Deproducers: un viaggio tra note e stelle

Bello sfruttare il Planetario “Hoepli” di Milano per la presentazione di “Planetario: Musica Per Conferenze Spaziali”. Suggestiva idea, opera dei Deproducers, nome dietro il quale si nascondono quattro fra i musicisti più importanti nella scena musicale: Max Casacci – componente dei Subsonica – Vittorio Cosma – ex PFM che vanta collaborazioni con tantissimi musicisti tra cui Elio e le Storie Tese, Stewart Copeland ed Eugenio Finardi – Riccardo Sinigallia – ex Tiromancino – e Gianni Maroccolo -membro fondatore dei Litfiba e produttore di molti artisti tra cui Marlene Kuntz, C.S.I. e Timoria.

Ciò che rende “Planetario” ancora più interessante non è solo l’adesione del noto musicista e produttore scozzese Howie B, che ha collaborato con musicisti del calibro di Bjork e Tricky, bensì la presenza di Fabio Peri, astrofisico presidente di tutti i Planetari d’Italia, ed è proprio quest’ultimo che in qualità di leader ci introduce all’essenza di questa particolare iniziativa discografica. Come si può intuire l’idea alla base è il connubio tra due elementi apparentemente opposti fra loro: la soggettività dell’arte musicale e l’oggettività della scienza.
Ma è solo al via dello spettacolo del planetario che finalmente si riesce a capire la grandezza dell’opera. Cominciamo a sorvolare lo spazio ammirando un meraviglioso cielo stellato e le musiche dei Deproducers ci cullano proiettandoci in un’altra dimensione spaziale e facendoci tornare tutti un po’ bambini. Già, perché uno dei talenti di Peri è spiegare le costellazioni e la composizione delle galassie come se fossero gli elementi più semplici del mondo disegnando linee luminose tratteggiate nel firmamento o anche spiegare gli anni luce usando metafore semplici come lo squillo del nostro telefono cellulare.

Tra qualche mese “Planetario: musica per conferenze spaziali” sarà edito da Sony e i Deproducers faranno una tournée per portare questo lavoro tanto magico quanto innovativo in tutta Italia. Perché è giusto che tutti sappiano che musica e scienza possono coesistere alla grande.

Claudia Falzone

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