Sziget Festival 2014, i dieci migliori show

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Quest’anno il cartellone del Sziget Festival ha portato sull’isola di Obuda a Budapest un cast stellare, in grado di far godere praticamente tutti i 415.000 presenti. Stilando una pretenziosa top 10 abbiamo dovuto escludere alcuni strepitosi act che meritano ugualmente una menzione d’onore, tra cui lo smorfiosetto Jake Bugg, autore di una performance di tutto rispetto, e i divertentissimi Kooks, che nonostante le strane movenze di Luke Pritchard – uno sfigatissimo mix tra Mick Jagger e “i Bulgari” di Aldo Giovanni e Giacomo – hanno fatto saltare e cantare l’intero pubblico. Nota di merito anche ai grandi Manic Street Preachers, purtroppo poco capiti dal pubblico di statue di cera che li ha accolti: shame on you!
E poi Caparezza. Il nostro buon vecchio Capa, che fa classifica a parte. Perché nel fantastico Europe Stage, di fronte al Puglia Village, in prossimità dell’Alternativa Camping, ha fatto sentire la presenza italiana a Budapest. Tolto quel meraviglioso capellone genialoide, ecco la nostra lista dei 10 migliori show di questa eccezionale edizione 2014 del Sziget Festival.

Coverstory di Mathias Marchioni.

1) Skrillex

Questo giudizio arriva da un convertito, perciò dovrebbe valere ancora di più. La verità è che il dj set di Skrillex è stato un autentico terremoto che ha colpito l’isola di Obuda per un’ora e mezza.

2) Korn

Il Sziget è forse il festival più eterogeneo d’Europa, con una lineup che ogni anno ha la pretesa di accontentare davvero tutti. E i Korn in quest’edizione avevano l’arduo compito di saziare la fame dei più brutti e cattivi. Risultato: concerto stratosferico, John Davis in beast mode, tette al vento, headbanging a perdita d’occhio e il miglior pogo del festival.

3) Queens of the Stone Age

Qui in Italia un Josh Homme sorridente l’abbiamo visto solo nei nostri sogni più sfrenatamente libidinosi. Al Sziget invece il frontman non solo ha dispensato moine, ma sembrava persino divertito e compiaciuto. Aggiungiamo una performance qualitativamente ineccepibile dei QotSA ed un pubblico caldo e coinvolto, e abbiamo uno dei migliori live della kermesse.

4) Triggerfinger

Per chi ancora non avesse avuto il piacere di scoprirli, sono stati senza dubbio la sorpresa numero uno della settimana. Una band gigantesca, tre musicisti da leccarsi i baffi e una presenza scenica da spiegarla a tutti questi act di primo pelo che pensano sia sufficiente una grancassa a centro palco per far colpo su qualcuno che non sia una ragazzetta in tempesta ormonale.

5) Placebo

Tanto tanto tanto cuore per Brian Molko e soci, che regalano un’esibizione superlativa alla folla. L’assenza di alcuni grandi pezzi come “Twenty Years” e “Pure Morning” fa mancare la perfezione di un soffio, ma per il resto si sta parlando di uno dei migliori show della recente storia dei Placebo e del Sziget stesso.

6) The Bloody Beetroots

Pandemonio. Anche se abbiamo deciso di accorpare concerti e dj set (c’è ancora chi non ha capito la distinzione tra sentire qualcuno dal vivo e vedere qualcuno dal vivo), è bene sottolineare che l’esibizione di Sir Bob Cornelius Rifo rientra nella prima categoria. Non tutti sanno infatti che il progetto musicale italiano che sta conquistando il mondo ha ben due assetti con i quali si presenta al pubblico: The Bloody Beetroots Live, con Rifo accompagnato da quattro musicisti, e The Bloody Beetroots Dj Set, con due teste dietro la console. E all’A38 stage dell’Island of Freedom, il palco è stato divorato da The Bloody Beetroots Live. Concerto, non dj set.

7) Calvin Harris

Quattro anni fa il nome di Calvin Harris era in fondo alla lineup stampata nelle magliette del Sziget, uno dei nomi più piccoli, in basso a destra. Quattro edizioni dopo, il nome del dj britannico è uno dei più luminosi del bill, con l’onore del Closing Party. Tolto il fatto che è una bella botta rendersi conto di quanti successi planetari abbia siglato in così pochi anni, c’è da dire che messo da parte il pop, anche l’elettronica pura trova il giusto spazio. Il Dj più pagato del mondo mica per caso. E poi, i fuochi d’artificio vogliamo farceli mancare?

8) Klaxons

Prendete l’A38 stage, riempitelo fino a scoppiare, poi mescolate del sano synth rock con un po’ di indie e fate ballare tutti i presenti come se star fermi fosse illegale. Fatto? Ecco, il concerto dei Klaxons è servito.

9) Stromae

Un delitto non vederlo sul Main Stage (su esplicita preferenza del management dell’artista, che ha preferito un orario serale – più prestigioso – sul palco dell’A38, piuttosto che un posto sul palco principale nel pomeriggio), ma l’artista belga non ha deluso le altissime aspettative. Peccato che troppe migliaia di persone abbiano dovuto mancare l’appuntamento a causa dell’eccessiva affluenza che ha anche messo alla prova la sicurezza e l’organizzazione del festival.

10) Cee Lo Green

In quanti si sarebbero aspettati da questo omone la frase “So cosa volete. Siete pronti per del fottutissimo rock ‘n’ roll”? Nonostante il pubblico sia stato all’altezza solo in prossimità del palco, è innegabile che Cee Lo abbia davvero messo in piedi uno show da autentico numero uno. E poi ha portato tanta patata, non possiamo fare finta di niente.


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