Album orchestrale dal vivo per i Nomadi

Riceviamo e pubblichiamo.

Il fuoco del doppio album live "Nomadi & Omnia Symphony Orchestra", in uscita il 12 ottobre anticipato dal singolo "Ci vuole un senso", ha covato sotto la brace della band rock emiliana capitanata da Beppe Carletti per 35 lunghi anni.
"Il nostro classico "Io vagabondo" del 1972 aveva molte parti orchestrali, create da me con il Mellotron, tastiera in voga negli anni 70 – ricorda Beppe Carletti, leader del gruppo, fondato nel 1963 assieme ad Augusto Daolio – e ora finalmente quelle suggestioni sonore si manifestano in tutto il loro reale splendore grazie alla presenza di un'autentica orchestra di 79 musicisti".

 

Il segnale che i tempi erano maturi per un progetto live come "Nomadi & Omnia Symphony Orchestra", che raccoglie 32 capisaldi di una carriera che nel 2008 festeggerà il traguardo dei 45 anni, si è avuto al Festival di Sanremo del 2006: non tanto per il primo posto nella categoria Gruppi con il brano "Dove si va", quanto per l'armoniosa amalgama che si è creata fra il sestetto rock e l'orchestra diretta dal maestro Bruno Santori. Il successo di pubblico e critica riscosso in una manifestazione così poco "nomade" come Sanremo (alla quale, guarda il caso, non  partecipavano da 35 anni) ha convinto Beppe Carletti, da tempo stuzzicato dall'idea di un live con l'orchestra, a organizzare i due concerti del 6 e 7 aprile 2007 al PalaBrescia, durante i quali è stato registrato il doppio album dal vivo che il 12 ottobre uscirà in versione cd e dvd (con una confezione deluxe che unisce cd più dvd).

"Registrare un disco con l'orchestra è un punto d'arrivo per qualsiasi musicista – spiega Carletti – a maggior ragione per chi, come noi, abitualmente non frequenta l'ambiente della musica classica. Sentire i nostri pezzi rock suonati da una grande orchestra è stata un'emozione intensa, perché l'orchestra valorizza canzoni già riconosciute come capolavori assoluti, per esempio quelle firmate da Francesco Guccini, e aggiunge un nuovo spessore artistico che le rende immortali come le versioni originali".

Il doppio album "Nomadi & Omnia Symphony Orchestra" è uno straordinario documento sonoro e visivo che rende il giusto onore a uno dei gruppi fondamentali della scena rock italiana, che in oltre quattro decenni non solo ha superato indenne il mutamento schizofrenico delle mode musicali, ma si è creato un seguito intergenerazionale con giovani estimatori al fianco dei fan storici. Nominato Cavaliere dal Presidente della Repubblica all'inizio del 2005, Beppe Carletti ha un rapporto speciale con il suo pubblico: l'anno scorso ha provato anche la gioia di unire in matrimonio una coppia di fan liguri, celebrando le loro nozze nel municipio di Novellara come ufficiale di stato civile.

L'Omnia Symphony Orchestra diretta dal maestro Bruno Santori ("Ci siamo conosciuti nel '92 e ritrovati a Sanremo nel 2006: fra noi non c'è solo stima, ma anche amicizia e la stessa visione "nomade" della vita") regala nuove suggestioni alle 32 canzoni selezionate fra lo sconfinato repertorio dei Nomadi: "La scelta non è stata semplice, perché abbiamo inciso quasi 300 canzoni: abbiamo privilegiato le composizioni più funzionali al progetto e quelle più rappresentative, quindi ci sono molti brani scritti da Guccini, perché la storia dei Nomadi è legata indissolubilmente a Francesco".

Il manifesto del progetto "Nomadi & Omnia Symphony Orchestra" sono canzoni come "La collina" e "Asia", nelle quali gli archi s'intrecciano armoniosamente con le chitarre elettriche, creando una perfetta fusione fra l'orchestra e il gruppo rock formato da Beppe Carletti (tastiere e pianoforte), Danilo Sacco (voce), Massimo Vecchi (voce e basso), Cico Falzone (chitarra), Daniele Campani (batteria) e Sergio Reggioli (violino e percussioni).

