Richard Galliano tour 2012 Morbegno: viaggiando tra i suoni

La grazia e la bellezza della musica di Richard Galliano incantano un Auditorium S.Antonio (Morbegno) pieno come un nuovo in una splendida serata di Quadrato Magico. Il solo del grande maestro francese (spettatori provenienti anche da Emilia e Toscana per questa data unica in Italia), è il clou di una stagione di qualità ed il punto di partenza per uno straordinario viaggio musicale. Colpisce è la varietà incredibile di suoni che Galliano riesce a trarre dalla fisarmonica (accordeon nella sua lingua, declinato al maschile anziché al femminile come facciamo noi), strumento finora associato, prima di lui, alla musica popolare, al liscio da balera. Lui lo eleva alla dignità di un’intera orchestra, con violini, violoncelli e contrabbassi evocati di volta in volta da quelle dita che corrono febbrili sui tasti, dal mantice che si apre e si chiude suggerendo il soffiare del vento, l’incessante moto dell’onda. E, come il pifferaio della fiaba, ci trascina via con sé.

Bastano le prime note di un paio di sue composizioni, “Tango pour Claude” e soprattutto “Fou Rire”, che profumano di bistrot parigino, malinconia primaverile, ragazze sorridenti. Ci porterà poi a spasso per il mondo, fino al Brasile di Ernesto Nazareth (“Odeòn”), questo artista che ha assimilato a dovere la lezione del grande Astor Piazzolla ma vi ha aggiunto di suo, tra cultura “alta” e popolare, in un mix irresistibile. Galliano, un tutt’uno con lo strumento, che pesa dodici chili ed è lo stesso – come precisa – che “mi ha regalato la nonna quando avevo dodici anni” (è come portare con sé per il mondo un’intera vita, dall’adolescenza in poi), si muove tra i virtuosismi di un minuetto di Bach, il celebre incalzare di “Blue Rondo a la Turk” di Dave Brubeck e le canzoni intrise di spleen di Edith Piaf (“Les Forains”, “Hymne a l’amour” e “La Foule”), parla con il pubblico, fa il verso alla sirena di un’auto della polizia che si sente in lontananza. Omaggia, imbracciando non il fido bandoneon (peccato!) ma l’accordita, una sorta di incrocio tra armonica a bocca e fisa, “un grande musicista italiano conosciuto nel mondo” con la melodia inconfondibile di “Caruso”, ed il teatro viene giù di applausi, per lui e per Dalla. E, sempre devoto alla cultura italiana, propone anche un medley di Nino Rota con le struggenti musiche de “La strada”, “Otto e mezzo” e “Il Padrino”. Riserva le meraviglie piazzolliane per il finale, con “Oblivion” e una “Libertango” che parte delicata e leggera per poi esplodere nei suoi mille colori e ci senti tutta la disperazione del popolo argentino schiacciato dalla dittatura, la voglia di libertà come da titolo, di volare via, almeno con la musica.

Ogni esibizione è costellata di applausi, anche durante il pezzo, e si finisce con una vera e propria standing ovation, peraltro inevitabile nei confronti di un musicista che sa abbinare virtuosismo e anima. Il bis richiesto a gran voce, è una composizione di Erik Satie, “Gnossiennes” (originariamente per pianoforte), un nuovo saggio di tecnica e feeling. Un concerto così rimarrà a lungo nella memoria.

Paolo Redaelli

Tutte le foto su www.quadratomagico.net

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