Eurovision 2014, Emma e le polemiche gratuite

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Non è andata bene all’Eurovision 2014, d’accordo, ma trovo francamente ridicola la quantità di guano che la rete sta riversando addosso a Emma Marrone. Specie se arriva da un paese che analizza il testo di una canzone manco ascoltasse Leonard Cohen e geni affini da mesi con continuità, o che parla di musica di qualità come se sapesse a memoria le partiture di ogni pezzo della Dave Matthews Band. Un paese che segue in massa Sanremo, che critica puntualmente i talent show senza poi perdersi mai una puntata del serale di Amici (sic), che ride del fatto che Emma non sappia parlare inglese quando, ai concerti di star internazionali, forse il 10% dei presenti capisce qualcosa di più che “Are you having a good time tonnniiiiiiight?”.

Emma non sarà simpaticissima, non avrà nella modestia la sua dote più grande, non avrà una voce modello Giorgia…ma è tutto tranne che quella vergogna nazionale che si sta dipingendo su una rete sempre più prigioniera della necessità di essere personaggi, del poter lanciare merda contro il bersaglio più facile, del dividersi sempre e comunque in eterne fazioni come ci hanno insegnato calcio e politica. Emma sa fare il suo mestiere, sta crescendo e sviluppando un personaggio che punta sull’impatto e sull’aggressività specialmente sul palco: musicalmente deve fuggire dai canoni classici della canzone nazionale melodica e puntare su quel pop-rock di facile fruizione che le consentirebbe di ritagliarsi uno spazio importante tra le nuove leve della scena (Amoroso su tutte). Sta a lei confermare le cose buone ottenute con singoli e tour nei palazzetti italiani sold-out.

Emma non è certo una modella, ma sta comunque evolvendo la propria immagine anche grazie a un fisico che a molti uomini piace eccome (non prendiamoci per il culo che le tette e un po’ di abbondanza piacciono a tutti, altrimenti non avremmo votato le polacche all’Eurovision), sfruttando giustamente le possibilità e gli sponsor che la popolarità le ha portato. Sarà lei per prima a essere rimasta scottata e delusa dall’andamento di una competizione su cui puntava. Ma non si sta certo nascondendo. Cosa che, per ora, stanno facendo diversi mammasantissima che fino al giorno prima puntavano ciecamente su di lei. Inoltre parlare di “peggior esibizione del programma” è una minchiata di proporzioni allucinanti. Quella di Emma è una canzone che funziona, anni luce superiore alle puttanate dance/pop e a molte ballad, sentite centinaia di volte, che i vari partecipanti all’Eurovision hanno portato sul palco di una manifestazione che sembra tutto tranne che una rassegna che punta alla qualità e all’originalità della proposta musicale (quella “visiva” e impegnata su un sociale che solo in determinate occasioni fa comodo ritirare fuori, potremmo scrivere un trattato…)

La motivazione che porta un metallaro e critico musicale dei poveri a esporsi in questo modo al pubblico ludibrio, rimarrà a lungo un mistero nello sfigatissimo mondo del web. Tuttavia la sicurezza nei propri mezzi, la convinzione di valere, la necessità di dire in faccia al prossimo “Io sono così, prendere o lasciare” anche a costo di beccarsi delle mazzate nei denti devastanti, sono doti che posso solo ammirare. E mo’ torno dai Body Count


 

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