Howe Gelb al Chet’s di Bologna

Strani e piacevoli incontri nell’underground bolognese. Al Chet’s, piccolo ed accogliente locale di via Polese è sbarcato Howe Gelb. Già fondatore dei Giant Sand, ora gira per l’Europa in splendida solitudine a promuovere il suo ultimi dischi. Mr Gelb, cappellaccio calato in testa, barba e capello lungo entrambi resi grigi da lunga esperienza con la vita, ha a disposizione tre tipi di corde (vocali, chitarra e pianoforte) ma le usa molto bene, producendo una musica polverosa e rotolante, rilassata quanto basta per entrare subito in contatto con un platea che ascolta assorta. Tavolini e sedie nel miniclub non impediscono all’audience di concentrarsi sull’ammaliante suono del nostro che alterna, con abilità consumata come la punta delle sue scarpe, country alternativo con qualche venatura psichedelica alla chitarra e jazz, blues e honky tonk al pianoforte. Si muove il nostro, sulla scia tracciata da Hank Williams  e Johnny Cash, con una forte personalità. L’inizio è di marca prettamente blues con una “She Caught The Katy” resa famosa dal memorabile incipit carcerario del film “Blues Brothers” (e forse pochi sanno trattarsi di una song di Taj Mahal) lenta e strascicata, poi sarà un’ora e mezza di strade già battute eppure sempre nuove, una musica senza tempo che si snoda tra deserti e saloon, autostrade affollate e backstreets, sabbiosa e amichevole. Si destreggia, il nostro, tra un pianoforte verticale stile barrelhouse e una chitarra acustica con pedaliera da cui trae suoni ipnotici e strani, imitando ora la voce di un bambino, ora il vento che stride tra i tetti. Grande atmosfera e un Gelb completamente a suo agio portano rapidamente in un’atmosfera sospesa nel tempo, qua è là compaiono echi loureediani e ballads dal sapore dolceamaro. Tanto rilassato sul palco, il songwriter, da trovare il tempo anche di scherzare con un avventore su di giri che entra anche lui a far parte dello spettacolo, accompagnandolo alla chitarra. “Ed è solo lunedì notte”, commenta lui divertito. Un piccolo bis concesso ad una platea attenta chiude una serata tra amici, in compagnia di una musica sincera ed autentica, nel solco della tradizione americana, di cui, ogni tanto, faremmo bene a ricordarci.

Paolo Redaelli


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