Il nuovo album di Stefano Piro

Dal Premio della Critica al Festival di Sanremo del 2000 con il tango-rock “Noel” ai concerti come supporter di Vasco Rossi, fino alle performance live dedicate allo swing di Frank Sinatra e ai tanghi argentini di guardia vieja. Il trentenne Stefano Piro, nato a Milano ma sanremese d’adozione, ha un talento artistico poliedrico da sempre propenso alla contaminazione fra diversi generi musicali.
Dopo l’esperienza a Sanremo come leader del gruppo rock Lythium, con i quali nel 2001 ha pubblicato l’album “Amaro” (Sony), Stefano Piro ha iniziato la carriera solista, consapevole di essere artisticamente autosufficente: oltre a cantare e suonare pianoforte e tastiere, infatti, è autore di parole e musica di tutte le sue canzoni.
Negli ultimi due anni ha messo in scena due progetti live paralleli, incrociandosi fra la rilettura di famosi standard jazz e swing (in particolare le canzoni rese immortali da Frank Sinatra) e uno spettacolo di tanghi argentini di guardia vieja (il periodo precedente alle composizioni di Astor Piazzolla) con le figurazioni di ballerini professionisti.

In sala d’incisione, invece, la stella polare a indicare la rotta dell’album d’esordio “Notturno Rozz” è stata da sempre la contaminazione fra rock e jazz. Oltre alla fase autorale e compositiva, Stefano Piro ha curato in prima persona la produzione artistica del disco, radunando attorno a se stesso un gruppo di musicisti eclettici, in grado di esprimere compiutamente il piacere di suonare live anche in studio, facendo convivere l’approccio jazzistico con l’aggressività del rock.
I compagni d’avventura in questa prima navigazione solitaria di Stefano Piro (che ha suonato pianoforte e tastiere) sono stati: Alessandro Siccardi (chitarre e orchestrazioni dei fiati e degli archi), Luca Scansani (basso), Eric Cisbani (batteria), Edoardo De Angelis (violino) con il suo ensemble di archi. Al disco hanno collaborato altri musicisti, fra cui Marco Primavera (tastiere), Sergio Cocchi (Rodhes e Hammond), Fabio Greuter (fisarmonica), Silvia Catasta (flauto traverso), Martino Biancheri (tromba), Andrea De Martini (sassofono) e Lucio Fasino (basso).
“Notturno Rozz” è un cd con 14 tracce che assecondano emozioni e suggestioni intime e personali. Il racconto più autobiografico è un viaggio sentimentale dal sole fino al… sole (l’alba di un amore, il suo evolversi, il suo tramonto, fino all’alba di un nuovo sole che torna a scaldare con sentimenti che spazzano via la tristezza di quelli perduti) che Stefano Piro ha diviso in cinque canzoni distinte ma unite fra loro come i cinque atti di un’unica storia.
Il primo singolo dell’album “Notturno Rozz” è la canzone “Il credo”: «È una via di fuga dal pressante e costante sforzo esterno di farci pensare più all’avere che all’essere. – spiega Stefano Piro – Il testo è costruito su banali luoghi comuni del nostro parlare quotidiano, che se riletti “in chiave” dovrebbbero farci riflettere sul loro reale significato. Queste voci sono come chiodi capaci di inchiodarti alla croce di una realtà fittizia».
Stefano Piro è un curioso esploratore delle diverse forme d’espressione e la sua innata passione per la contaminazione fra le arti si rispecchia anche nella veste grafica del disco “Notturno Rozz”: i dipinti che compaiono sulla copertina e all’interno del libretto del cd sono stati realizzati da Andy dei Bluvertigo, un altro eclettico artista poliedrico, che ha prestato le proprie opere come specchio delle parole.

