Le temibilissime video interviste di musica, 10 clip del 2008

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Video interviste e musica erano qualche anno fa (cinque per quanto ci riguarda) roba per pochissimi. Oggi le fanno tutti, in qualità spesso alta a livello di immagini e montaggio,  scrausa a livello di contenuti. Di più, le cose davvero divertenti sono le pose o il vestiario degli intervistatori di turno, piuttosto che le domande lette con pacchianissima serietà, a propria volta eccessivamente ostentata durante le clip. Quando iniziai a fare queste cose su Outune era il 2008, non avevo la benché minima idea di come fosse meglio tenere la videocamera (pagata l’ira diddio all’epoca nonostante manco avesse un fottuto ingresso per un microfono della sfiga), piuttosto che come scaricare sul pc i filmati e convertirli per l’upload (ste cose se le smazzava il mio webmaster di allora, nonché amico ancora adesso, Vincenzo). Allo stesso tempo non volevo essere formale come i servizi di Repubblica.it, ne avevo viste alcune su Rockol (che la sapeva lunghissima già allora pure su questo argomento) e volevo farle pure io. Senza un motivo apparente, senza una monetizzazione effettiva sulle stesse che arriverà solo due anni abbondanti dopo gli inizi, senza un obiettivo specifico, volevo farle e basta. Perché? Come perché dai, sia perché non avevo un cazzo da fare, sia perché volevo spaccare il culo e farmi seguire dagli altri che avevano le webze sulla musica e via dicendo.

Fu così che iniziammo a popolare il nostro canale su Dailymotion (qui c’è l’elenco in ordine cronologico, poi ci spostammo su Youtube e dal 2011 arrivammo anche su MUZU). Già Dailymotion. Avendolo ritrovato ancora vivo e vegeto quasi a fine 2013 mi son fatto delle belle ghigne ripensando che, all’epoca, sembrava che potesse addirittura insidiare YouTube, aveva formati e modalità di caricamento migliori e bla bla bla. Tutte palle ovviamente visto soprattutto come devastava i formati ad upload completati, e uno degli innumerevoli buchi nell’acqua che iniziammo a collezionare senza sosta da lì in poi.

Questo comunque non vuol essere un racconto sfiga, ma un semplice tributo a diverse porcherie che combinammo solo cinque anni fa, proponendo anche 10 bellissimi video che, qualità da film porno tedesco anni ottanta per alcuni a parte, rappresentarono l’inizio di un periodo in cui ci sentivamo davvero dei fighi della madonna (senza motivo ovviamente). Ecco quindi una rapida carrellata in chiave ironica e sarcastica: che nessuno per carità se ne abbia a male, nè artisti, nè interpreti o intervistatori, questo è solo un modo per guardarsi indietro, dire “madò chemmerda” e farsi due risate.

MAX PEZZALI – Dopo un aborto di clip fatta coi Cinema Bizarre (chiii direte voi? Cloni dei Tokio Hotel spariti dopo un disco tipo) e un altro tizio a caso, la prima idea di video intervista fu questa, fatta da una bellissima collaboratrice (ci manchi tanto Vale, tanto!) che ci ha ben presto sfanculato per andarsene a vivere all’estero. Grande Max, riprendemmo più la vetrata della Warner controluce che altro, ma fu una bella chiacchierata

MARCO CARTA – All’epoca totalizzò tipo 10mila visite in tre giorni (numeri pazzeschi per quel tempo, ma da allora non la guardò più nessuno a giudicare dalle stats attuali su Dailymotion della sfiga), ci portò una vagonata di insulti per aver intervistato un eretico uscito da Amici (all’epoca i talent stavano già pianificando la dominazione su Sanremo e chart), ma la fece un’altra bella collaboratrice del tempo. Almeno a donne all’epoca andavamo alla grande, come qualità dell’immagine meglio lasciar perdere…

MYLES KENNEDY – Quando all’epoca se li cagavano in pochi, il sottoscritto rompeva le palle a nastro a chiunque con gli Alter Bridge, sicuro che fossero quella band della vita che sono oggi per moltissimi. In un cesso in provincia di Piacenza, con il soundcheck di sottofondo, intervistai Myles con maglietta Eldritch (band della madonna) e stirata nei capelli che manco al mio matrimonio. Ero in palese adorazione di quest’uomo meraviglioso, anche quando distrussi (a inizio clip) con un calcio una specie di telefono a muro che disturbava. Organizzammo anche contest e un fracco di altre cose più avanti sempre nel 2008, grazie a una falange Napoletana (Serena, Anna e anche Monica se ben ricordo i nomi, anche se oggi son sparite il merito allora fu principalmente loro e del grande Claudione di UM) che ci aiutò un sacco.

