Epifani Mesolella Questo folk è come un rock

Tutto il calore del Sud nel concerto di Mimmo Epifani e Fausto Mesolella al Teatro Frassati di Regoledo per Quadrato Magico. Musica mediterranea sì, tradizione sì (al suo primo apparire sul palco, cappello e sciarpa,  Epifani si è manifestato come un cantastorie d’altri tempi) ma con una vena contemporanea fornita dalla chitarra onnivora di Mesolella, che ha abbandonato dopo trent’anni gli Avion Travel (ci vinse pure un festival di Sanremo nel 2000) per dedicarsi ad un percorso personale. Il mix così è irresistibile, avvicina generazioni diverse, entusiasma e diverte, fa pensare a quanto sia ricca e diversificata la cultura musicale italiana, un patrimonio da conservare e scoprire.
A conservarlo ci pensa Epifani, maestro di mandola e di pizzica, animatore di tante notti della Taranta in Salento, che ha imparato l’arte delle otto corde in un salone di barbiere di San Vito dei Normanni (Brindisi) e maneggia il suo strumento con perizia, coinvolgendo subito il pubblico e facendogli cantare i ritornelli di canzoni rimaste nell’immaginario: “Amara terra mia” di Modugno inframmezzata da “O mia bela Madunina”, tanto per mescolare appartenenze. Del grande conterraneo Mimmo l’omonimo eseguirà anche “La donna riccia” che però, sottolinea Mesolella, rappresenta solo un lato, il più allegro e spensierato, di un cantautore capace di notevole poesia, come dimostra la successiva “Questo mio folle amore”, dalla colonna sonora di “Uccellacci e Uccellini” con testo fra Pasolini e Shakespeare, in cui il chitarrista sfodera pure una bella voce.Così, tra schiamazzi da mercato del pesce, storie di biciclette e di corna, la serata scivola via. C’è musica con la M maiuscola però, che si rivela in una “O sole mio” eseguita con chitarra effettata e polivalente da Mesolella, che si inerpica sinuosa tra arpeggi alla Segovia (citazione d’obbligo: “Un chitarrista passa la metà della sua vita ad accordare la chitarra e l’altra a suonare con lo strumento ) e svisate di marca Frank Zappa. Brano straordinario, che fa parte del suo album solo “Suonerò fino a farti fiorire”, appena pubblicato per Zona.

Il concerto è in bilico tra gigionismo e virtuosismo e sarebbe meglio che la bilancia pendesse a favore del secondo, ma fa lo stesso. Il Frassati è rapidamente trascinato dalla musica polimorfa del duo. Inevitabile il bis, richiesto a gran voce. Si chiude definitivamente con un omaggio a Dalla, una suggestiva “Caruso” mandolinata a dovere e una “Sonatina improvvisata di inizio estate” di Mesolella, fino all’apoteosi finale con incitazione – presto accolta – ad alzarsi in piedi. Battiamo tutti le mani al ritmo irresistibile e quasi rap delle “palombe” con cui si era aperto – in versione rallentata e “tradotta” al pubblico – un set davvero ricco di buone vibrazioni.

Foto di Domenico Moiola

Paolo Redaelli

 

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