Jared Leto vince il Golden Globe per il film Dallas Buyers Club

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Jared Leto la scorsa notte ha vinto il Golden Globe per il miglior attore non protagonista per la sua interpretazione di Rayon nel film Dallas Buyers Club, diretto da Jean-Marc Vallée (da noi in uscita il 30 gennaio). Il personaggio creato dal frontman dei 30 Seconds to Mars è un transessuale sieropositivo sensibile e ironico, che promette di essere indelebile. I premi raccolti fino ad ora erano già stati tanti, ma il Golden Globe è un’altra categoria, un’autentica svolta nella sua carriera da attore. (cover photo: Jared Leto FB)


Il percorso cinematografico di Jared è iniziato nel 1995 con “Gli anni dei ricordi”, di Jocelyn Moorhouse, e ha progressivamente toccato tutte le giuste corde dell’ascesa. Ma proprio prima di tagliare i vari traguardi, Leto si è reso protagonista di un’assurda vicenda che probabilmente in molti ignorano, e che a posteriori lascia sconcertati: durante il casting per il film “Titanic”, il regista James Cameron gli offrì il ruolo di Jack Dawson. E la bomba qual è? Che il ragazzo non si presentò alle audizioni. In realtà è difficile parlare di questo episodio in termini assoluti. Di fatto quella mancata audizione è stata il bivio, la sliding door nella vita di Jared Leto. Da un lato quel ruolo gli avrebbe dato una notorietà clamorosa (e anche l’astio del genere maschile?), a meno di due anni dal debutto, ma dall’altro, se avesse accettato, difficilmente avrebbe avuto la stessa carriera nel mondo della musica, visto che esattamente l’anno successivo fondò insieme al fratello Shannon i 30 Seconds to Mars. Gli Echelon ringraziano, Leonardo DiCaprio anche.

La prima grande prova da vero attore arrivò proprio nel 1997, quando il regista Steve James lo volle come protagonista in “Prefontaine”, il biopic sul corridore Steve Prefontaine morto prematuramente all’età di 24 anni. Fu proprio in questo ruolo che Leto sperimentò per la prima volta il suo talento camaleontico, immergendosi totalmente nella vita del suo personaggio, raggiungendo una sorprendente somiglianza fisica con l’atleta e arrivando a imitarne perfettamente il modo di parlare e persino lo stile nella corsa. Una performance sorprendente che stregò la critica e commosse i familiari di Prefontaine.

La carriera da musicista lo portò chiaramente a sacrificare un po’ il suo status di attore, raccogliendo per lo più un gran numero di partecipazioni minori. Per i fan della rockstar emergente anche le comparsate sono state motivo di adorazione, specialmente per le pellicole cult. Tra queste spicca “Fight Club”, il fenomeno cinematografico di David Fincher, e la celebre scena in cui se le prese ben volentieri da Edward Norton.

Negli anni successivi i ruoli da protagonista furono molti, e tutti interpretati magistralmente. Nel 2000 in “Requiem for a dream”, nato dal genio di Darren Aronofski, vestì i panni dell’eroinomane Harry Goldfarb, scegliendo di provare in prima persona la vita da strada. Nel 2002, a 30 anni, ha adoperato le sue doti da Peter Pan per impersonare l’aitante adolescente Jack Hayes, nel film “Fuga da Seattle”. Fino ad arrivare alla più grande prova fisica della carriera (almeno fino ad allora). Trenta chili di peso in più per trasformarsi in Mark David Chapman, l’assassino di John Lennon. Una metamorfosi indimenticabile, in un film assolutamente da dimenticare.

Infine, prima della lunga pausa che ha preceduto il ritorno di quest’anno, Leto riuscì anche a rifiutare una parte nel film “Flags of our fathers” di Clint Eastwood, con tutte le riverenze del caso, e accettare più avanti il ruolo più cult che abbia mai accettato. “Mr. Nobody”, per la regia di Jaco Van Dormael. Un personaggio impossibile e meraviglioso. Il film è stato presentato alla 66ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e, siccome siamo stronzi, non venne mai distribuito nelle nostre sale, risultando ancora oggi inedito in Italia.

Siamo così giunti al presente e al meritatissimo Golden Globe. Una carriera fatta di scelte, sacrifici e piccoli passi. Leggermente paradossale per un frontman che ha preferito concludere un tour mondiale allo stremo delle forze (abbassando drasticamente il livello qualitativo delle sue esibizioni) pur di non rinunciare al Guinness World Record per il più alto numero di concerti mai registrato all’interno di un unico tour. Sta di fatto che quei piccoli passi e quelle incredibili doti da mutaforma hanno portato Jared Leto ad essere, a due giorni dalle candidature per gli Academy Awards 2014 e a poco più di un mese dalle relative premiazioni, il front-runner per il premio come miglior attore non protagonista. Jared Leto, l’ambiziosa rockstar con lo shatush che punta all’Oscar. “Provehito in altum”.


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