Rock In Idro 2014 Day 2: il report e le foto del 31 maggio 2014

Dopo l’acqua di ieri, il Rock In Idro 2014 è cominciato ufficialmente il 31 maggio. Partiamo subito con una banalità che è anche un puro dato di fatto: questa è stata la vera giornata secondo tradizione Rock In Idro. Sarà colossale il day3, sarà fenomenale il day4, ma è il day2 a mantenere un reale punto di contatto con la relativamente breve storia del Festival targato Hub Music Factory, tipicamente di stampo punk.

La giornata inizia con i Lennon Kelly, la band italiana che si è aggiudicata l’act di apertura e che tra folk e punk scalda i primi accorsi all’Arena Joe Strummer. A seguire Russkaja e Snuff, che fanno quel che devono con mestiere – gran presenza scenica per i primi, ottimo imprinting per i secondi – e lasciano presto il posto agli You Me At Six. Per chi scrive sono la band fuori posto di questo 31 maggio. Pochi giri di parole, non è il loro pubblico quello del Rock In Idro. Perfetti per aprire un concerto dei 30 Seconds to Mars, come accaduto a novembre in quel di Milano, con le ragazzine che in attesa di strapparsi i capelli per Jared Leto si lasciano affascinare da questo frontman dal rimbalzo facile. Ma assolutamente inseriti ad cazzum in un cartellone che vanta cinque nomi di tutt’altra caratura per i cinque slot successivi.

E qui finalmente si comincia a fare sul serio. Il Rock In Fucking Idro è iniziato ufficialmente nel pomeriggio, con l’arrivo sul palco dei Pennywise, la storica band punk che è già stata ospitata da questo Festival in passato. A partire dal 1988 hanno iniziato a scrivere la storia del genere, dettando legge per il movimento punk revival degli anni ‘90, e oggi – 26 anni dopo, nonostante il cartellone sullo sfondo parli ancora della celebrazione di un quarto di secolo – continuano a rompere culi come se nulla fosse. Il pubblico questa volta è quello giusto e l’esibizione è già su un altro livello. Jim Lindberg ha di nuovo saldamente in mano le redini della band, nonostante la parentesi di Zoli Téglás degli Ignite sia tutt’altro che da accantonare. Si tratta di due autentici assi, che si sono alternati alla guida di una grande formazione, e chiunque sia riuscito a vedere Téglás all’opera può agilmente sostenere di aver un pizzico di dispiacere nel non sentire la sua voce sul palco di Bologna. Eppure oh, blasfemie a parte c’è da essere tutti sull’attenti per questo ritorno di Jim, oggi più che mai leader dei Pennywise.
Dopo la grande perfomance degli statunitensi, che per chiarezza ribadiamo essere i nostri headliner morali, il testimone passa ai Millencolin. Altra band protagonista dei Nineties che ha preso parte alla prima edizione del Rock In Idro (ormai materia di leggenda per i punkabbestia doc) e che a nove anni di distanza propongono una seconda grande stangata per il pubblico italiano. Niente da dire, una doppietta di esibizioni di punk rock travolgente e adrenalinico. Ovvero esattamente ciò di cui si sentiva il bisogno per far decollare questa nuova edizione.

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Altro cambio di palco e questa volta l’invasione è quella dei Gogol Bordello. Serve una presentazione? Loro sono essenzialmente FESTA. Sana festa, quella scoordinata e goliardica che trova nell’immagine dell’ucraino Eugene Hütz la perfetta personificazione. La risposta del pubblico è uno spettacolo in sè: coinvolgimento totale, pogo e lo scontatissimo bordello. Il caos regna sovrano sul palco per tutta la durata dell’esibizione, con Hütz che si ritrova ad avere in una mano il microfono e nell’altra una bottiglia. E usare la bottiglia come microfono e il microfono come bottiglia è uno script già scritto ma esilarante.
Tanti strumenti, una mistura di generi di difficile discernimento, la giusta dose di bizzarria e puro intrattenimento da cabaret di bassa lega, tutto in un unico eccezionale pacchetto. La conferma è sempre quella eh: difficile ascoltare un disco dei Gogol Bordello senza perdere lucidità, ma è altrettanto difficile non lasciarsi travolgere dai loro euforici live. E al Rock In Idro, cosa si potrebbe desiderare di più?

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In realtà la risposta a questa domanda esiste, e rende tutto meno retorico: ci sono gli Ska-P. E per chiunque avesse dubbi sulla scelta della band spagnola per regnare nel day2, deve prendere la batosta e tornare a casa con la coda tra le gambe. Gli Ska-P hanno spaccato tutto, questo 31 maggio. Il pubblico è tutto per loro, l’ora e mezza di show è da paura. Una marcia in più su tutti, ma anche due. Per cui pogo, concitatissimo pogo e una festa che dopo i Gogol Bordello trova insperati nuovi picchi.
Ciò che invece dispiace è il piccolo ruolo riservato agli storici The Pogues, che non arrivano neanche ad un’ora di concerto – ed è pure giustificato dato che “forma smagliante” non compare nel loro attuale biglietto da visita – e in alcuni frangenti si perdono in un calderone di suoni pasticciati. Inevitabile un lieve effetto estintore dopo le fiamme degli Ska-P, ma il concerto mantiene una sua dignità e, nonostante qualche fischio finale per la breve durata, regala l’ultima piccola perla di una giornata oltre ogni aspettativa.

Proviamo a immaginare cosa ci aspetta per il day 3? Le previsioni danno hard rock e metal a catinelle. Basta essere pronti!

Fotografie a cura di Alessandro Bosio.

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