Anna Tantangelo e il suo brano “Muchacha”, nuovi picchi trash

Per scrivere questo pezzo ci ho messo delle ore, non mi era mai capitato prima, non è facile zittirmi, ho sempre un commento per tutto. Quando poi però ho realizzato la grandezza della bomba che è stata lanciata nel panorama musicale italiano ho capito che c’è così tanto da dire che ci vorrebbe un podcast, o un video su youtube in cui analizzare ogni secondo del video e della canzone. Ci ho anche pensato, ma purtroppo ho troppi brufoli sulla faccia in questi giorni e non me la sento di mostrarmi. Anna Tatangelo spesso mi fa questo scherzetto, resto così sconvolta che gli occhi si strabuzzano da soli e la bocca resta aperta senza emettere alcun suono, ingenuamente penso che sia uno scherzo, immagino questa Pollon combina guai della musica italiana a casa sua che ci guarda commentare quello che fa e ridere di noi ghignando “pizzettari, ho vinto ancora”.

Però oggi voglio provare a vincere io, perché è vero che ne sto parlando, ma ne sto parlando così.
Per affrontare lo spinoso argomento “Anna Tatangelo” ci vuole concentrazione, ti devi prima guardare almeno quattro tutorial di yoga su youtube, farti una tisana rilassante al finocchio e provare a metterti nei suoi panni, magari non quelli che indossa nel suo ultimo video, “Muchacha“. Pensi alle sue sopracciglia, al fatto che voglia fare l’amore con il mare e che cazzo voglia dire non si sa, che abbia un figlio da uno che sembra suo zio e che è la stessa persona che musicalmente ha rovinato le orecchie e i diari di scuola e forse anche qualche pezzo di asfalto sotto casa di qualche ragazzo o ragazzina, e infine che abbia rischiato di diventare la nonna del figlio di Nicole Minetti.

Però tutto questo non conta perché quando torna a fare quello che (lei crede sia) il suo lavoro, ti dimentichi di tutto e di butti giù dal letto dalle risate. Anna Tatangelo è bona, bisogna ammetterlo, e non è un caso che sia stata ribattezzata Anna Patangelo, e anche se sono una donna eterosessuale non posso non dirlo. Il problema, però, è che sarebbe carino poter dire altro di lei, non dover sempre parlare delle sue stranezze, del suo matrimonio, delle sue controversie, delle sue tette, sarebbe carino poter parlare della sua musica senza doverle – neanche troppo velatamente – consigliare di attaccare microfono e copri capezzoli al chiodo.
La nostra Anna ha anche una bella voce, niente di fenomenale e che si amalgama bene col migliaio di altre voci femminili e dozzinali che nel nostro Paese tanto piacciono all’italiano medio, ma ci sta. Pensavamo tutti che il picco trash della sua carriera fosse la canzone gay friendly con la quale pensava di far parlare di sè come un Povia in gonnella sul palco del festival di Sanremo, poi è arrivata l’imbarazzante parentesi come giudice di X-factor che ci ha fatto sembrare Claudia Mori una Simon Cowell italiana, e infine il maledettissimo spot Coconuda con pochi vestiti e tanti balletti, al momento, musicalmente, il suo momento più alto, e ho detto tutto.

Io credo fermamente che certe persone facciano quello che fanno solo per far diventare sceme altre persone, in questo caso quelle come me, ovvero quella gente che si informa su tutto e non può proprio fare a meno di dire la sua. Ammettetelo che persino a voi stessi fa schifo la musica che fate, ma effettivamente io sono qui a parlare di voi invece che andare a rimorchiare il tizio che lavora nel pub sotto casa quindi sì, la vostra malefica strategia ha funzionato. Non si tratta di sparare per forza a zero su tutti perché vi ricordo che io sono quella che ha difeso gli One Direction e perché questa non è la recensione del disco de Lo Stato Sociale su Vice dove si usa la parola merda per essere alternativi e andare contro tutto quello di cui si fa inesorabilmente parte, è che credo che sia dovere dei critici del web, quelli di seconda classe e che con questo mestiere non ci pagano nemmeno l’affitto, perché è risaputo che la carta stampata questo lavoro non lo fa più da quando le nipotine dei giornalisti sono diventate fan degli one direction e bisogna accaparrarsi i biglietti gratis per i loro concerti. Tutto bello, tutto giusto, e noi qua sopra passiamo per stronzi solo perché diciamo le cose come stanno. Che brutto mestiere che ci siamo scelti, amici miei.

Io, da donna, sono un po’ stufa. Ok è bona, ok allora lasciamole fare tutto quello che vuole solo perché ha un culo disegnato da Giotto. Ok allora continuiamo con questo spiattellamento di nudità lì dove proprio non ce n’è bisogno, che per carità lungi da me sembrare una Concita de Gregorio in salsa musicale, però io le tette me le tengo per me e anche il culo, e se voglio vederne qualcuno mi guardo un porno o le foto di american apparel. Vorrei che si tornasse a parlare di musica, ed è vero, in tutte queste parole io ancora non l’ho fatto, capite che sta succedendo?