BLACK TIDE – Una delle mie interviste peggiori a una delle band peggiori di sempre. Loro non avevano voglia e mi presero per il culo tutto il tempo, giustamente anche, visto che gli dissi pure “benvenuti ai bullet for my valentine” (e mi ero a malapena segnato l’orario dell’incontro senza sapere chi fossero poi sti qui), ma il filmato venne editato a dovere. Eravamo a Bologna al Gods con 54 gradi ma questo non giustificò la mia pessima figura. Resta il fatto che da allora dopo un secondo disco che comprarono in 34 negli States, di loro non si hanno più loro notizie, quindi questa, benché oscena, è una rarità…

ERIC ADAMS – Dalle stalle alle stelle. Un amico di Luca (Garrò, colonna di Outune e, per chi vivesse sulla luna, uno dei migliori “nuovi” scribacchini fighi di musica del nuovo millennio in circolazione) nonchè dei Manowar, ci inviò a sorpresa questo filmato assurdo. Un video saluto che rese qualsiasi video saluto successivo a questo su qualsiasi altra piattaforma, webza o testata assolutamente superfluo. Un idolo incontrastato.

METALLICA – Un altro colpo gobbissimo. All’epoca facevamo numeri ridicoli come visite ma non si sa come arrivavamo quasi dappertutto. Filmata malissimo e montata come meglio non si poteva durante la notte al camping retrostante l’Arena Parco Nord di Bologna, fu un accadimento che ci fece godere di bestia. Il tutto grazie a quel Signore di Andrea C. (anche se vorrei non metto il cognome per questioni di privacy), all’epoca in Universal e santo protettore mio verso diversi promoter.

MICHELE LUPPI – C’è già un approccio migliore, con un cameraman (che balla, io ovviamente), un intervistatore e un’artista. Serietà eccessiva specie se confrontata con l’abbigliamento (era estate e c’erano 76 gradi, già buono non fossimo in piscina) e durata esagerata (tre parti! Minchia!), ma all’epoca per l’underground metaulsz nazionale si trattava effettivamente di una primizia.

ANDERS FRIDEN – L’apoteosi di cosa non fare davanti a una telecamera, tipo tirarsi i peli della barba, parlare a voce bassissima costringendo chi monta il video a boostare l’audio a nastro, fare l’interviste dentro l’Alcatraz in generale vista la splendida luce da camera mortuaria e via dicendo. Questo tuttavia è uno dei primissimi raw footage senza tagli, non si volevano nascondere le strafalcionate in inglese piuttosto che le imperfezioni (e tanto meno la vitalità del frontman degli In Flames poche ore prima dell’ennesimo concerto uguale a sè stesso dal 2002 a questa parte della sua band): molto amatoriale ma anche molto onesta come scelta (“Ciao ragazzi di Outune“…chissà poi cosa cacchio volesse dire sta frase…)

BUGO – Una delle cose più inascoltabili sulla rete. Magari i concetti espressi da Bugo e dal Freddi (che non si vede ma vi assicuro fa le domande) sono pure interessanti, ma l’essere nel guardaroba dell’Alcatraz con un evento in corso dall’altra parte non aiuta certo la diffusione del sapere. Una video talmente assurda che fa il giro e diventa bellissima.

ALTER BRIDGE LIVE – Un altro epic fail clamoroso nostro. Il video è lo state of the art che una webza musicale (non ancora testata giornalistica per la legge, lo diventeremo a inizio 2009) potesse mettere in piedi come unofficial live bootleg. Due videocamere e un lavoro di editing clamoroso per il terzo concerto di sempre (secondo quell’anno) degli Alter Bridge in Italia. Filmammo quasi un’ora di set, ma dimenticandoci da niubbi idioti che sotto il palco i bassi avrebbero facilmente saturato le frequenze delle handycam. L’audio che sentite fu preso dalla soundboard (e impastato alla grande come synch sulle immagini), ma solo per i primi due pezzi. Ci si fece un mazzo sesquipedale, per nulla. O quasi insomma. Resta una figata comunque, nonostante le bestemmie che tirammo quando ci rendemmo conto del danno irreversibile occorso all’audio.

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