Sanremo 2014 Il resoconto della prima serata

sanremo 2014 prima serata

Sono le due di notte, ma durante il festival di Sanremo non esistono le ore. Non esiste la sintassi, o la grammatica, esiste solo il sonno, ma non si può mica crollare. Lo spettacolo deve continuare, e calcolando che è appena iniziato, è meglio farsene subito una ragione: fino a lunedì non si dorme. Si parla, si commenta, si scrive, si twitta, si ascolta. Noi faremo tutto questo nei prossimi giorni, e lo abbiamo già fatto stasera.

La prima puntata di questo Sanremo 2014 è stata fondamentalmente orribile. E io non sono una che spara a zero, soprattutto sul festival, anzi. Me lo sono visto visto alla fine, anche se dopo mezz’ora volevo già stendermi sul divano e sognare un mondo migliore in cui io presento Sanremo e Giusy Ferreri torna a lavorare al supermercato.

Ho perso quella che probabilmente è stata una delle poche parti interessanti, il pre. Mentre ero sul bus che ovviamente era in ritardo e che quindi mi ha fatto arrivare davanti al televisore alle 21.15, pare che un Pif in grande spolvero abbia fatto ridere e pensare, il che non è una grande novità, visto che ci ha abituati tutti molto bene in passato. Mentre Grillo era fuori dall’Ariston a fare il suo discutibile show con il microfono di rtl 102.5 in mano – e poi nell’Ariston ci è entrato, però la Rai fa schifo ma 200 euro di biglietto chissà chi gliel’ha pagato – il festival è andato avanti con un siparietto che non sta a me giudicare, fatto sta che Fazio legge una lettera con l’enfasi che ho io quando leggo le dichiarazioni di Umberto Bossi. Anche perché ero ancora in macchina.

FINALMENTE il festival vero inizia, penso, e invece delle ballerine vestite da macaron pelosi accompagnano l’ingresso di una Littizzetto mal vestita, con i fiori nel reggiseno a balcone – non a balconcino – e sempre uguale. Le stesse battute, le stesse brutte scarpe, gli stessi neanche troppo velati riferimenti sessuali.

Arriva il momento della musica e io quasi rimpiango i macaron. Da Arisa ti aspetti che il suo ex le abbia di nuovo fatto venire voglia di dirci che un cuore spezzato alla fine fa bene, insomma magari le batoste amorose mi avessero fatta diventare figa come lei e mi avessero fatto scrivere un disco come “Amami”, invece io i suoi due pezzi nemmeno me li ricordo. Anonimi, scontati, con quella voce Arisa potrebbe cantare qualunque cosa, e ce lo dimostrò ai tempi di Very Victoria, ce ne vuole per non farmela piacere, eppure sono riusciti nella titanica impresa.

Io non voglio sparare sulla croce rossa, a Fazio voglio bene e credo che nel suo lavoro sia molto bravo, credo che il suo ruolo in Che Tempo Che Fa sia riuscitissimo, ma Sanremo non è Che Tempo Che Fa, e gli errori commessi lo scorso anno sono ancora tutti lì. Lento, noioso, se fossi stata a casa da sola non sarei riuscita a superare indenne la serata. Se lo lasci da solo su un palco sembra che ci sia capitato per caso, un bambino che si perde alla National Gallery, allora gli metti vicino la sua amata Lucianina che però ha i testi scritti dal mio vicino di casa che di mestiere fa il ferramenta, quindi io so già la battuta che andrà a fare, tanto è semplice. Allora gli metti vicino la Casta che almeno è bona, e lui che fa? Si mette un lupetto di lana da “esistenzialista francese” che invece, come tutti hanno detto, lo fa sembrare Steve Jobs, e passa quaranta minuti a cantare (perché?) e a far cantare Laetitia (perché?), e io rimpiango i tempi di Pamela Prati al Bagaglino.

Di Frankie Hi-NRG ho un ricordo bellissimo, “Quelli Che Benpensano” è uno dei miei brani preferiti in assoluto e non credo che mai nessuno riuscirà a fare di meglio, in quel genere. Forse è proprio questo amore che mi acceca e che mi illude sul momento, peccato che invece ora ricordi solo il peeedaaaalaaaa del ritornello del brano che è passato. E volevo di più.

