Musica 2011 a che punto siamo

Venti di crisi e previsioni nefaste sul futuro dominano il mondo dell’opinione pubblica. L’economia non attraversa un momento positivo, le certezze vengono a mancare ma la gente difficilmente fa a meno dei concerti, della musica dal vivo e dei grandi eventi d’entertainment. Allo stesso tempo la fruizione della musica stessa diventa sempre più globale e continua ad aumentare a dismisura grazie alle nuove tecnologie e ai social network. A che punto è l’industria musicale? Come vive il music biz una crisi mondiale che attacca ogni settore indiscriminatamente? Ne abbiamo discusso con Roberto Mancinelli, direttore artistico della Sony/ATV Music Publishing: “La musica non viene mai considerata dai massimi sistemi un bene necessario, quando in realtà non è così. La percezione comune la vede come una cosa evitabile o non necessaria ma in realtà e specialmente nei periodi di crisi, l’intrattenimento paradossalmente può rafforzarsi. E’ normale che anche il settore musicale tutto subisca il peso di una crisi globale, è un momento difficile in generale e sostanzialmente c’è anche una crisi culturale in atto ad ampie latitudini; se pensiamo agli anni Settanta, momento in cui un sacco di ideali erano sul terreno pubblico, la musica ne ha tratto beneficio enorme, producendo successi e talenti indiscutibili. Oggi la situazione è ovviamente peggiorata e delicata. Ci sono state delle contrazioni di mercato traumatiche negli ultimi anni, nel settore della musica molto difficilmente si riesce a reggere ai cambiamenti e ad avere la capacità di comprendere come può cambiare il mestiere del discografico di fronte alle trasformazioni delle tecnologie: oggi rispetto agli anni Ottanta e Novanta il modo di farlo è completamente cambiato“.

Tuttavia le possibilità per diffondere la musica ed usufruirne, nonostante il periodo di crisi, oggi sono enormemente aumentate: “Può sembrare un controsenso ma è così, i canali distributivi sono aumentati a dismisura, basti pensare ai canali digitali televisivi, a quelli satellitari e alla rete, che è oramai un mondo parallelo che fa storia a sé, con i social network e i video per tutti in qualsiasi momento. Cambiano le modalità ma i nuovi talenti continuano a diffondersi, anzi rispetto a una volta ci sono molte possibilità per farsi conoscere e in questo senso il lavoro per una major è anche meno complicato che in passato: ora le nuove proposte arrivano come sempre dalle etichette indipendenti e anche attraverso questi nuovi canali, è la musica stessa a chiedere nuovi talenti, a chiedere nuovi volti e proposte, la forza economica e strutturale di una major interviene e rafforza la popolarità di nomi che resterebbero nell’underground o comunque sconosciuti ai più. Certo, nell’era che stiamo vivendo, nell’era del digitale e del social network, è diventato molto più complicato definire il concetto di “successo” e di “famoso”, per molte realtà ad esempio la popolarità di massa potrebbe anche essere dannosa, inoltre i circuiti indipendenti hanno molte più possibilità ora di far emergere qualcuno autonomamente rispetto al passato.

Ma chi ha trovato il successo nel 2011?Come dicevo dipende dalla connotazione che diamo alla parola ‘successo’, per quanto mi riguarda i Beatles oggi continuano ad avere successo, io mi occupo di publishing e i loro titoli sono sempre ultra venduti. Dal punto di vista dell’accezione più comune del termine Beyoncè ha successo, mentre per fare il nome di un artista uscito da un talent show, Mengoni ha sicuramente ottenuto l’affermazione definitiva negli ultimi mesi, ma non mi va di fare una classifica o di fare previsioni, perchè è tutto molto relativo.

A proposito di relatività, quanto può essere relativa una frase come ‘Sanremo 2012 diventa social’?Significa che la votazione sulle giovani proposte avverrà tramite Facebook, questa è un’innovazione clamorosa se pensiamo che Gianni Morandi ha 70 anni e aprire il Festival, un’istituzione vera e propria del nostro costume, a un’innovazione come questa verso il social network più diffuso al momento è indubbiamente un segno importante. Sanremo fa sempre parlare di sé, ho sempre difeso la ‘classicità’ del Festival perché è un appuntamento consolidato come può essere la Notte degli Oscar per il cinema o i Grammy Awards per la musica. Molti ne parlano male, anche quando effettivamente ci partecipano o magari ogni anno cercano in ogni modo di andarci; anche l’edizione 2012 sarà un momento importante a prescindere dalla situazione in cui versa il mercato musicale.

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