Le Strisce: il brano “Vieni a vivere a Napoli” selezionato per la semifinale di Sanremo Giovani 2011

“Vieni a vivere a Napoli”, il brano che la band napoletana LE STRISCE (Davide Petrella alla voce, Andrea Pasqualini alla chitarra, Raffaele Papa alla batteria, Enrico Pizzuti alla chitarra, Francesco “Zoidberg” Caruso al basso) ha presentato in gara al Festival di Sanremo 2011 per la sezione “Sanremo Giovani 2011”, è stato ammesso nella rosa dei 9 artisti tra cui verranno scelti i 6 partecipanti al Festival della Canzone Italiana di Sanremo (a questi si aggiungeranno i due selezionati da AreaSanremo).

È possibile ascoltare “vieni a vivere a napoli” sul sito www.sanremo.rai.it dove, dal 19 dicembre, sarà possibile votarlo per farlo proseguire nel cammino che potrebbe LE STRISCE in finale, sul palco del Teatro Ariston di Sanremo.

“VIENI A VIVERE A NAPOLI” (“Potremmo farci rapinare nei vicoli, ti porto fuori a cena tra la diossina e il mare”, cantano le Strisce) è un brano ironico e romantico allo stesso tempo, un j’accuse alla loro amata città e alla sua anima, sporca e pulita. Il brano è firmato, testo e musica, dal cantante Davide Petrella.

Le Strisce, gestiti a 360 gradi da EMI MUSIC ITALY, sono cinque universitari di Napoli, ragazzi abituati a scrivere e suonare fino a tarda notte, e a svegliarsi solo dopo mezzogiorno. Davide, il cantante, autore di tutti i testi (si definisce «un classico chitarrista da falò») studia Giurisprudenza; Andrea, chitarra, Biologia; Raffaele, batteria, Ingegneria Aerospaziale; Enrico, chitarra, Architettura, e Francesco (aka “Zoid”) basso, Scienze della Natura. Le Strisce fanno musica ispirata alle band più fresche del panorama rock contemporaneo, soprattutto inglese e americano: solo che, a differenza di molti altri rocker nostrani, di cantare in inglese non ne vogliono affatto sapere. «Siamo un gruppo pop camuffato da gruppo rock», scherzano. Le Strisce, che vengono dai comuni di Marano, Aversa, Quarto e Capodimonte, si sono conosciuti in una sala prove. «All’inizio ci chiamavamo Goya, perché Goya dipingeva di notte. Ma con i primi pezzi di cui eravamo davvero convinti, siamo diventati definitivamente Le Strisce». Prima ancora di registrare le canzoni, il quintetto ha creato una pagina MySpace solo per far sapere al mondo che esisteva. «Mandavamo in giro viral con scritte tipo  “Le Strisce hanno la coda di paglia”, “Le Strisce qui lo dicono e qui lo negano” e robe simili. Invitavamo gente di gruppi famosi a concerti che non avremmo mai fatto». Poi sono arrivati i due demo «buttati giù alla bell’e meglio», migliaia di contatti, la lista degli amici che si allunga di ora in ora. Di qui, in breve tempo, la chiamata da un’etichetta importante, la EMI, il primo EP, intitolato “Fare Il Cantante”, e il primo vero album “Torna ricco e famoso” accompagnati da una ribalta live, esplosa il giorno in cui la band ha aperto il concerto dei Kooks ai Magazzini Generali di Milano e proseguita senza soste in giro sui palchi di tutta Italia. Questo sono le Strisce, cinque ragazzi che cantano e raccontano lo spaesamento della loro generazione di fronte a un mondo che non offre punti di riferimento certi, se non modelli effimeri e risposte parziali, senza dimenticare la cornice in cui i cinque si muovono, una Napoli verso la quale Le Strisce hanno uno sgardo sempre più disilluso, lo stesso che rivolgono verso il loro paese e il loro tempo.

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