Sanremo 2012 quarta serata finalisti senza sorprese

Dopo i picchi raggiunti nella giornata dell’altro ieri, quella dedicata ai duetti internazionali, la quarta serata di Sanremo 2012 vede calare nettamente la qualità e tornare la rassegna canzonettistica italiana ai consueti livelli di quest’anno. Molto modesti. La partenza sembrerebbe promettere bene: la coreografia di Daniel Ezralow interpretata da Simona Atzori sulle note del violino elettrico di David Garrett, il quale reinterpreta “Smells Like Teen Spirits” dei Nirvana, non è affatto male; e, incredibilmente, la versione neoclassica di una pietra miliare della storia del rock riesce persino a non essere troppo kitsch. Sì, Garrett è davvero bravo. Poi inizia ad elencarsi la nuova serie di duetti (questa volta i 12 big rimasti interpretano le canzoni con cui si trovano in gara insieme ad un ospite rigorosamente italiano) e, nonostante i continui apprezzamenti di Morandi verso le canzoni presentate in questa 62esima edizione del Festival, è impossibile non notare che nessuna di esse ha le carte in regola per poter essere davvero ricordata nel tempo. Tanto che il jingle costruito sulle note de “La Moldava” di Smetana ed utilizzato per introdurre la valletta ceca (che scelta originale, eh?) Ivanka Mrazova sarà, probabilmente, il motivo che più si ricorderà una volta chiusa la puntata.


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Puntata che ha visto gli ultimi due big eliminati prima della finale, ossia Chiara Civello e Matia Bazar. Esclusioni, a dire il vero, piuttosto prevedibili. La canzone di questi ultimi, presentata in duetto assieme a Platinette (parentesi doverosa: rispetto per quest’ultimo, che ha risposto alla raffinatissima comicità dei Soliti Idioti mettendoci la sua vera faccia, quella di Maurizio Coruzzi), era probabilmente quella più anonima e scontata, sia nella musica sia soprattutto nel testo. Quanto alla Civello, pur brava, è stata penalizzata da un pezzo anch’esso piuttosto anonimo e, in particolare, da due duetti sbagliati; il primo, catastrofico, con Shaggy, che avrebbe affossato anche Billie Holiday, e quello di ieri con una emozionatissima Francesca Michielin, troppo per dimostrare tutte le sue doti.


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Riguardo agli altri dieci artisti che accederanno alla finale di stasera, si segnalano soprattutto Eugenio Finardi, la cui “E tu lo chiami Dio” è stata persino migliorata dal duetto con Peppe Servillo degli Avion Travel; seppure a livello musicale non sia freschissima, il testo è probabilmente il migliore che Sanremo possa vantare quest’anno, assieme a quello di Samuele Bersani, “Un Pallone“, che il cantautore romagnolo ha condiviso con Paolo Rossi: bravi entrambi. Certo, la voce di Rossi era difficilmente udibile, ma il brano era sufficientemente enfatizzato dal suo gesto. Buone anche le prove di Nina Zilli assieme a Giuliano Palma (certo con la tromba di Fabrizio Bosso tutto riesce più facile) e di Arisa con Mauro Ermanno Giovanardi (in questo caso il violino di Mauro Pagani sta alla tromba di Bosso). Continua a stupire la coppia Bertè – D’Alessio, che con Fargetta alla console e un nutrito corpo di ballo rendono ancora più tamarro il loro pezzo, che però funziona ancora meglio in questa veste; vero che le aspettative erano rasoterra, ma “Respirare” è quasi gradevole. Convince meno il resto: Renga continua ad avere una bella voce ma “La tua bellezza” è davvero bruttina e il coro Scala & Kolacny Brothers sembra avergli trasmesso un rigore quasi funereo, mentre Emma Marrone canta con la consueta grinta assieme ad Alessandra Amoroso, ma la patriottica “Non è l’inferno” è davvero intrisa di retorica di livello bassino in ogni sua fibra (ma potrebbe persino vincere); Dolcenera è artefice di uno dei duetti meno riusciti della serata, con un Gazzè quasi intimidito (e non se ne vede il motivo) che canta sin troppo flebilmente, al contrario Noemi mostra di aver maturato una buona intesa con Gaetano Curreri, ma la canzone è, tanto per cambiare, parecchio anonima. Chiudiamo con “Nanì”, cantata da Pierdavide Carone in coppia con Gianluca Grignani mentre Lucio Dalla dirige il tutto: il brano continua a non convincerci, ma le sue volute melodiche potrebbero avere successo.