Credo sia a questo punto necessario fare una distinzione tra il trash buono e il trash cattivo. Il trash buono è Karim Capuano che si inventa cantante o Simoncino il rapper che veniva nel mio stesso istituto superiore che pensa di essere Snoop Dogg. Il trash cattivo è la mondezza travestita da pop, Se lo avessi girato io un video così sarei stata bruciata viva al Vaticano, se lo fanno Miley Cyrus o Rihanna riempiamo pagine e pagine di critiche indignate sulla mercificazione del corpo della donna, se lo fa Anna è sexy,è maliziosa, così l’hanno definita. Per me è solo inutilmente troppo nuda. Perché se diciamo che è sbagliato poi i biglietti gratis per il concerto dei Modà non ce li regalano più. Mannaggia.

Cara Anna, Kekko non ti ha fatta diventare rock perché non è rock nemmeno lui, il rock è un’altra cosa e dovreste entrambi sciacquarvi la bocca ripetutamente col colluttorio peggio della famiglia Boccasana prima di dire certe frasi. Non è rock un giacchettino di pelle, ma il fatto che tu abbia parlato di questa tua svolta à la Courtney Love nel salotto di Silvia Toffanin e che lei ti abbia pure dato ragione non fa altro che avvalorare la mia tesi: ma mannaggia a chi ve paga.
Analizzando con estrema cura questa poesia decadentista scritta da uno dei nostri poeti moderni più apprezzati da quelle che scrivono con le k in onore del suo nick name, ovvero Kekko dei Modà, (e io vi vorrei solo ricordare che uno dei suoi successi più famosi recita “a guardare le nuvole su un tappeto di fragole” che non solo non ha alcun senso, ma poi oh Kekko poi la camicia bianca macchiata di rosso me la lavi te), uno che Calvino e i tuoi baroni in mongolfiera potete pure venire a togliermi le briciole incastrate nei tasti della tastiera del pc, troviamo perle del tipo:

“guarda e ricordati che non si tocca”, parliamo del suo corpo, quel corpo inquadrato dalla telecamera coperto solo da pezzettini di pizzo che si muove in maniera suadente, solo io vedo qualcosa che non va?

“l’uomo giusto deve sapermi conquistar la testa”, e anche qui non riesco a capire l’immagine di una donna seminuda che si tocca i capelli in abbinamento a una frase che dovrebbe far intendere che passiamo sopra la fisicità,

“non basta un fisico prestante e basta” e fin qui ci eravamo arrivati, visto chi hai sposato, non ti devi giustificare Annuccia, in mutande Gigi ce lo vedi te, a noi sai che frega,

“sono una muchacha troppo sexy” e oh, ma che te lo dici da sola? Ma chi sei, Valeria Marini? Quindi sei una muchacha troppo sexy che ama ballare fino a tardi e che gli uomini se li inzuppa a colazione nel caffèlatte MA cerchi un uomo diverso dai soliti perché i playboy sono troppo dritti e ce ne sono troppi in giro. Kekko porca miseria, investi il tuo tempo in una causa contro il tuo parrucchiere invece di farci perdere tempo.

“che ama ballare senza trucco e tacchi” e infatti lei ha fatto della semplicità il punto cardine della sua immagine pubblica, praticamente è come se quella frase la dicesse Marina Ripa di Meana.

E infine vuole far l’amore con il mar, non ho capito se Mar è un nome proprio di persona.

La musica sembra quella del microfono giocattolo che avevo da bambina, quello che aveva le basi registrate da qualche adolescente brufoloso in uno scantinato con i mezzi che poteva avere un adolescente brufoloso venti anni fa. Non riesco a salvare niente. Niente.

Vedi mia dolce Anna, se ci avessi mostrato anche il tuo lato interiore piuttosto che mostrarci solo il lato b, forse avresti potuto trovare qualcuno di più fisicamente prestante del Gigi, non dire che non ti interessa perché non ci crede nemmeno il mio cane.
Ma soprattutto io mi domando e dico, ma è mai possibile che ancora si faccia riferimento alle visualizzazioni di YouTube? Io il video l’ho guardato almeno venticinque volte perché ero depressa e vedere qualcuno che sta peggio di me mi tira su di più dello xanax. Nessuno accenna ai commenti che girano e che definiscono monnezza sia il video che la canzone, addirittura in spagnolo. Non ti vantare delle visualizzazioni su youtube Anna, hai un gran bel culo e due gran belle tette e hai mostrato tutta la mercanzia, se lo facessi pure io stai pur certa che domani sarei sul divanetto di Andrea Diprè, non hai fatto niente di nuovo.
Non so voi, ma io a questo punto rimpiango lo spot Coconuda.


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