Disturbed, Asylum: ecco il ritorno di Draiman e compagni

A due anni di distanza da “Indestructible”, i Disturbed sono pronti a tornare sulle scene con “Asylum”: il quinto studio album per la formazione americana verrà pubblicato il 31 agosto.

Inutile soffermarsi sull’importanza che questa band assume disco dopo disco non solo in territorio natale ma anche in Europa. Considerati tra i protagonisti dell’ondata nu-metal e consacrati al successo mondiale dopo gli exploit di dischi quali “The Sickness” (2000) e “Believe” (2002), hanno rilasciato successivamente due release “Ten Thousand Fists” (2005) e “Indestructible” (2008) che hanno messo in mostra il loro lato più accessibile, pur senza rinunciare al loro trademark aggressivo. I ritmi tribali, i riffs stoppati, l’inconfondibile voce del frontman David Draiman e una marcata attitudine live hanno fatto dei Disturbed uno dei nomi maggiormente luminosi del filone modern metal. Ecco perché “Asylum” è atteso da migliaia di fans che lo porteranno con ogni probabilità ai primissimi posti della classifica di Billboard non appena irromperà sul mercato.

Per questo motivo abbiamo effettuato un preascolto proprio prima che le vacanze estive avvolgessero gli uffici della Warner Music italiana. Con la solita raccomandazione di prendere con le molle le impressioni derivate da questa sessione, possiamo affermare che siamo di fronte a un disco che farà piacere ai fans della prima d’ora e a chi ha apprezzato molto “Believe”. Infatti l’impatto è in your face come ai bei tempi, la produzione è potentissima e alcuni brani pestano anche oltre le più rosee aspettative.

La durata di “Asylum” si attesta intorno ai tre quarti d’ora (47:27 minuti per essere precisi) e nessun pezzo supera i 4:35, a dimostrazione del fatto che le voci che volevano la titletrack oltre i 7 minuti erano fuori luogo. A dire il vero l’opener “Remnants” (2:44 costituiti da un’intro futuristico ed elettronico che sfocia in un approccio molto soft e classicheggiante con assolo quasi struggente del produttore nonché axeman Dan Donegan) altro non è che un lungo countdown verso l’esplosione di “Asylum” appunto, che avete già sentito tutti da diverso tempo: apertura a trecento all’ora e quindi classica andatura Disturbed con drumwork in evidenza massiccia e mood che riporta agli albori in cui “Down With The Sickness” imperversava su Mtv2.
Parte veloce anche la successiva “The Infection” (4:07), per poi rivelarci un Draiman quasi teatrale nell’invocare i primi versi del pezzo; dopo il break centrale fa capolino il primo assolo del disco. “Warrior” (3:24) riporta pesantemente ai tempi di “Believe” e il ritornello concentra quanta più doppia cassa possibile in un passaggio che concede pochissimo alla melodia e punta tutto sulla potenza. “Another Way To Die” è stata scelta come singolo apripista di “Asylum”, potete oramai vederla e ascoltarla dappertutto. Socialmente impegnata, è una canzone che si apre rilassata per velocizzarsi dopo un minuto, riprendendo quasi pedissequamente quanto già ascoltato a suo tempo in “Just Stop”, brano di “Ten Thousand Fists”.

Inaspettato dopo un avvio così convincente, arriva subito un altro dei pezzi forti, ovvero “Never Again” (3:33) che con dei cambi di tempo continui coinvolge oltre misura parlando della Seconda Guerra Mondiale e dell’Olocausto. “The Animal” (4:13) potrebbe essere una perfetta theme song per un lottatore di wrestling, dopo un intro elettronico si stampa subito in testa con un incedere quasi marziale. Un altro potenziale singolo benché non faccia certo gridare al miracolo. Un mood veramente cupo quello che ritroviamo in “Crucified” (4:35), momento in cui Draiman sfrutta le proprie capacità vocali in un pezzo convincente nonostante le ritmiche rimangano sotto il livello di guardia. “Serpentine” (4:07) riprende uno dei temi più ricorrenti del lavoro, ovvero le relazioni con l’altro sesso (e possibilmente i traumi successivi a una rottura oppure i problemi mentali postumi che la perdita di una persona cara possono provocare), che spesso si incrociano con lyrics ispirate dalle condizioni critiche in cui si trova il pianeta in seguito al surriscaldamento globale piuttosto che con la messa in musica di esperienze effettivamente vissute dallo stesso singer. Perché questa divagazione? Perché “Serpentine” non c’è proprio piaciuta a un primo ascolto, e c’ha fatto venire in mente, per la prima volta dall’inizio del disco, il termine ‘filler’…
Più strutturate e sicuramente degne d’essere analizzate a fondo in sede di recensione le successive “My Child” (3:15), dotata di un riff che definire oscuro è riduttivo e che termina molto presto dopo un’accelerazione estemporanea nel ritornello, e “Sacrifice” (3:59), quasi hard rock nel riff iniziale e stranamente inusuale nell’arpeggio del pre-chorus tanto da lasciare confusi più che desiderosi di riascoltarla. Chiude il tutto “Innocence” (4:30), brano tirato inizialmente e gradevole nonostante un break centrale poco azzeccato e un finale con le percussioni tribaleggiante tanto care a Draiman e compagni.
Parecchia carne al fuoco, ci sarà da divertirsi con “Asylum” e con il successivo tour che vedrà impegnati i Disturbed anche in Europa nel Taste Of Chaos 2010. Al termine del preascolto comunque, la sensazione è ancora una volta la band abbia colto nel segno…

Condividi.