Festival di Sanremo 2013: il vincitore è Marco Mengoni, secondo Elio, terzi i Modà

Il Festival di Sanremo 2013 ha eletto il proprio vincitore: si tratta di Marco Mengoni che con il brano “L’Essenziale” ha preceduto nella classifica determinata sia dal televoto sia dalla giuria critica, Elio e Le Storie Tese e i Modà. Il Premio della Critica Mia Martini e il Premio per il Miglior Arrangiamento sono stati assegnati entrambi a Elio e Le Storie Tese, mentre il rappresentante italiano al prossimo Eurovision Song Contest sarà Marco Mengoni.

Di seguito le riflessioni senza filtro sulla serata finale di un collega nonché fan di Elio E Le Storie Tese (e in generale della buona musica).

A dire il vero ero tentato di partire con E anche questo Sanremo se lo semo levato dalle palle, prendendo in prestito la citazione cinematografica del grandissimo Riccardo Garrone, perché funziona sempre così da noi in redazione: attesa spasmodica per l’inizio di quella manifestazione che ci fa fare 15mila utenti al giorno senza fare troppa fatica; progressivo e inarrestabile fastidio crescente dovuto all’infinita durata delle puntate; sospiratissima conclusione del Festival e inizio delle critiche aprioristiche contro tutto e tutti. Il rito di Sanremo è inevitabile: lo odiano tutti e nessuno sa quando comincia e poi ugualmente tutti lo guardano e sono informatissimi a riguardo. E capita che ci troviamo i fanboy di quello di Amici che vengono e ci insultano perché noi diciamo che fa schifo. Anzi a dire il vero questa è la mia parte preferita, ma ultimamente siamo diventati troppo corretti politicamente.

Quest’anno ha vinto per la prima volta X Factor, dopo che la triade Valerio – Marco – Emma ci aveva tolto gli ultimi residui di speranza riposta sull’affidabilità della razza umana. Escludendo l’estemporaneità di Vecchioni, in molti si aspettavano che a questo giro non ci fossero cazzi: vincerà Elio e faranno bella figura le canzoni di qualità, quelle belle no capite? La qualità, quella parola su cui Fazio ha insistito dal primo momento, la stessa parola sulla quale i mammasantissima della carta stampata ci raccontavano come, dopo aver ascoltato le anteprime delle canzoni in gara, stavolta avremmo goduto davvero. E che Elio avrebbe vinto chiaramente.


In effetti di cantanti bravi ce ne erano eccome. Il punto è che se porti i cantanti bravi (tipo Silvestri, Gazzè o la Ayane) devi anche essere certo che questi abbiano delle canzoni della madonna. La qualità no? Ecco. Perché se poi ci sono delle canzoni carine e poco altro allora ti incazzi. E dici la qualità dove sta? Sai quanti pezzi migliori di questi hanno cantato Daniele, Max o Malika? Eh parecchi. Poi capita che senti il pezzo di Gualazzi, uno bravo davvero e ti dici Sè come no figurati se questo va almeno sul podio, troppo swing, troppo jazzato per le masse. Ascolti Chiara che ha vinto X Factor cantando bene cover mica facili e ti cascano le palle perché il pezzo è bruttissimo, ascolti Annalisa che tutti spacciano per quella davvero brava che viene da Maria de Filippi e tu dici, sì per carità carino il pezzo ma dovrebbe vincere il Festival sta roba? Poi ascolti il pezzo di Elio. E sai benissimo che agli Elii di vincere Sanremo non gliene frega nulla, perché sono una delle band migliori di ogni tempo del nostro paese, hanno un seguito fedele e affezionato, sono musicisti esagerati e molto probabilmente faranno anche i coglioni sul palco ogni volta con travestimenti improponibili. Il punto è che portano una canzone della madonna. Ma proprio una delle migliori mai sentite sul palco dell’Ariston da decenni. Strutturatissima, per nulla orecchiabile, con cambi di tempo e mood come se piovesse. E allora dici bella la maggior parte della gente che si accontenta delle puttanate che passa Mtv o la radio di turno non la capirà per niente e arriverà ultima.


