Threesome band, Tre Allegri Ragazzi Serbi

Da dove arriva la musica più eccitante? Magari, da un angolo imprevisto d’Europa. I Threesome sono tre allegri ragazzi serbi capaci di divertire e far ballare la gente con il loro anfetaminico surf punk. Suoni chitarrosi da Belgrado, con radici antiche (il twang di Duane Eddy, Ian and Dean, The Ventures, Dick Dale) ibridati all’energia del punk e sparati fuori ad una velocità tripla del normale. Due ragazzi (Uroš Milkić, chitarra, Petar Živić , basso) e una ragazza (Jovana Petrović, batteria) che picchiano sugli strumenti come se fosse l’ultima serata della loro vita, una lezione di impressionante di sudore e beat. Visti ed ascoltati in azione al Freakout di Bologna (nuovo locale che ci piace perché  fatto da musicisti per musicisti), in mini-tournée per la Penisola, hanno sfoderato una grinta impressionante, trascinando ben presto il pubblico alla danza. Sul muro scorrono spezzoni di vecchi film anni Sessanta in bianco e nero, gente che twista e si dimena e viene presto imitata. E’ sorprendente come i loro movimenti si adattino alla musica. Più che un pendant, una parte integrante dello show, tanto che Milkić smette di suonare al primo intoppo per riaggiustare il video sul computer, mentre gli altri due proseguono imperterriti. Power surf, dunque, e la potenza è evidente sin dall’attacco del primo brano, quando Uroš e Petar saltano giù dal palco e si mescolano al pubblico che balla. Poi è come se partisse un film, in cui compaiono via via i Clash, i Black Flag, i Pixies, i Ramones, i B 52’s e perfino Johnny Cash (evocato da una ripresa di “Ghost Riders in The Sky” nel bis in cui i chitarristi si scambiano gli strumenti (e l’effetto non cambia), la musica che si mescola alle immagini in un’estate senza fine sulla spiaggia (“First Wave”, “Snow Surf”, “Wahine”, dall’album “Adriatica”, titoli che sanno di mare e sabbia), anche se fuori ci sono due o tre gradi. I Threesome potrebbero essere la colonna sonora ideale di un film di Tarantino (omaggiato in “Surf Rider” da Pulp Fiction)  il bianco e nero op art del logo del Freakout alle loro spalle gli dona proprio. Qui non ci sono sedie, come nel mitico Ufo di Joe Boyd e dunque si viene per ascoltare la musica, proprio come una volta.

Prima di loro i Kaisha Kunin, band di punta nel variegato underground di Bologna. Il loro è un open rock onnivoro e muscoloso, che si nutre delle influenze più disparate: blues, surf, punk, geghegè (!), funk, accenni di tex mex e metal in una miscela insolita. Kaisha Kunin nella cultura giapponese è colui che “aiuta” il samurai nel suicidio rituale tagliandogli la testa per evitargli una lunga agonia e forse l’intento di Marco Sammartino (voce), Jack Calico (chitarra), Giovanni Quinto (batteria) e Daniele Chirigoni (basso) è proprio quello di mozzare di netto il capo ad un panorama musicale sempre più sofferente. Ci riusciranno? E presto per dirlo. Intanto, open rock!

Paolo Redaelli


YouTube

Condividi.