Overkill The Electric Age in uscita a fine mese

Gli Overkill pubblicheranno “The Electric Age” su Nuclear Blast il 27 marzo 2012 in tutta Europa. Overkill è sinonimo di thrash metal americano, una band che negli anni è rimasta tra i pochissimi baluardi intramontabili di una scena che ha visto i propri artisti che hanno ottenuto i maggiori successi commerciali, tentare strade più easy listening nel corso di tre decadi molto diverse tra loro. Anche gli Overkill stessi a dirla tutta si sono sbizzarriti negli anni novanta abbracciando composizioni maggiormente groovy e rallentando i ritmi cercando una via per portare il loro sound monolitico e tecnico più alla portata degli occasional listener. Tuttavia dischi  non propriamente apprezzati all’epoca d’uscita come “I Hear Black” o “The Killing Kind” hanno sempre conservato una coerenza di fondo che ha reso i Nostri inattaccabili e ai giorni nostri una vera e propria leggenda vivente, rispettata e apprezzata da chi davvero conosce e mastica determinate sonorità estreme. Negli ultimi anni poi gli Overkill stanno vivendo una vera e propria seconda (o terza oramai, a seconda di come la vogliate leggere) giovinezza, coincisa con “Ironbound“, capolavoro inaspettato e clamoroso uscito due anni fa e che è lecito considerare come il miglior album a firma Blitz/DD Verni dal lontano “Horrorscope” (1991) a oggi.

The Electric Age” ha quindi assegnato il difficilissimo compito di rimanere quanto meno in scia al suo stupendo predecessore, confermando l’ottima salute e l’intatta voglia di distruzione che gli Overkill continuano ad avere benchè arrivati al 32esimo anno di attività. Appare chiara da subito la scelta del gruppo di pulire ulteriormente la produzione, di renderla incisiva e il più nitida possibile. I brani conservano ovviamente il classico trademark thrash dei Nostri ma l’impostazione di “The Electric Age” ricorda maggiormente i momenti più ‘hardcore‘ di “Ironbound”. Certo, ci sono cambi di ritmo come se piovesse ma le linee di chitarra osano meno che sul precedente disco, sfondano gli ampli ma sono controllate, mentre il basso sferragliante di DD Verni è più punk che mai, indisciplinato e attento a farsi sempre sentire il più possibile. Ciò che non è controllato è la velocità, quasi ovunque elevatissima escludendo due momenti groovy e anni novanta come “Black Daze” e in parte “Old Wounds New Scars“, casualmente (o no?) quarta e ottava traccia del lavoro. Il resto è a tavoletta, l’opener “Come And Get It” col suo riff stoppato riporta istantaneamente (pure troppo ma non è un male) alla titletrack di due anni fa, oltretutto senza intro arpeggiate o atmosferiche con partenza in quarta dopo un minuto e dieci di preparazione. Dave Linsk è un chitarrista oramai esperto e garanzia di qualità, sa il fatto proprio e quando vuole metter la parte melodica per far godere lo fa senza pensarci troppe volte: ancora più che in passato i suoi momenti sono ultra godibili e arricchiscono davvero in maniera decisiva l’impatto e gli Overkill mark 2012. “Electric Rattlesnake” la conoscete già, se non è così, sentitevela qua sotto e occhio a non sfondare l’armadio.


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Anche su questo pezzo l’afflato Motorhead-iano è imponente mentre non convince del tutto il break centrale che sembra eccessivamente forzato, contrariamente alle strofe e al ritornello che inchioda a ripetizione. “Wish You Were Dead” ci strazia amorevolmente col dolce suono dell’ugola di Blitz (non potremmo farne a meno d’altronde) per poi viaggiare su un up tempo tamarro e ben costruito. Abbiamo già detto di “Black Daze” (mid tempo con un groove della madonna), “Save Yourself” rialza i giri qualora ci fossimo dimenticati di quanto corre Lipnicki con la doppia cassa. Il pezzo più corto di “The Electric Age” ci mostra anche DD Verni inarrestabile e spietato come negli anni ottanta, uno degli highlights assoluti fino a questo momento. “Drop The Hammer” dura il doppio ma parte allo stesso modo, a manovella per poi cambiare ritmo un po’ di volte e diventare davvero spessa con una parte centrale da applausi a scena aperta (con tanto di armonizzazioni Maideniane) assolo incluso. Altro pezzone senza discussioni. “21st Century Man” è probabilmente l’unica canzone che possa davvero essere considerata un filler e di cui non sentiremmo la mancanza se non ci fosse, nonostante spinga (ma va?). “Old Wounds New Scars” inizia con il pre ritornello di “Green And Black” e si sviluppa in modo piuttosto schizzato, cambiando registri più volte e mettendo insieme troppe cose quasi fossero b-sides di Killing Kind o From The Underground And Below. Secondo passaggio a vuoto, fortunatamente non ce ne saranno altri. Infatti le ultime due “All Over But The Shouting” (ignorantissima e cazzuta, con un incedere molesto e sinistro nel pre-chorus con tanto di ritornello da concerto) e “Good Night” (parte acustica per poi rivelarsi la traccia più veloce di tutte dopo un minuto e venti di arpeggini innocui, quasi avessimo attivata la funzione repeat e fosse ripartita l’opener) chiudono il cerchio di un cd più che buono.
The Electric Age” è un’altra sassata in faccia da parte di una band, gli Overkill, che giunti al sedicesimo disco non hanno alcuna intenzione di calmarsi, mantenendo quell’Attitude che li ha portati fino a oggi tra cambi di line-up, malattie, infarti e sbronze potenzialmente letali per chiunque. Non è “Ironbound” ma è un lavoro solidissimo, che vi darà soddisfazioni dopo qualche ascolto. Uscita da non perdere, ma questo trattandosi degli Overkill, era già qualcosa data per scontato prima ancora di premere ‘Play’.

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