Lo vogliamo dire, a questo punto, che far portare agli artisti due canzoni NON HA ALCUN SENSO, se tanto una viene eliminata in un secondo e le radio non la passeranno, giustamente, ma nemmeno se l’artista si incatena fuori dalla sede? A Milano direbbero che è un inutile sbatty, e io al momento non trovo parole più giuste.

L’unica scelta giusta è, a mio avviso, quella di mettere sul palco insieme a Fazio la Raffaella Carrà Nazionale, che sculetta come se avesse vent’anni e porta gli abiti succinti meglio di Lady Gaga. Poi certo, nel 2014 ancora pensiamo che faccia ridere far entrare la Littizzetto con la parrucca bionda a caschetto, ma quello è perché gli autori vivono in un mondo fatato di unicorni rosa e credono che dato che Sanremo è Sanremo allora valga tutto. Io vorrei vederli, lì, mentre si sfregano le mani pensando “EUREKA! Che ideona!” per poi piangere disperati appena aprono Twitter, il luogo dove ogni commento è come una coltellata.

Di Antonella Ruggiero ammiro il suo essere sempre uguale, che però non è detto che sia un pregio. Infatti “l’oro l’argento le sale da The” sono ancora attualissime, così come l’abbigliamento da “voglio nascondere ma in realtà sto mostrando ancora di più”. Gran voce, ma basta.

La mia curiosità più grande è quella di vedere se davvero Raphael Gualazzi e The Bloody Beetroots siano riusciti a fondere i loro due generi musicali che in comune non hanno nemmeno una lettera dell’alfabeto, dubstep e jazz. Nel primo brano non lo fanno, Sir Bob suona il basso e non è proprio ciò che ci aspettiamo da lui. Nel secondo lo fanno leggermente di più, per me è sempre troppo poco rispetto a quello che mi aspettavo, ma ci può stare, forse perché tutto il resto è talmente mediocre che anche io con l’ukulele accompagnata da mio nonno alla tastiera prenderei il disco d’oro. Quindi ciò che va avanti mi sta bene, e lo annovero tra i momenti più interessanti della serata.

Ah, dimenticavo: la scenografia è bellissima, è moderna e particolare, peccato che tutto il resto sia così 1988 se non prima.

Cristiano De André ha questo cognome che ti rende davvero difficile fare il tuo lavoro come vorresti, eppure basta chiamarlo solo “Cristiano” per riuscire a parlare con sincerità. Chiudendo gli occhi un brivido ti percorre la schiena perché la voce è la stessa identica di Faber, ma di Faber manca tutto il resto. Non si può giudicare buono il suo lavoro solo perché se lo fai sei un bravo intellettualoide radical chic, non si capisce nemmeno una sola parola di quello che dice. E scusate, ma io non ci sto.

I Perturbazione invece sono bravissimi. Io sfido chiunque a dire il contrario. E se non li conoscevate prima di vederli salire sul palco allora avete un problema. Dai cosiddetti outsider mi aspettavo qualcosa di meno interessante, ma semplicemente perché, quando sai che vai in un posto dove tanto sarai apprezzato solo da un ristretto numero di persone, nemmeno ti va di metterti in tiro. Invece hanno dimostrato che essere i Perturbazione a Sanremo si può fare, si possono conciliare i due mondi facendo sì che non risultino più nemmeno così lontani. Il pezzo che mi piace di più passa il turno, e io ci scommetto che arriveranno in alto nella classifica finale, e outsider a chi?

Mettere Cat Stevens dopo i Perturbazione è una mossa furba, per mezz’ora ci sembra di essere da un’altra parte. La classe passa il testimone alla super classe, e con father&son siamo tutti più giovani e più felici.

Ci pensa però Giusy Ferreri a ricordarci che siamo alla fiera della finocchiona, e io che speravo di scamparla, e invece le hanno fatto buttare giù tre flaconi di propoli e l’hanno lanciata sul palco con delle scarpe da stripper e il taglio di capelli di Skrillex, quello che ormai è out anche su Ellie Goulding, figuriamoci su una neomelodica travestita da rocker. Casalino toppa alla grande, anche stavolta non ricordo niente, non so che brano passi, e nemmeno mi interessa. E non è colpa della voce bassa.

Insomma, se non lo avessi visto con i miei divertentissimi amici e non mi fossi aiutata con dell’ottimo prosecco, avrei staccato dopo le prime due esibizioni, e avrei addirittura rinunciato alla twitcronaca. Dottore, è molto grave?

A domani, forse meglio di oggi.

Condividi.