Emozioni altrettanto intense suscitano i suggestivi violini pizzicati di "Auschwitz"; il pianoforte di Beppe Carletti che "dirige" l'intera orchestra in "Confesso"; la straordinaria interpretazione vocale di Danilo Sacco in "L'aviatore" e "Trovare Dio"; i fiati in stile americano di "Sangue al cuore"; l'accorato appello a due voci (Danilo Sacco e Massimo Vecchi) contro la pena di morte di "Una storia da raccontare"; il rock sinfonico di "L'ultima salita" dedicata a Marco Pantani; la grinta rock vocale di Massimo Vecchi intrecciata ai violini in "Amore che prendi amore che dai".

E naturalmente ci sono i capolavori immortali firmati da Francesco Guccini, compreso quel "Dio è morto" che nel '67 venne censurato dalla Rai, ma fu trasmesso da Radio Vaticana, che ne intuì per prima la spiritualità e il messaggio di speranza.
"Per noi è stata una vera fortuna avere Francesco Guccini come autore, perché la forza dei Nomadi è anche l'attualità delle nostre canzoni: nel '66 parlavamo di esplosioni nucleari in "Noi non ci saremo" e i recenti fatti in Giappone dimostrano che il problema non è stato risolto; nel '68 "Canzone per un'amica" ricordava una ragazza scomparsa in un incidente stradale, che oggi è tanto frequente da non essere menzionato nelle cronache se non ci sono almeno dieci morti nella stessa sera. Negli ultimi tre decenni la nostra realtà è mutata in modo radicale e frenetico, eppure molte canzoni dei Nomadi hanno temi che sono ancora drammaticamente attuali. Purtroppo".

L'album "Nomadi & Omnia Symphony Orchestra" contiene due canzoni inedite, registrate in studio senza l'orchestra, che testimoniano quanto sia ancora vitale l'anima rock della band di Novellara. Il primo singolo "Ci vuole un senso", scritto da Beppe Carletti assieme alla figlia Elena e Danilo Sacco, è fedele allo spirito di grande positività che caratterizza da sempre le composizioni dei Nomadi.
"Bisogna sforzarsi di dare un senso a tutte le nostre azioni: dalle più nobili a quelle quotidiane apparentemente banali e scontate. Dobbiamo imparare a sorridere alla vita".
Il secondo inedito è "La mia terra" interpretato da Danilo Sacco e Massimo Vecchi. "Dopo la scomparsa di Augusto Daolio nel '92, i Nomadi sono ripartiti con due voci e questa ballata coinvolgente ha una forte essenza "nomade". È nata come testo sull'immigrazione, ma desideravo che affrontasse un tema più universale: ora può essere riferita a un nuovo legame sentimentale, a un nuovo lavoro, a qualunque cambiamento importante nel percorso di un essere umano. Descrive l'inizio di un'esistenza che riparte con prospettive diverse, ma sempre ancorata ai valori della vita e ad affetti fondamentali come la famiglia".

 

 

Nomadi & Omnia Symphony Orchestra – Track by track con i  commenti di Beppe Carletti

CD 1
CI VUOLE UN SENSO (inedito 2007)
Il primo singolo di questo doppio album si mantiene fedele allo spirito di grande positività che anima da sempre tutte le canzoni dei Nomadi. Il messaggio di questo brano è tanto semplice quanto importante: bisogna imparare a sorridere alla vita e sforzarsi a dare un senso a tutte le nostre azioni quotidiane, anche quelle apparentemente banali e scontate. Registrato in studio senza orchestra, mostra l'essenza più pura della nostra anima rock.

IN PIEDI (2004)
Gli archi che aprono la canzone e l'intero concerto illustrano immediatamente il progetto di questo live, che fonde una classica band rock con un'altrettanto classica orchestra di 79 musicisti. Il testo è un altro inno alla positività – una delle parole del vocabolario dei Nomadi usata più frequentemente – come antidoto alla troppa negatività che c'è nel mondo. A volte chi sta sul palco crede di essere Dio: il protagonista di questa canzone si guarda allo specchio e capisce di essere uguale agli altri. Oltre ad ammettere l'errore di valutazione – che già è una bella iniezione di energia – comprende che si può essere persone speciali anche conducendo un'esistenza normale, perché la vera ricchezza è vivere.