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Se la gara fra i big non ha riservato grosse sorprese, a vincere fra i giovani è stato invece Alessandro Casillo, quindicenne ed emozionatissimo, tanto che a fine brano è scoppiato in lacrime. Lui è anche bravo come cantante, peccato abbia interpretato uno dei brani più stucchevoli e insignificanti di sempre. Tutti e tre gli altri concorrenti, Iohosemprevoglia, Erica Mou e soprattutto Marco Guazzone, avevano appena dimostrato di poter contare su canzoni lievemente meno scontate e, cosa che ancor più conta nel contesto, di aver già un talento più maturo. Casillo era già primo grazie al voto misto del televoto e dell’Orchestra di Sanremo, ma quello che l’ha spinto definitivamente verso il trionfo è stato il golden share degli utenti di facebook. Se questo è il futuro che ci attende, i Maya ci hanno azzeccato in pieno.


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Lo show di contorno alla gara vera e propria, al contrario della serata con Celentano, questa volta è stato davvero di contorno. E purtroppo è stato anche molto mesto. L’intervista di Gianni Morandi a Sabrina Ferilli ha toccato abissi sconosciuti ai più, tanto che quella della terza serata con Federica Pellegrini, al confronto, nella memoria è apparsa spumeggiante e di raro fascino. Il punto più basso lo si è toccato quando l’attrice ha sciorinato una serie di banalità culminate nell’affermazione “gli italiani hanno gli artisti migliori in ogni campo” (beh, se n’è avuta una prova durante i duetti internazionali: evidentemente Patti Smith, Brian May e Jose Feliciano hanno cambiato passaporto), aggiungendo che odia chi sottovaluta le nostre eccellenze e non le supporta; due minuti dopo, però, ha ammesso di aver fatto il calendario con quattro fotografi stranieri…meglio sentirla cantare “Roma nun fa la stupida stasera“, ed è tutto dire. L’ospite comico, Alessandro Siani, ha dimostrato di essere simpatico e pure bravo, ma il monologo era proprio brutto e nazionalpopolare nell’accezione peggiore del termine. In quanto al resto, agghiacciante la comparsata di Bobo Vieri, Marco Delvecchio e Anna Tatangelo con il cast di “Ballando sotto le stelle“, semplicemente inutile l’esibizione degli One Direction, una boy band come un’altra. Rocco Papaleo si dimostra comico di un certo valore, chi gli scrive i testi un po’ meno, mentre Morandi come spalla cerca di far quel che può, ma si vede chiaramente che non è il suo mestiere. Nella conduzione del programma nella sua interezza, invece, continua ad essere una sicurezza; ripete il regolamento fino allo sfinimento, incespica con l’inglese in maniera incredibile, ma si percepisce che sta dando veramente tutto e che non mollerà di un millimetro fino all’ultimo secondo della finale. Rispetto. La Mrazova continua a far la bella statuina (molto, molto bella, ma anche molto statuina), e alla fine manco è colpa sua; probabilmente ha dovuto imparare l’italiano con una full immersion di una settimana. Sua, però, la battuta più bella di tutte e cinque le ore di spettacolo, quando le è stato chiesto un commento su Siani: “Molto divertente, ma io non ho capito niente“. Mito assoluto.


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Sanremo 2012 non è ancora finito, ma le canzoni in gara sono state presentate in tutte le salse e già si possono trarre le prime conclusioni. Che purtroppo non sono positive, se si paragona quest’edizione alla scorsa. Polemiche celentaniane a parte, a livello strettamente musicale, ed esclusi i noti duetti esteri, il livello è davvero di una povertà imbarazzante. L’anno scorso avevano vinto Vecchioni fra i big e Raphael Gualazzi fra i giovani; quest’ultima categoria fa ora segnare un vincitore di parecchie spanne inferiore all’autore di “Follia d’amore“, mentre la gara principale non presenta nessuna composizione al livello di “Chiamami ancora amore” (che pure non è affatto il capolavoro spacciato da alcuni né il miglior pezzo di Roberto, sentire “Luci a San Siro” per sincerarsene); alcune ci vanno forse vicino, ma quasi tutte oscillano in un range fra il discreto e l’assolutamente dimenticabile. Probabilmente quello che si ricorderà del Festival in corso saranno le polemiche scaturite dalla partecipazione di Adriano (che forse tornerà stasera, ma pare silenziato); noi non entriamo nel merito, perché a rinfocolarle ci penseranno già tutti gli altri, ma ancora una volta Sanremo conferma la caratteristica che lo contraddistingue da più di trent’anni a questa parte: quella di essere un evento mediatico, uber popolare (ancora una volta gli ascolti sono enormi), mondano, fucina di gossip etc. etc. Ma la musica non è più il centro di tutto, anzi bastano una farfallina tatuata e un paio di slip fantasma a farla passare in secondo piano. Lontanissimi sono ormai di tempi di “Nel blu dipinto di blu“, tanto che sembra non siano mai esistiti.

Stefano Masnaghetti

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