Gioventù Bruciata, pubblicato l’omonimo album dopo dieci anni

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È uscito da pochissimo, per una cordata di etichette (Brigadisco Rec, Lamette Rec, Hellnation, Velen (A) D.I.Y., Deny Everything Distro, Alda Teodorani Catrec, Anfibio Rec) l’omonimo disco dei Gioventù Bruciata, punk band del basso Lazio che con questo vinile (12”) rimedia, in maniera insperata, all’impossibilità di pubblicazione prevista dieci anni or sono e impedita poi dallo scioglimento.
“Il caso funziona secondo una logica imprevedibile ai più, e quello che non succede in una vita può realmente accadere in una sera, complici due birre di troppo e una ritrovata (o mai realmente perduta) affinità di vicissitudini private”. Insomma, meglio tardi che mai.

Questo disco, pensato per essere un testamento, è ora chiamato a segnare un nuovo inizio, e non si accontenta di riportare in vita canzoni che appartengono ad un mondo ormai perduto: quello in cui quattro giovani punk di provincia “decimano una platea di parrocchiani baciapile a suon di rutti e bestemmie”, con brani storici quali “Young ‘til I die” (1996); né si limita a restituire una forma soddisfacente alla demo “Reazione Violenta” (2000); ma inserisce brani persi per strada come quelli composti tra il 2001 e il 2004 (“Sessantotto merda”, “Occhio tagliato”), e propone riletture di brani e band storiche del circuito punk-hardcore cui i Gioventù si sentono in debito, con quell’affetto che si ha verso zii o fratelli maggiori (è il caso di “Visioni meccaniche” dei Khalmo e “Gioventù Bruciata” dei Bloody Riot). Non mancano neanche un paio di brani del nuovo corso, come “33 giri” e “Lingua Furcatis”.

Il quadro è così completato: venti anni di punk vissuti da chi è partito da una provincia arida e persa nelle terre bellissime e desolate che si stagliano tra Roma e Napoli per condividere palchi di mezza Italia con nomi di un certo calibro della scena punk nazionale ed internazionale, come Bloody Riot e Klaxon, per citarne un paio. Questo disco omonimo, su cui tra l’altro c’è l’impronta inconfondibile di Simone Lucciola e del suo stile corrosivo, affinato in anni dedicati al fumetto, è un documento storico e qualcosa di più: è un modo per rivivere mondi lontanissimi vissuti sempre con la stessa coerenza velenosa del punk, un modo di perpetrare gli interessi del gruppo, quello di mandarci tutti a… quel paese. So, Enjoy!


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