Otto anni. Due in più del previsto

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Nella prima versione del business plan che mi portò a definire il periodo massimo di durata della più grande follia della mia vita, il termine era il 31 dicembre 2012. Non erano previste società di persone, web agency e nemmeno pubblicitarie che avessero interesse a comprarsi gli spazi pubblicitari della mia testata. Il fatto che ora a fine aprile 2014, otto anni dopo l’inizio di Outune, sia ancora a scrivere certe minchiate, che vado a rileggermi solo io ogni 365 giorni circa, è un fatto abbastanza complicato da spiegare razionalmente.

Detto questo si è ancora in attività, con una nuova squadra formata da poco, con un piano editoriale rinnovato e una realtà che, in un modo o nell’altro, sta proseguendo nonostante la presenza dello scrivente non sia più di 24/7 e tanto meno vicina alla metà di questa frazione ore/giorni. Come tutto questo sia possibile non riesco tuttora a capirlo. Eppure lo è. Una delle motivazioni plausibili è che al mondo ci sono ancora persone, giovani tra l’altro, che hanno dentro di sè le stesse cose che io e i miei compari abbiamo sempre avuto: passione, entusiasmo, follia e coraggio tra le altre.

Ed è questa probabilmente la cosa più bella che tutto sto bordello mi lascerà per sempre dentro. L’essere riuscito a trovarle. E poter condividere con loro l’amore per la colonna sonora della nostra vita. Svpport Mvsic. Cazzo.

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