Rototom in Spagna, per l’Italia 7 milioni andati in fumo

Foto Ranieri Furlan Rototom Sunsplash © 2011

La stagione dei festival sta volgendo al termine, con settembre che, a parte qualche ultimo scampolo di evento outdoor, si accinge a prepararci a un nuovo periodo di concerti al chiuso. Fa eccezione il Rototom Sunsplash, festival reggae più grande d’Europa, che fino al 27 agosto andrà avanti a diffondere vibrazioni positive per la cittadina spagnola di Benicassim, già sede dell’omonimo e amatissimo evento musicale.

Come è noto, fino a due anni fa il Rototom animava con note in levare, dreadlock e nuvole di fumo il Parco del Rivellino a Osoppo, in provincia di Udine. Già, le nuvole di fumo: è stata proprio l’accusa di induzione al consumo di sostanze stupefacenti rivolta agli organizzatori, a costringere il festival a emigrare in terra spagnola. Un interessante articolo pubblicato su Linkiesta.it arriva a stimare quanto ci sia costato in termini economici questo regalo agli spagnoli: quasi sette milioni di euro, visto che si tratta di un evento da duecentomila spettatori a edizione.  A questo vanno aggiunti i posti di lavoro vacanti e i mancati introiti per i negozianti e gli albergatori che beneficiavano dell’annuale, pacifica invasione dei frequentatori del Rototom.

Certo, al Rototom di fumo (perché di questo si parla, non di cocaina o eroina) ne circolava. Del resto, nel loro abbracciare la musica reggae e la cultura rastafariana, gli organizzatori del festival si sono da sempre fatti portatori di istanze antiproibizioniste nei confronti della marijuana, pur senza mai approvarne lo spaccio. Anzi, ricordando che il proibizionismo stesso è il miglior amico del narcotraffico. Allo stesso modo, di fumo e di tante altre sostanze stupefacenti ne girano in tutti i festival, tutti i concerti e, ancor di più, tutte le discoteche della Penisola. Se si tratta di un problema, è un problema di carattere sociale e culturale di ampio livello, quindi. Il punto, insomma, è che i frequentatori del festival non fumano in quanto vanno al Rototom, che si limita a essere solo un’occasione come un’altra, ma fumerebbero in ogni caso e fumeranno anche adesso che il Sunsplash non c’è più.

Senza stare a fare le pulci ai calcoli de Linkiesta, l’aspetto pecuniario sottolineato nell’articolo risulta quindi interessante. È ovvio che i soldi non possano e non debbano giustificare comportamenti devianti, ma c’è da chiedersi se, in una sorta di ansia punitiva, i fautori delle decisioni che hanno messo al bando il festival non abbiano così tolto al nostro territorio una risorsa che non è solo culturale (il Rototom si è da sempre distinto nel veicolare messaggi di pace e fratellanza), ma anche economica. Il che, per chiudere con una frase fatta, in questi tempi di crisi equivale a un vero e proprio autogol.

Marco Agustoni

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