LA VITA CHE SEDUCE (2000)
Dopo il rullante iniziale, gli archi entrano prepotentemente per rafforzare il concetto della canzone, che ruota sempre attorno alla voglia di vivere. Abbiamo scelto brani come questo che assumono maggiore rilevanza con l'aggiunta dell'orchestra, che ha il compito di rendere più importanti le parole. Per raggiungere lo scopo, qui la band si è volutamente tirata indietro, tranne la sezione ritmica.

NON È UN SOGNO (2006)
Una canzone di lotta cantata dal bassista Massimo Vecchi, che è entrato in formazione nel '98 quando abbiamo mutato modo di lavorare, prendendo maggiore coscienza delle nostre capacità artistiche. Da quel periodo, infatti, non abbiamo più avuto un produttore esterno: io firmo come produttore esecutivo, ma i dischi vengono concepiti con il contributo di ogni singoli elemento della band.

SANGUE AL CUORE (2002)
È una delle canzoni in cui risulta più evidente la differenza fra la versione originale suonata dal gruppo e la versione orchestrale. Questo arrangiamento epico con un abbondante uso dei fiati in stile americano dimostra che le nostre non sono canzonette: l'orchestra ha aggiunto lo spessore artistico che mancava al brano.

CON ME O CONTRO DI ME (2006)
Una nostra canzone classica, che l'orchestra ha ricamato e sostenuto, rendendola più epica rispetto alla versione originale.

L'AVIATORE (2006)
L'orchestra addolcisce un testo malinconico, che vuole essere un monito per tutti quelli che assistono colpevolmente inerti all'autodistruzione del nostro mondo. Un brano recente, quindi meno conosciuto di quelli storici, ma sempre di forte impatto emotivo nei live: merito della straordinaria interpretazione di Danilo Sacco.

IMMAGINI (1975)
Un brano del nostro passato remoto con un'anima puramente rock, che attraverso l'esecuzione orchestrale assume un'impronta quasi medievale.

TROVARE DIO (2002)
Un'altra canzone che si presta particolarmente a essere suonata con una grande orchestra, che ha dato ulteriore spessore musicale e lirico a un brano davvero tosto sulla ricerca di se stessi. Danilo Sacco esprime tutto il suo enorme talento vocale.

LA VOGLIA DI POSARE (1977)
Trent'anni fa quando è stata scritta, questa canzone voleva essere un momento di riflessione. Oggi la situazione è mutata radicalmente ed è importante non fermarsi, perché la realtà scorre veloce e frenetica: se ti fermi un solo attimo, rischi di restare in ritardo nella vita per sempre.

DOVE SI VA (2006)
Abbiamo mantenuto lo stesso arrangiamento presentato l'anno scorso al Festival di Sanremo, dove abbiamo conquistato il primo posto fra i gruppi. L'orchestra di Sanremo per la nostra canzone era diretta dal maestro Bruno Santori, lo stesso dell'Omnia Symphony Orchestra che ci affianca in questo live. È fondamentale che fra noi e il direttore d'orchestra ci sia non solo stima ma anche grande sintonia: abbiamo conosciuto Santori nel 1992, poi ci siamo ritrovati l'anno scorso a Sanremo e quell'esperienza con l'orchestra ci ha convinti a realizzare questo progetto che avevamo in mente da tempo.

IO VOGLIO VIVERE (2003)
Ancora la nostra voglia di infondere positività nell'anima delle persone. Questa canzone mi ha regalato una delle gioie più emozionanti come uomo e come musicista: un giorno ho visitato una casa d'accoglienza per ragazzi disabili a San Benedetto del Tronto e un ragazzo molto malato mi ha confidato che ascoltando il brano gli è tornata la voglia di vivere nonostante la sua menomazione gravissima. In quel momento ho scordato i dischi venduti e i concerti sold out: ho capito che avevo compiuto la mia missione come artista. Auguro a ogni musicista di provare un'emozione e una soddisfazione così intensa e importante.

