Duran Duran live Unstaged

unstaged david lynch

Duran Duran + David Lynch? Il regista di “Eraserhead”, “Twin Peaks”, “Elephant Man” e “Mullholand Drive”? Insieme alla band di “Hungry Like The Wolf” e “Ordinary World”?
Follia pura? Non per chi li conosce. La band di Birmingham, oltre ad aver cambiato il mondo coi suoi video (dagli epici condensati di Russell Mulcahy fino ai più sofisticati come “The Chaffeur” e “All She Wants Is”), ha sempre dimostrato di amare set elaborati ed esperimenti multimediali innovativi. Basti ricordare il progetto Arena, i live di metà anni ’90, il primo video musicale in flash (“Someone Else Not Me”)… quel matto di Nick Rhodes, poi, avrà ancora un sacco di idee pazze e visionarie nel cassetto.
Idee che di sicuro trovano terreno fertile in casa Lynch, dove la musica è trattata coi guanti: il regista americano ha sempre avuto orecchio di riguardo per l’accompagnamento musicale dei suoi film (Chris Isaak e Angelo Badalamenti ringraziano ancora), ha un’etichetta di musica alternativa e ha già avuto a che fare con Moby, Rammstein e Marilyn Manson.


Eccoli quindi insieme per il progetto live Ustaged, promosso da American Express: una serie di concerti in webcast , a cui hanno già partecipato musicisti del calibro di Jay-Z e Alicia Keys. Per chi ha perso la diretta sono disponibili parecchi brani su Youtube, e non è da escludere una pubblicazione in dvd.
Qualche intervista sull’infanzia musicale dei Duran Duran, la possibilità di scegliere tra il webcast principale e un paio di riprese alternative (abbastanza inutili) e poi via con l’esibizione.
Dal punto di vista musicale il risultato è molto buono. La band, in forma, elegante  e musicalmente solida, piazza una scaletta piena di classici, qualche gradita sorpresa (“Friends Of Mine”, dal debutto) e una buona fetta del nuovo disco, dove spiccano “Girls Panic!” e le emozionanti “Leave A Light On” e “The Man Who Stole A Leopard”.  La presenza di ospiti come Beth Ditto e Kelis è la classica ciliegina sulla torta, anche se constatare come Gerard Way (dei My Chemical Romance) canti meglio dell’ugola dei Gossip è piuttosto preoccupante. Purtroppo l’esibizione è penalizzata da suoni non sempre ai massimi livelli: puliti sì, ma qualche volta il basso di John e la voce di Simon vanno un po’ a perdersi.

E dal punto di vista visivo? Qui iniziano i guai.  Le riprese della band sono piuttosto standard, anche se nei pezzi più ritmati si fanno prendere troppo la mano con primi piani ossessivi ed effetto ‘shaky cam’; buono se siete fan dello stile ‘falso reality’, degli ultimi Mann e Abrams, dei film come Cloverfield e Battle LA…altrimenti mal di testa garantito. Molto meglio i lenti, dove grazie all’uso del bianco e nero e delle ottime luci la regia riesce a ritagliare inquadrature davvero piene di stile.
La parte più critica riguarda i ‘contributi’ di Lynch: per tutta la durata del live, alle immagini effettive del concerto sono state sovraimposte delle…cose. In pratica non si vede mai la band al naturale, dato che appare sempre qualche oggetto in sovraimpressione. Tutto bene finché si tratta di scintille, fiamme o il traffico notturno…ma anche la pazienza dei fans più accaniti verrà messa a dura prova dagli inserti più bizzarri (uno su tutti: il barbecue in “Come Undone”). Chi è avvezzo all’estetica di Lynch troverà temi comuni al regista, come oggetti meccanici e l’ipnosi…ma spesso più che il lavoro di un artista sembra un trip…un cattivo trip.
Un esperimento unico, interessante, ma non sempre riuscito.

Setlist: All You Need Is Now – Notorius (with Beth Ditto) – Blame The Machines – Hungry Like The Wolf – Safe – Friends Of Mine – Planet Earth (with Gerard Way) – Leave A Light On  – Voyeur – Ordinary World – The Man Who Stole A Leopard (with Kelis) – Girl Panic! – Careless Memories – (Reach Up For The) Sunrise – Rio – Come Undone (with Kelis) – A View To A Kill – Girls On Film.

Marco Brambilla

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