“Notturno Rozz”
tracklist con il commento di Stefano Piro brano per brano

ODIO IL TEMPO (1° atto)
“Non vorrei morire mai
per poterti vivere sempre”
È il primo di cinque atti che fanno da fil rouge di questo album: una serie di eventi vissuti con la mia donna, seguendo cronologicamente lo sviluppo del nostro rapporto. Ho scritto questo testo una mattina con lei vicina: tutta la canzone ruota attorno al mio semplice osservarla, descriverla e poi rammaricarmi per il tempo che purtroppo passa inesorabilmente. La musica è dolce, ma suonata in modo “aggressivo”: c’è un assolo di flauto traverso che delizia l’ascolto dopo l’inciso, creando la sensazione dell’incalzare del tempo fino al delirio finale.

IL CREDO
“Quante voci… quanti chiodi… quante croci”
La voglia di sfuggire alle tante, troppe voci esterne destabilizzanti. Il testo è costruito su banali frasi fatte per denunciare l’estrema pochezza di certi luoghi comuni e nel finale cito la croce, perché è il simbolo per eccelenza del dolore e del tradimento. Una possibile via di fuga è rendere eterno l’amore, qui inteso più dal punto di vista fisico. Un curiosità sul fronte musicale: nella strofa l’impalcatura dell’organo Hammond richiama il segnale di S.O.S. dell’alfabeto Morse (3 punti – 3 linee – 3 punti).

LUNAR TANGO (2° atto)
“Luna che porti tutti i sogni con te
ne avresti uno per me?
Prenditi i miei vizi e poi fanne strazi
buttali in mare falli annegare…
Ritrovarmi laggiù”
Mi sono reso conto che in certe occasioni ho cambiato il mio carattere per accondiscendere lei e mantenere vivo il nostro rapporto; così mi rivolgo alla Luna, che è la custode dei sogni di tutti noi, e la interrogo sull’esigenza di non perdersi mai. Ho capito che bisogna restare fedele alla propria vita, accettando i pregi e i difetti: non vale mai la pena di stravolgere la nostra magia interiore. Lo spartito musicale disegna un tango su base rock: Fabio Greuter alla fisarmonica mi ha aiutato a sfogare la passione per il tango, già protagonista del mio recente progetto live Re-Volver al Tango.

FINE SETTEMBRE
“Ogni dolore prende colore,
mai mi fermerò.
Ogni tormento perde valore,
mai mi perderò”
L’ho concepita durante il matrimonio del mio caro amico Napoleone. Ho suonato in riva al mare dalle 3 del pomeriggio fino all’una di notte: quel live spontaneo ed entusiastico era un sogno da non spegnere mai, per restare attaccato il più possibile all’esigenza di esprimere me stesso libero da condizionamenti esterni. La musica richiama il sound Anni ’70 con accenti psichedelici e percussioni da festa in spiaggia.

L’AMOR DEL MALE
“Lasciatemi qui…
Stanotte è così…
Talvolta le mani diventano ali…
E amare il male”
Amare il male per vivere realmente il bene: soltanto riuscendo ad apprezzare la parte più oscura di noi stessi è possibile amare più intensamente la parte più solare. Nella canzone suona anche un ottetto d’archi diretto da Edoardo De Angelis: l’arrangiamento crea un’intensa e particolare tensione attraverso l’utilizzo continuo di “lunghe” quinte eccedenti.

IL COLPEVOLE (3° atto)
“Sveglia non ti immaginavo ancora…
Fiore non darmi solo le tue spine…
È colpa mia, ma me ne accorgo solo ora”
Preso coscienza delle mie ripetute “fughe”, l’allontanamento è inevitabile. E io comprendo la sofferenza che puoi causare alle persone che ti vogliono bene, quando non le rendi partecipi del tuo percorso umano. Nella musica ho cercato di rendere “rozz” un tipico andamento latinoamericano, anche attraverso l’uso della chitarra “fuzz” che imprime un senso di acidità all’arrangiamento.

INSONNIA
“Mi dimentica Morfeo
e resto qui insonne
quando tutto finirà
sarà ormai tardi”
La canzone precedente finisce con il mio proposito di dormire un po’… beata illusione! Questo brano è un appello a Morfeo, che si è assopito prima di assopire me. Il testo è una visione delirante della stanza alla vana ricerca di un carillon che possa supplire all’assenza dello sbadato Morfeo: alla fine trovo conforto addirittura nel rumore delle gocce di un lavabo che perde, rumore che in una notte normale sarebbe fastidiosissimo. Il ricco arrangiamento musicale ha come caratteristica il coro di esseri umani afflitti dal mio stesso problema, che acclamano il risveglio di Morfeo, fino all’arrivo dell’agognato sonno su un tappeto di effetti sonori sintetici.