SE NON HO TE (2000)
Una canzone inserita all'ultimo momento nel cd "La libertà di volare" per sostituire "Trovare Dio", che avevamo tolto pensando di proporla a Sanremo. Danilo Sacco nel testo racconta lo stato d'animo di chi è sempre in viaggio con il suo amore che l'aspetta a casa. Musicalmente l'assolo iniziale di violino s'interseca con il mio pianoforte, fino al finale affidato agli archi.

OPHELIA (1968)
Le canzoni di Francesco Guccini erano autentici capolavori già nella versione originale, ma l'orchestra le rende immortali. Un tempo il pubblico mi costringeva a eseguire questa canzone solo con la chitarra, perché così era stata concepita da Guccini; ma io ho sempre sostenuto che un bel testo può essere sottolineato da una bella musica. E la dimostrazione è questa ballad impreziosita dagli archi dell'orchestra.

NOI NON CI SAREMO (1966)
L'abbiamo incisa 41 anni fa, ma il tema delle esplosioni nucleari è ancora così drammaticamente attuale, che sembra scritta oggi. Purtroppo! Sul fronte musicale c'è la batteria a dettare il ritmo e gli archi  a fare da contrappunto epico.

LA COLLINA (1974)
Una tastiera ossessiva seguita da un violino incalzante. Assoli di chitarra elettrica e aperture d'archi. Questa canzone è il manifesto dell'intero progetto, perché rappresenta il miglior esempio di fusione fra la band rock e l'orchestra classica. In più ha un testo di grande sostanza firmato da Guccini: i Nomadi hanno avuto la grande fortuna di poter contare su Francesco come autore e io non vedo l'ora di fargli avere il disco perché possa gioire anche lui di come gli arrangiamenti per orchestra hanno saputo nobilitare le sue composizioni e le nostre esecuzioni.

TI LASCIO UNA PAROLA (GOODBYE) (1998)
Un commiato a chi se ne va. Nei concerti molti adottano questa canzone per ricordare gli amici che non ci sono più. L'arrangiamento per orchestra del maestro Santori ha rafforzato l'atmosfera originale del brano senza snaturarlo.

CD 2
LA MIA TERRA (inedito 2007)
Cantata a due voci da Danilo Sacco e Massimo Vecchi, è una ballata coinvolgente dall'impronta molto "nomade". Il testo iniziale parlava di immigrazione, ma abbiamo voluto dargli un respiro più universale: ora può essere riferita a un nuovo legame sentimentale, a un nuovo lavoro, a qualunque cambiamento importante nel percorso di un essere umano. Descrive l'inizio di un'esistenza che riparte con prospettive diverse, ma sempre ancorata ai valori della vita e ad affetti fondamentali come la famiglia.

IL DESTINO (1975)
I due cd che compongono questo doppio album live sono la testimonianza di due esibizioni separate e i nostri concerti iniziano spesso con questo brano o con "In piedi", che infatti apre l'ascolto del primo cd. Atmosfera sciamanica per una canzone sul destino dell'uomo con un testo molto breve, secondo l'usanza dell'epoca in cui l'ha scritta Augusto Daolio.

UNA STORIA DA RACCONTARE (1998)
Interpretazione a due voci: parte Massimo Vecchi e prosegue Danilo Sacco. Un tema forte e sempre attuale come la pena di morte. Cronologicamente lontana, è legata musicalmente alla traccia precedente: rock puro con l'orchestra che si mantiene in disparte.

UN PUGNO DI SABBIA (1970)
Una canzone d'amore concepita con un'orchestra reale, perché all'inizio degli Anni 70 non c'erano le tastiere a fare la funzione dell'orchestra. Gli arrangiamenti sono completamente rinnovati: anche io suono il pianoforte in modo differente rispetto alla prima esecuzione.

