Il Master in Comunicazione Musicale compie 10 anni: parola a Gianni Sibilla

Dal 2000 al 2010 il Master in Comunicazione Musicale ha formato una nuova generazione di addetti stampa, discografici, promoter di musica dal vivo e operatori dei media musicali. In 10 anni oltre 200 studenti selezionati tra le quasi 1000 domande di ammissione ricevute, per un totale  di oltre 4000 ore di lezione in aula.


 

La validità del corso, promosso dall’Alta Scuola in Media e Comunicazione dell’Università Cattolica di Milano, ha permesso negli anni di portare le percentuali di placement tra il 66% e il 90%, a soli sei mesi dal termine delle lezioni, attraverso l’organizzazione di 200 stage tra etichette discografiche, media musicali, uffici stampa e promoter. Per il 10° anno il corso post-laurea di 1° livello conferma la sua collaudata e vincente formula: artisti, Omar Pedrini e Cristiano Godano (dei Marlene Kuntz), operatori del settore e docenti universitari salgono in cattedra per raccontare il mondo della discografia e dei media e per formare a 360° i professionisti della musica di domani attraverso incontri, laboratori sulle professioni della musica, lezioni su discografia, media, musica live, marketing, fino alle nuove frontiere della distribuzione digitale e del mobile. Il termine per la presentazione delle domande di ammissione a questa decima edizione è il 15 ottobre 2010. Le selezioni si svolgeranno il 21 e 22 ottobre, mentre le lezioni avranno inizio il 8 novembre 2010. Le lezioni si svolgeranno presso la sede dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in orario pomeridiano. Il Master in Comunicazione Musicale è stato il primo corso universitario in Italia, rivolto a laureati di tutte le facoltà e/o diplomati in Conservatorio, specificatamente dedicato alla musica pop, alla discografia e al loro rapporto con il mondo della comunicazione e del lavoro.

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Ecco i pensieri di Gianni Sibilla, responsabile del Master, raggiunto da Outune pochi giorni fa.

Il Master in comunicazione musicale compie dieci anni, che effetto fa sentirsi già così ‘grandi’?
Non so se questo corso sia “grande”. Credo però abbia intercettato una voglia di capire come funziona la musica e la sua comunicazione, questo sì.  10 anni di corso, quasi un migliaio di richieste e 200 studenti… Sono numeri che fanno una certa impressione, questo sì. Un’impressione positiva, soprattutto se si considera quanto il “mercato dei master”, soprattutto di quelli in comunicazione, si è espanso in questi anni, e di quanti Master sono nati e spariti poco dopo.

Qual è stata al momento la soddisfazione più grande che ti ha permesso di vivere il master?
Una soddisfazione mia personale è giornaliera: nella mia altra vita professionale, quella di giornalista,  mi trovo ad avere a che fare con ex studenti che lavorano come uffici stampa, discografici, nei media, nei promoter. Poi c’è la soddisfazione di avere portato un po’ di musica in Università, quella di cui avrei voluto sentir parlare da studente.
E poi ci sono tanti episodi, uno su tutti quando nel 2002 i PGR hanno presentato il loro primo disco in una lezione in in un’aula nei chiostri, portandosi con sé un mega impianto per farlo ascoltare a tutti, studenti e giornalisti. Le lezioni dei musicisti, soprattutto i nostri docenti Godano e Pedrini su tutti. Il poter ragionare di musica tanto con le menti fresche degli studenti quanto con quelle più navigate dei professionisti…

Quali sono gli obiettivi da raggiungere per i prossimi 10 anni?
Non so se abbiamo obbiettivi così a lungo termine, e di “futurologi” è già pieno il mondo. Mi piacerebbe che il Master continuasse a fare quello che ha fatto fin qui: raccontare come cambia la musica e il modo in cui ci arriva, formare nuovi professionisti che portino al settore nuova linfa.

Quanto secondo te l’industria musicale si è aperta (o deve ancora aprirsi) al mercato e all’informazione digitale?
In parte si è aperta e in parte deve ancora aprirsi. Il processo è lungo, è iniziato con troppo ritardo rispetto al file-sharing, e per certi versi è doloroso. Mi pare che una parte dell’industria, poi debba ancora capire quanto la internet e i social media non siano solo pirateria, ma una risorsa per aiutare a diffondere il messaggio musicale.

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