Alter Bridge, l’autore del libro La Fortezza del Rock racconta la genesi del volume

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La Fortezza del Rock è il titolo del libro dedicato agli Alter Bridge scritto da Massimiliano Mingoia, giornalista de Il Giorno e grande appassionato di musica rock. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’autore per farci presentare meglio il volume.

Da dove nasce la tua passione per il giornalismo? E per la musica?
La passione per il giornalismo nasce negli anni dell’Università. Negli anni Novanta studiavo Giurisprudenza in Statale a Milano, al terzo anno ho fatto un corso di giornalismo in Cattolica e da allora ho deciso che avrei provato a fare il giornalista. Ho collaborato con “La Notte” e dal 2001 ad oggi lavoro al “Giorno”, dove ho fatto la pratica grazie alla quale sono diventato giornalista professionista. Attualmente sono redattore nella Cronaca di Milano e mi occupo di politica locale e nazionale. La passione per la musica, invece, nasce da ragazzino. Ero un teenager negli anni Ottanta, l’età dell’oro del metal. Da allora ho sempre seguito la scena rock, hard rock e metal. Ho amato e amo la musica di Guns N’ Roses, Metallica, Iron Maiden, Motley Crue, Skid Row, Def Leppard, Whitesnake, Bon Jovi prima maniera. Sono andato a un numero indefinito di concerti (ho perso il conto). Per quanto riguarda i gruppi del nuovo millennio, gli Alter Bridge sono quelli che mi hanno colpito di più. Ho iniziato a seguirli quasi dall’inizio della loro carriera.

Quale obiettivo ti proponi di raggiungere col libro sugli Alter Bridge?
Un obiettivo molto semplice: far conoscere meglio la storia degli Alter Bridge a chi già li segue e a chi magari inizierà a seguirli tra qualche giorno, mese o anno. L’idea di scrivere un libro sugli AB è nata perché andavo in libreria e non trovavo mai una biografia su di loro. Né in italiano né in inglese. E così, visto che di mestiere faccio il giornalista, anche se non musicale, mi sono detto: perché non lo scrivo io un libro sugli Alter Bridge? Chinaski edizioni è stata la prima a credere nel progetto. Ed eccoci qui: il primo libro sugli AB è finalmente in libreria.

Come e in quanto tempo hai raccolto il materiale necessario per la realizzazione del volume?
Seguendo gli Alter Bridge come fan ho iniziato a raccogliere materiale all’incirca dal 2008. La ricerca e la catalogazione di interviste e articoli su carta stampata, sul web e in video si è intensificata negli ultimi tre anni. Nel libro c’è anche del materiale inedito in Italia, interviste mai né trasmesse nel nostro Paese né mai tradotte in italiano, almeno finora. Un aiuto importante al reperimento del materiale per il libro è arrivato dai fan di Alter Bridge Italia, che su Facebook, Twitter e sul loro sito Internet offrono spunti quotidiani sulla carriera del gruppo. Il libro l’ho dedicato proprio a loro, ai fan che seguono con tanta passione gli AB.

Quali sono state le principali difficoltà incontrate in sede di raccolta e stesura?
È stato difficile, alcune volte impossibile, trovare materiale su alcuni momenti specifici della vita della band, come ad esempio le crisi con le loro prime due case discografiche. Quanto alla stesura del libro, per quanto mi riguarda la difficoltà principale è stata quella di cercare di raccontare la storia della band a tutti, non solo ai fan. Ho voluto raccontare la storia di quattro ragazzi che hanno fatto tutto in nome del rock. Un lavoro importante e impegnativo per il libro è stato anche quello di traduzione e analisi dei testi, sempre molto personali e profondi.

Credi che la band abbia ancora margini di crescita o sia arrivata al proprio picco, se non creativo, di popolarità?
Risposta difficile. La divido in due parti. Per quanto riguarda l’aspetto creativo, credo che gli Alter Bridge possano ancora regalarci dei bei dischi. La loro evoluzione artistica e stilistica, dal 2004 a oggi, è stata costante e a tratti sorprendente. Sì, perché gli AB, a differenza di tanti altri gruppi, invece di ingentilire il loro sound con il passare degli anni lo stanno indurendo. Fortress, il loro ultimo album, ne è una chiara dimostrazione. Sarà molto interessante sentire le ulteriori evoluzioni del loro hard rock. Il loro picco artistico potrebbe non essere ancora arrivato. Diverso il discorso sul picco di popolarità. Credo che soprattutto a causa di motivi discografici gli AB possano non sfondare mai la porta del consenso mainstream. Ma è un problema che riguarda moltissime altre band nate nel nuovo millennio. A complicare la situazione per gli AB, in fatto di successo discografico puro, c’è l’argomento, già segnalato sopra, che il loro suono e le loro canzoni diventano sempre meno a misura di radio e tv. Questo a qualcuno potrà dispiacere, io lo considero un pregio: gli AB fanno musica senza pensare solo a creare singoli e a avere facile accesso nelle radio, nelle televisioni e, in generale, nel circuito mainstream.

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