Massimo Volume e Bachi Da Pietra in concerto al Leoncavallo, sabato 18 dicembre

SABATO 18 DICEMBRE
ROCK/ALTERNATIVE

MASSIMO VOLUME
+ BACHI DA PIETRA
LEONCAVALLO
Spazio Pubblico Autogestito
Via Watteau, 7 Milano
INGRESSO a SOTTOSCRIZIONE 8 EURO

http://www.leoncavallo.org
www.myspace.com/leoncavallospa

Massimo Volume
Il nucleo originario dei Massimo Volume si forma a Bologna nell’inverno del 1991. Nel 1993 il gruppo firma il primo contratto discografico per la Underground Rec. E’ il momento di “Stanze”, il primo album. Il suono della band è personalissimo. Pezzi d’impatto, tesi e distorti, si mescolano a momenti più introspettivi: brani come “Alessandro”, “In nome di Dio”, “Stanze Vuote”, pur mantenendo una forte carica emotiva, si muovono in questo senso. L’album ha un ottimo riscontro di critica e pubblico. I concerti si susseguono a ritmo incalzante. Nel 1994 le major si accorgono del gruppo e, agli inizi di marzo, i Massimo Volume vengo messi sotto contratto dalla Wea che licenzierà il loro secondo lavoro “Lungo i bordi”. La produzione artistica viene affidata a Fausto Rossi, da sempre modello per Clementi e soci, di un modo di fare musica fuori dai canoni imposti dal mercato. Ne nasce un rapporto a tratti difficile, ma ispirato al punto da dare vita a una delle pietre miliari del nuovo rock. Il gruppo si libera definitivamente da ogni legame con modelli stranieri. Il disco è potente, dal suono inconfondibile. “Il Primo Dio”, “Meglio di uno specchio”, “Inverno ’85”, “Fuoco Fatuo”, diventano nel giro di poco tempo dei classici. Si accorge di loro anche John Cale, che si propone come produttore di “Da Qui”, il loro terzo lavoro. La direzione del disco viene però affidata a Steve Piccolo (già Lounge Lizard). E’ il 1997. I Massimo Volume passano alla Mescal. Rispetto al precedente lavoro, “Da Qui” risente del progetto portato avanti da Clementi e Sommacal nel periodo intercorso tra i due album: una sorta di laboratorio in cui i nuovi pezzi hanno preso forma attraverso delle performance dal vivo per voce, chitarra e harmonium. E’ così che sono nati: “Qualcosa sulla Vita”, “Atto Definitivo”, “Sotto il Cielo”. La musica si fa scarna, evocativa, mentre le parole tessono brevi storie in cui ricorrono sempre gli stessi personaggi, canzone dopo canzone, creando un vero e proprio mondo poetico, lo stesso che si ritrova in “Gara di Resistenza”, raccolta di racconti scritta da Emidio Clementi per la Gamberetti editrice. Il disco non concede nulla al facile ascolto; è struggente e sarcastico, fatto di silenzi e tensione.
Passano due anni e i Massimo Volume tornano ancora a stupire con un nuovo lavoro che spiazza critica e pubblico: “Club Privé”. Le canzoni si alternano a brani recitati, la ritmica si fa incalzante, fraseggi jazz si insinuano nel tessuto musicale. Un album ricco e struggente, a tratti misterioso, che segna una nuova linea di fuga nel percorso artistico del gruppo. La produzione artistica è affidata a Manuel Agnelli degli Afterhours che riesce a dare una compattezza unica al suono. I testi si staccano dalla forma racconto per creare con poche pennellate un mondo fatto di sensazioni e ricordi che colorano magistralmente l’ultimo capitolo di una storia sempre più affascinante a cui si è aggiunto, a Gennaio, il 1° romanzo di Emidio Clementi “Il Tempo di Prima”, uscito per la casa editrice Derive/Approdi. Il primo singolo estratto, “Privè” , è stato affiancato da un video squisitamente “teatrale”, che pur non rispondendo a tutti i requisiti patinati di un qualsiasi clip, ha avuto una buona rotazione all’interno dei canali musicali – televisivi italiani. La tournèe, partita immediatamente a ridosso dell’uscita del disco è proseguita ininterrottamente, affiancata da un nuovo progetto parallelo che si è “insinuato” nel lavoro live dei Massimo Volume: “Gli agnelli clementi” uno spettacolo di reading, condiviso da Emidio “Mimì” Clementi e da Manuel Agnelli, itinerante per tutta la penisola. Il 15 novembre 2000 è uscito nelle sale cinematografiche “Almost Blue”, opera prima del regista romano Alex Infascelli, tratta dal romanzo omonimo di Carlo Lucarelli (premiato con il David di Donatello e con il Nastro d’argento in qualità di regista esordiente). La colonna sonora del film, pubblicata il 2 febbraio 2001, è stata interamente curata dai Massimo Volume, candidati anch’essi per il “Nastro d’argento” nella categoria O.S.T. del Festival cinematografico di Taormina. Oltre a riproporre alcuni brani presenti nei precedenti lavori discografici (“Fuoco fatuo”, “Pizza Express”, “La città morta”, “Avvertimento” e “Ti sto cercando”…quest’ultima utilizzata sulle scene di apertura del film), i Massimo Volume si sono cimentati in un commento sonoro completamente inedito, dilatato ed evocativo, che si sposa in maniera perfetta con le tinte scure del thriller. Tra le particolarità, una versione strumentale e riletta del classico di Elvis Costello che da il titolo al film. Il 28 settembre 2001, per la Fazi Editore, è stato distribuito nelle librerie “La notte del pratello”, secondo romanzo (nonché terzo libro) scritto da Emidio Clementi. Nel febbraio 2002 arriva una notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere: i Massimo Volume decidono di sciogliersi e d’interrompere il loro comune percorso artistico. Nei mesi / anni a seguire, Vittoria Burattini suona con i Franklin Delano mentre Egle Sommacal incide un disco solista per solo chitarra intitolato “Legno”. Emidio “Mimì” Clementi, crea nel 2004 il progetto El-Muniria, e pubblica grazie alla Homesleep Records il CD “Stanza 218”. Le restanti energie creative vengono veicolata sul fronte letterario; sempre per la Fazi Editore dà alle stampe “L’ultimo Dio”, pubblicato nel 2004, mentre è prevista per Gennaio 2009, questa volta da parte di Rizzoli, la pubblicazione del 5° libro e 4° romanzo: “Premendo Forte”. Dopo sei anni di pausa, nel 2008 i Massimo Volume accettano di tornare a condividere la loro musica. Due grossi eventi siglano questo rientro sui palchi italiani: la partecipazione al Traffic Festival nella serata condivisa con Patty Smith ed Afterhours e la sonorizzazione de “La caduta di casa Usher”, suggestivo progetto realizzato per conto del Museo del Cinema di Torino e messa in scena (sempre a Torino) alle Officine Grandi Riparazioni (OGR). Ora, i ritrovati Massimo Volume sono pronti per riprendere il filo del discorso live interrotto sei anni fa. Dopo un tour nei club e nei festival (sia con il concerto dei Massimo Volume che con la sonorizzazione de “La Caduta di Casa Usher”) che tra il 2008 e il 2009 ha riscosso un grandissimo successo di pubblico e critica e l’innesto del nuovo chitarrista Stefano Pilia, i Massimo Volume sono in procinto di pubblicare un album live (Mescal/EMI) e stanno preparando l’atteso nuovo album previsto per i primi mesi del 2010.
http://www.myspace.com/volumemassimo

