Madison Square Garden con “Helter Skelter”, “Let Me Roll It” e “Nineteen Hundred and Eighty-Five” dei Wings. Diana Krall è l’ospite al pianoforte per “My Valentine”, quindi Sir Paul intona “Blackbird”. Poco dopo escono sul palco Dave Grohl, Krist Novoselic e Pat Smear che di lì a breve attaccano con Paul alla voce un “pezzo che abbiamo provato”, come dice Macca. Il brano teoricamente si intitola “Give Me Some Slack” e, libera interpretazione, potrebbe essere stato composto dai Nirvana rimanenti che hanno chiesto a McCartney di prestare la voce per la premiere davanti a due miliardi di persone. Il brano non tarderà a raggiungere YouTube ma, credeteci, alle 7 di mattina ascoltare un pezzo talmente furibondo musicato da una delle band più influenti dei 90ies, con alla voce un’icona assoluta dei 60ies ma più in generale della musica tutta c’ha fatto un effetto pazzesco. Con “Live And Let Die” e il palco in fiamme si conclude la serata (a dire il vero suonerà ancora Alicia Keys, ma dopo il pezzo di Paul coi Nirvana non abbiamo capito più nulla…e crediamo anche i presenti a New York, vista l’atmosfera straniante e sconvolta che si era impossessata della platea!). Una serata indubbiamente da ricordare a lungo…

Stefano Masnaghetti

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