STELLA CIECA (2004)
Una ballad irlandese sostenuta dall'orchestra. Sembra una canzoncina, ma canzoncina proprio non è, perché induce a riflettere attraverso la vita e i sogni di una ragazza. È la testimonianza della bravura del maestro Bruno Santori di entrare in sintonia con le nostre canzoni e rivestirle con nuovi colori, in questo caso un folk-rock di chiara matrice irish.

ORIENTE (2004)
È l'unica canzone a cui l'orchestra non aggiunge spessore artistico: in un repertorio di quasi 300 composizioni, non tutti i brani si prestano a una rilettura orchestrale; ma nel concerto non poteva mancare uno degli ultimi singoli.

ASIA (1974)
Torna Francesco Guccini con un brano già importante trent'anni fa, che l'orchestra rende ancora più epico. La sezione ritmica spinge in maniera forsennata e il finale è da brividi.

LA LIBERTÀ DI VOLARE (2000)
Una delle canzoni dei Nomadi più amate del periodo "post Augusto Daolio". Una ballad sulla libertà che ci conquistiamo nella vita che si sposa bene con l'orchestra, da me ricreata con la tastiera già nella versione originale.

L'ULTIMA SALITA (2004)
Un rock sinfonico dedicato a Marco Pantani, che aveva grande forza come asso dello sport e purtroppo molta meno come uomo. Per un campione vivere da persona semplice è assai complicato: è più facile nascondersi dietro una maschera. Quando ti guardi allo specchio, però, non ti riconosci più. Questo discorso è valido anche per i divi della musica e del cinema.

CONFESSO (2004)
Ho vissuto una delle esperienze più gratificanti che possono capitare a un musicista: suonare il pianoforte seguito da una cinquantina di archi e dettare il ritmo dell'intera orchestra.

AUSCHWITZ (1964)
Un altro capolavoro assoluto di Guccini. Mi auguro che Francesco sia orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto sulle sue canzoni: senza stravolgere la linea melodica originale, ma cercando di valorizzarle attraverso l'orchestra, in questo caso con dei suggestivi violini pizzicati.

AMORE CHE PRENDI AMORE CHE DAI (2002)
Nell'interpretazione vocale di Massimo Vecchi si nota la personale grinta rock che ha trasmesso a tutta la band quando è entrato a far parte dei Nomadi. Mi piace l'intreccio dei violini con l'anima rock piuttosto dura di questa canzone.

HO DIFESO IL MIO AMORE (NIGHTS IN WHITE SATIN) (1968)
È l'unica cover di questo doppio album. Grazie a questo brano di Moody Blues ho scoperto l'esistenza del Mellotron: mi sono talmente affezionato a questo tipo di tastiera, che sono andato fino a Parigi per acquistarla.

JENNY (1981)
Una fiaba per chi non voleva chinarsi all'avanzata del cemento. L'andamento musicale è accentuato dall'orchestra, che si muove su arrangiamenti rock sinfonici con i fiati e la chitarra elettrica a spartirsi le punteggiature sonore più evidenti.

CANZONE PER UN'AMICA (1968)
Un'altra canzone lontana nel tempo, ma ancora tristemente attuale. Parla di un incidente stradale mortale: quarant'anni fa morire in uno scontro di auto faceva scalpore; oggi gli incidenti tragici sono così frequenti che le cronache non ne danno notizia se non ci sono almeno dieci  morti nella stessa sera. Introdotta da atmosfere sonore irlandesi, è cantata a due voci da Danilo Sacco e Massimo Vecchi.

DIO È MORTO (1967)
La prima volta che ho suonato questa canzone nemmeno osavo sognare di eseguirla un giorno con una grande orchestra. È stata composta per un classico quartetto rock e anche in questa versione moderna l'orchestra non è preponderante, però regala al brano un'anima più nobile.

IO VAGABONDO (1972)
La versione originale aveva un'orchestra ricreata totalmente da me con il Mellotron. Trentacinque anni dopo, ecco finalmente un'orchestra autentica che valorizza in modo garbato la canzone, rendendo reali quelle suggestioni sonore che da sempre sono nel dna del nostro classico più famoso.

 

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