Bachi da Pietra
Insetti mutanti che incidono la roccia.
La espellono e inghiottono, in un bozzo sonoro dal quale escono mutati in altro.
Bruno Dorrella: colpi.
Giovanni Succi: trame.
Incidono, sputano, spaccano: lentamente ma sempre, dal 2005.

INTRODUZIONE
I Bachi Da Pietra sono una realtà consolidata, considerata tra le più interessanti e attive del panorama artistico musicale e letterario; il loro approccio musicale e il loro stile compositivo sono divenuti, dal 2005 ad oggi, marchi di fabbrica inconfondibili. Nel tentare di definirne la loro proposta si inciampa continuamente in una serie di paradossi che hanno prodotto nel tempo definizioni bizzarre: blues-medievale, pseudo-elettronica, triphop-acustico. Eppure il loro suono si fonda sui due elementi più comuni della storia del rock ridotti all’osso: chitarra e batteria (o quel che ne resta).

NOTE BIOGRAFICHE
Bruno Dorella (ex Wolfango, attualmente Ronin e OvO) e Giovanni Succi (ex Madrigali Magri) irrompono sommessamente dalla loro miniera sulla scena musicale nel 2005 con l’album “Tornare Nella Terra”, guadagnandosi l’amore incondizionato di molti e una esposizione mediatica considerevole con la sola forza del passaparola. Si evolvono nel 2007 con “Non Io“, diffuso anche oltre confine: una canzone (Casa Di Legno) è inserita nella colonna sonora della serie tv americana Sons Of Anarchy, su Fox. Colpiscono poi nuovamente con “Tarlo terzo” nel 2008, che conquista ulteriore attenzione anche da parte dei media ‘ufficiali’ con alcune interviste e passaggi su Radio Rai. Non solo un album, anche un vino: Tarlo Terzo è una loro selezione di Barbera d’Asti 100% appositamente imbottigliata e disponibile ai concerti. Ora è il momento di un rapido uno-due. Nel maggio del 2010 esce il live “Insect Tracks” (tape recording anni ‘50, testimoniato da un LP in vinile + dvd) e a pochi mesi di distanza ecco il nuovo album in studio, che testimonia un fervore compositivo nel pieno della sua maturità.

QUARZO
Come una serie di ironiche assonanze possono chiaramente suggerire, Quarzo, degno ideale successore di Tarlo Terzo, è il titolo del loro quarto album. Un disco che ti “infilza e sorride“ (come in Pietra Della Gogna) dall’inizio alla fine. Una volontà di apertura verso l’ascoltatore è immediatamente chiara nella proposta semplificata in pillole della propria poetica con la quale i BDP introducono il neofita (Bignami) e lo conducono anche in luoghi molto bui, ma questa volta un po’ per mano. Certo, non prima di averlo massacrato sulla Pietra Della Gogna che apre il cerchio dei 12 brani, per poi liberarlo a Fine Pena dopo circa un giro d’orologio. Quarzo, nome materico come spesso accade nella poetica del duo, allude alla pietra, al tempo e all’elettronica primordiale. E’ un disco che sposta ancor più in là i confini musicali e lirici del progetto. Allarga la visione e la prospettiva, ridiscende nel sottosuolo, da cui geneticamente proviene, ma riaffiora, sporco e polveroso, offrendo quel che trova e cioè novità comunicative non di poco conto. E in fondo, si domanda anche perché lo fa: … / per cosa incide la pietra il verme / verso per verso percorso per niente / … (Bignami)

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