(W)ant  (A)  (R)eason
È il preambolo a “L’unico superstite”: Il titolo “Want A Reason” (“voglio una ragione”) gioca volutamente con le lettere che compongono la parola WAR e il montaggio unisce un bollettino radiofonico americano trasmesso dopo lo sgancio della bomba atomica su Hiroshima, il brano “Moonlight Serenade” di Glenn Miller suonato in modalità reverse (cioè al contrario) e la batteria di Eric Cisbani che ha riprodotto istintivamente i rumori della guerra. Il bollettino radiofonico è agghiacciante: lo speaker parla di “fantastico rumore” e descrive con freddezza gli effetti devastanti di quell’ordigno da 20 tonnellate di TNT. Le bombe moderne sono migliaia di volte più potenti: documentarci sulla storia passata e comprendere che certi massacri non hanno alcuna ragione per essere compiuti, può aiutarci a non ripetere in futuro gli stessi errori e orrori.

L’UNICO SUPERSTITE
“Non sei niente se sei tutto per nessuno
e ora resta solo polvere e più nessuno”
M’immagino la pena del contrappasso per i “signori della guerra”: un’esistenza solitaria in un mare di polvere e silenzio. Chi scatena la guerra rimane l’unico superstite: per lui la pena peggiore è non avere nessuno che celebri il suo “trionfo”. E nessuno che possa giudicare le sue colpe. E il peggiore lieto fine per queste persone è non avere più l’anima da vendere.

L’ESORCISMO (4° atto)
“Come fumo svanirai
nell’incendio dei ricordi
tanto dei bruciori tuoi
io non sentirò il calore”
Vade retro mon amour! È una canzone parecchio “urlata”, perché l’esorcismo di certi demoni ha bisogno di grida. Nella musica un quartetto d’archi aggressivo si fonde con un sinth molto acido alla ricerca di maggiore forza.

PIÙ TARDI
“Ma finita la nuit
e finiti i miei drink
dimmi che mai nessuno
avrai oltre me”
È un sogno: m’innamoro di una bellissima ballerina di night, l’ambiente meno indicato dove cercare l’amore. Lei è ovviamente circondata di corteggiatori e riesce a scatenare la mia gelosia. L’arrangiamento dei fiati di Alessandro Siccardi ha un andamento particolare: la sezione fiati si muove nervosa nella parte notturna, poi accompagna il mio risveglio su una panchina tratteggiando musicalmente una strada piena di auto strombazzanti.

CADE IL PETALO PIÙ BELLO
Una breve composizione per archi e legni di Alessandro Siccardi, che fa da preludio al quinto e ultimo atto della mia storia d’amore.

SUITE DI BUONA PRIMAVERA (5° atto)
“Dimmi che tu sei davvero felice senza me
o sei ancora sveglia ad aspettar l’aurora
e che ti accarezzi un caldo sole ancora”
Ritrovata la forza interiore, la tristezza per l’amore perduto lascia posto alla consapevolezza delle infinite possibilità che la vita offre. L’ultimo atto è un impeto d’orgoglio, infatti la domanda ricorrente “tu sei davvero felice senza me” presuppone già la risposta: impossibile! La contrapposizione fra malinconia e orgoglio è resa musicalmente dall’unione di tutte le anime sonore del disco: i quattro musicisti rozz, gli archi e i legni.

VUELVO AL SUR (bonus track)
Un brano musicato da Astor Piazzolla su parole di Solanas, che abbiamo registrato dal vivo in sala d’incisione durante una jam istintiva. È stato un momento di dedizione totale alla musica scatturito da una magia irripetibile, infatti abbiamo inciso la prima esecuzione. Tradotto in italiano, il titolo significa “ritorno al sud”, inteso come stato emotivo e come ritorno all’amore.

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