The Divine Comedy in concerto, giovedì 9 dicembre all’Hiroshima Mon Amour (Torino)

THE DIVINE COMEDY in concerto

Giovedì 9 Dicembre 2010
Hiroshima Mon Amour, ore 22.00, ingresso 16 euro

Dopo venti anni dal primo mini album e ben nove album alle spalle, The Divine Comedy presenta il suo ultimo attesissimo lavoro intitolato ‘BANG GOES THE KNIGHTHOOD’, anticipato dal travolgente singolo: ‘At The Indie Disco’. Dodici brani che confermano il talento e lo spessore di un artista a tutto tondo.

Bang Goes The Knighthood è un album di quadretti di vita sociale grotteschi e sofferti, che si alternano con naturalezza a momenti più intensi che accettano riflessione e disincanto. I personaggi delle canzoni sono tratteggiati con lucidità sorprendente e con un lessico essenziale e pungente.

I protagonisti delle sue storie sono ricchi e potenti messi a nudo: osservando con acuto cinismo lo scandalo finanziario e sociale che ha travolto l’Inghilterra, Neil racconta di una generazione di falsi potenti, che non rinuncia all’arroganza, conservando con insana logica ricchezza e privilegi.

Hannon mette insieme finanzieri (“The Complete Banker”) e donne costrette a prostituirsi nel dopoguerra italiano (“Neapolitan Girl”), sono uomini e donne che sfiorano la ricchezza e il potere mentre perdono inconsapevolmente la loro dignità. Melodia da eurofestival, pianoforte saltellante e voce malinconicamente scanzonata per “The Complete Banker”, mentre un solare trash-pop con sottili venature disco anima la brillante “Neapolitan Girl”, nulla di nuovo, ma ogni brano è il giusto tappeto sonoro per le sue storie. Ed ecco che la futilità di “At The Indie Disco” coincide con la pigrizia del protagonista, la leggerezza solare di “Island Life” profuma di mediterraneo e calypso.

La perfezione armonica di “Have You Ever Been in Love” celebra un matrimonio stilistico tra il jazz leggero americano e il proverbiale self-control inglese, “Down In The Street Below” apre l’album con lirismo passionale mentre il testo dipinge scene di vita sociale, ma il trionfo lirico e poetico dell’opera è “When A Man Cries”: accenni barocchi e trame mitteleuropee che omaggiano Brel per raccontar di lacrime: il pianto di un bambino e quello di un uomo incrociano paure ed emozioni, poche parole capaci di evocare una intera vita.

Tutto l’album è un viaggio stilistico apparentemente disomogeneo, che parte dalla sontuosa title track, passa per la frizzante “Assume The Perpendicular” (ancora una canzone sul cricket), fino a giungere all’inevitabile inflessione beatlesiana di “The Lost Art Of Conversation”.

 

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