Cirade Staicu Duel irresistibile tra musica e comicita

Un mix irresistibile di virtuosismo e comicità, uno spettacolo-concerto travolgente con due musicisti eccezionali. Laurent Cirade, violoncellista francese e Paul Staïcu, pianista rumeno, hanno divertito e affascinato il pubblico di SondrioTeatro con il loro “Duel”, oggi in giro per varie piazze d’Italia. Un duello di ironia e fantasia che mette in vetrina le notevoli capacità dei due musicisti di fare teatro con i suoni, nell’eterno gioco tra Stanlio e Ollio (il magrolino Staïcu, il corpulento Cirade) e altre coppie celebri (Asterix e Obelix, Cochi e Renato, Coppi e Bartali?) con una gestualità d’altri tempi, quasi da film muto. Che però muto non è, perché i due parlottano in un grammelot italo-franco-rumeno, ridotto all’indispensabile per portare in primo piano la musica.


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Il concerto è così continuamente disturbato da trovate umoristiche. Cirade che si aggiusta il puntale dello strumento irrompe maldestramente nel pianismo sciolto di Staicu, cercando anche di sistemarsi su una sedia a sdraio, poi, dopo aver fumato una sigaretta e bevuto whisky  sfodera una voce alla Tom Waits e “My Funny Valentine” diventa “My Funny Ballantine”. Nasce un piccolo violino dall’idillio dello strumentista con il suo violoncello sulle note di “Say You Say Me”. E il violino, che piange, deve essere cullato e divertito, con mille tentativi che includono equilibrismi di dita su una corda. Cirade e Staicu giocano abilmente con gli strumenti, trasformati in oggetti di scena: così il violoncello può diventare un grosso coniglio che gira sullo spiedo del cowboy alla melodia di “Oh Susannah” o una donna da disputarsi tra amici-avversari, o un malato da cui estrarre altri piccoli strumenti musicali, come nel “Piccolo Chirurgo” per restituirgli la sua vera “voce”. Giocano, i due, ma producono anche grande musica. Così “Europa” dei Santana per pianoforte e violoncello rivela una melodia bellissima, migliore anche dell’originale che faceva tanto balera, ed è suggestiva “Giù la testa” di Morricone suonata con la sega e l’archetto. Fantastico poi il brano balcanico prodotto da un piano giocattolo e dai crini delle corde del violoncello debitamente stirati. E il duetto “serio” (anche se ci aspetta sia interrotto da un momento all’altro da una gag, che non verrà) raggiunge vertici di vera poesia.

Il finale vede i due musicisti, a sipario chiuso, ringraziare uno per uno i compositori che ci hanno donato sì grandì brani, da Bach ai Bee Gees in una mescolanza di classico e pop, mentre Staicu intona a tempo di hip hop “Walk on The Wild Side” di Lou Reed e gli applausi si fanno interminabili. Tornano sul palco, i due, per un ultimo numero tra paziente e dottore al ritmo rock’n’roll di  “Blue Suede Shoes” di Carl Perkins ma non ci sarà verso, malgrado le insistenti richieste del pubblico, di avere un altro bis, dopo un’ora di musica e risate. Ed è giusto così.

Paolo Redaelli

 

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