Il primo televoto provvisorio conferma la tendenza, ma durante la finale succede che la Giuria e l’Orchestra consegnano a Elio due premi, quello della Critica (che di solito è quello che certifica la musica buona, se non buona quanto meno decente) e quello per il Miglior Arrangiamento (e ti credo, è un brano progressive che è stato proposto sul palco più conservatore e tradizionalista che c’è in Italia!). Poi Fazio ti dice che la finale se la giocheranno gli Elii insieme a Mengoni e ai Modà. E tu allora inizi a godere. Perché sai benissimo che non vinceranno mai anche il Festival dopo essersi intascati due premi così, ma sai anche che la paura inizia ad attanagliare le menti dei televotanti che probabilmente non hanno nemmeno ascoltato i pezzi di Mengoni e dei Modà, li hanno votati sulla fiducia e a priori (d’altra parte che cazzo di senso ha far partire il televoto prima che i brani vengano effettivamente suonati? E se stonano o suonano da schifo? O ancora che bello non è il messaggio che appare e dice in sintesi oh dai non taroccate il televoto perchè non riusciamo a controllare i voti validi e quelli che li mandano col software tarocco o con mille sim diverse?), e non hanno ovviamente nemmeno ascoltato il pezzo di Elio, anche perché è fondamentalmente troppo complicato per le loro menti. Insomma finisce che ti trovi squartato a terra a ridere per la gag che Elio mette in piedi cannando la tonalità dell’ultima nota della “Canzone Mononota” disperandosi con la band per l’errore commesso rotolandosi sul palco dell’Ariston (con Fazio che non capisce niente da un pezzo e non coglie nemmeno l’accaduto). A vederli truccati così ciccioni a qualcuno era venuto in mente questo video (cliccate!), io ero troppo impegnato a piangere. Nel frattempo il Festival finisce, vince Mengoni con un pezzo classicamente Sanremese di discreta fattura, quanto meno non brutto quanto quello dei Modà!


E alla fine ridi pure perché ha vinto Mengoni e secondo è arrivato Elio. Puoi sempre pensare che abbia vinto Mangoni e tutto risulta più bello, anche l’ennesima occasione persa dal Festival più tradizionalista e conservatore (specchio perfetto di una Nazione che a parole vorrebbe cambiare tutto quando in realtà si tiene – e si terrà – ben strette le putrefatte certezze e le oramai ridicole e superatissime tradizioni che hanno bloccato un minimo di progresso mentale, civile, sociale ed economico in questo paese morto oramai da vent’anni) di dare uno schiaffo in faccia a chi crede che la musica sia oramai solo roba da talent show che dura per tre mesi e disintegra anche i talenti (come effettivamente Mengoni è tutt’ora, ma finché continuano a farti cantare ste cose anziché lasciarti libero di usare la voce che sicuramente possiedi stiamo freschi) che escono da queste trasmissioni e furoreggiano su qualsiasi media per poi finire nel dimenticatoio in favore del nuovo fenomeno da baraccone (che canterà esattamente le stesse cose del predecessore per lo stesso periodo di tempo) di turno.

Ma alla fine ha ragione Claudio Bisio. La colpa è anche nostra, anzi soprattutto nostra (“non dei pochi politici ma di noi moltissimi elettori” come detto in un brillante intervento a metà serata) pure in questo caso, nel mio che mi illudo ogni volta che a questo giro le cose possano cambiare. Va bene lo stesso tuttavia, perché i due Premi dati a Elio da critica e orchestra (soprattutto dall’orchestra, perché nella critica ci sono pure i giornalisti che vanno nei talent show a fare i giudici dicendo che sono veramente bravissimi questi poveri cristi che verranno poi usati come carne da macello a uso delle label e a consumo del popolo) e il secondo posto in una manifestazione dove non avrebbe mai potuto vincere, significano molto di più che l’affermazione assoluta. Bravo comunque a Mengoni, a patto che diventi grande e non rimanga uno tra i tanti e sfrutti il talento di cui è certamente dotato per fare musica personale, interessante e distintiva.

 


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