Incanti e Disicanti 2009, dal 23 giugno al 6 luglio a Milano

LA FABBRICA DELL’UOMO 2009 presenta INCANTI E DISINCANTI
Festival di Teatro, Musica, Arte Visiva – Milano, dal 23 giugno al 6 luglio 2009
Cortile di Villa Reale| PAC Padiglione d’Arte Contemporanea | Giardini di Porta Venezia|
Palazzina Liberty| Giardini di Largo Marinai d’Italia | Teatro Libero

Progetto promosso e prodotto da Comune di Milano –Cultura
Outis – Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea
Associazione Teatri Possibili Milano
Associazione culturale Milano in Musica
Associazione Eccentrici Dadarò
Associazione culturale Quellicherestano

in collaborazione con Castagna & Ravelli, Accademia delle Belle Arti di Brera, Amnesty International

con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Provincia di Milano – Settore Cultura, Regione Lombardia – Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Fondazione Cariplo
Instituto Cervantes e Consulado de España en Milan, Banca Prossima per le Imprese Sociali e le Comunità

8 SPETTACOLI DI TEATRO D’AUTORE, DI STRADA, TEATRO DANZA
3 SPETTACOLI DI PRODUZIONE DEL FESTIVAL
4 APERITIVI CON CANTAUTORI ILLUSTRI DELLA CANZONE ITALIANA
4 INSTALLAZIONI SONORE E VIDEO
Più di 100 ARTISTI
Oltre 30 PERSONE COINVOLTE NELL’ORGANIZZAZIONE DEL FESTIVAL
CONCERTI, INCONTRI, CONFERENZE
23 REPLICHE IN 2 SETTIMANE

”Il Teatro non ha categoria ma si occupa della vita. È il solo punto di partenza,
l’unico veramente fondamentale. Il Teatro è la vita.”
(Peter Brook)

E’ con questa ricchissima offerta che si presenta, dal 23 giugno al 6 luglio a Milano, “Incanti e Disincanti”, III edizione del festival biennale La Fabbrica dell’Uomo, che ha aggregato sei diversi soggetti: Comune di Milano – Cultura, Outis – Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea, Teatri Possibili Milano, Milano in Musica, Eccentrici Dadarò, Quellicherestano.
Teatro, musica, arti visive ed eventi collaterali animeranno diversi luoghi della città di Milano, dal PAC alla Palazzina Liberty, dal Cortile di Villa Reale, ai Giardini di Porta Venezia.
 
La Fabbrica non è solo un festival, ma un progetto a tutto tondo che in virtù di un forte intreccio tra le diverse discipline, cerca di assecondare o sollecitare le esigenze di un pubblico sempre più ‘contaminato’ nelle sue aspettative culturali. E, in un periodo storico di grande disillusione, si pone l’obiettivo non solo di coinvolgere emotivamente lo spettatore, ma anche quello di suscitare domande, offrire un’occasione di incontro, di dialogo, di partecipazione.
Quello che ci manca, più di ogni altra cosa, è che tutto il sapere, le sensibilità e l’intelligenza legati all’esperienza delle relazioni fondamentali, non  trovino eco nello spazio politico.

La grammatica dell’immaginario è andata progressivamente trasformandosi sotto i nostri occhi, fino a modificare la percezione e il rapporto stesso con la realtà.
Basta guardare la tv, dai reality ai talk show: basata non sulla verità, ma sull’apparenza, non sull’essere ma sull’avere, portatrice di modelli deteriori, di ribaltamento dei canoni etici: successo, denaro, piaceri della vita; un mondo in cui esiste solo il bisogno e non il valore, e in cui c’è gente il cui unico imperativo è l’esserci, non importa il modo.
E dunque, dove stiamo andando?
Incanti e Disincanti  racconta dell’Italia, sociale e politica, di identità, di migrazioni, di tortura, di utopie, o della loro assenza; racconta della perdita del senso di collettività a favore della frammentazione che ci fa sentire tutti più soli.
Disincanto e Distacco “abitano” il nostro presente e generano un senso diffuso di insicurezza, di malessere; gli incanti, i sogni, vengono spesso frustrati, mettendoci di fronte a orizzonti che si sono fatti più modesti, a modelli di vita in cui trionfa spesso l’individualismo, che non premia il coraggio e nemmeno le idee, e che spinge i giovani – questa la grande novità – a guardare, più che al futuro, a una specie di eterno presente, a una contemporaneità senza storia.

Questo ritratto dell’Italia, il festival lo affida a cinque differenti forme artistiche:

Teatro d’autore con UTOPIE MIGRANTI, performance dal vivo con 40 attori su pagine scelte dei più grandi utopisti; con ROMOLUS/CORRECT POLITICALLY SHOW, frutto di una committenza a sette autori, tra italiani e rumeni, sulle ultime vicende che hanno segnato i rapporti tra italiani, rumeni e rom; con VERBA VOLANT / PROFEZIE CIVILI DI UN ANTICONFORMISTA di Parise, che pone l’accento sulla povertà, sulla borghesia, sullo scempio fatto all’ambiente; con LA DONNA DI UN TEMPO di Roland Schimmelpfennig.        

Teatro di strada che permette di sottolineare in modo più evidente lo spirito di “partecipazione collettiva” che il festival vuole proporre. Con gli Afro Jungle Jeegs,  i KAMCHÀTKA e TEATRO NECESSARIO la strada verrà trasformata in spazio da vivere e non solo da attraversare, per ridefinire il concetto stesso di strada e riprogettarlo a Milano.

Teatro danza quale espressione “perfetta” per raccontare la logica della tortura che ancora in tanta parte (civilizzata?) del mondo si pratica, con MODELLI TAGLIATI IN CARNE PER L’ESECUZIONE DI UN SOGGETTO, il cui debutto è previsto il 26 giugno in occasione della Giornata internazionale per le vittime di tortura.

Installazioni e video installazioni: INNOTECA, installazione sonora; installazione/domesticazione n°1 VIETATO L’ACCESSO; installazione/domesticazione n° 2 INGRESSO LIBERO. Video installazioni IL MURO DI BABELE.

Musica con la canzone d’autore  che per ragioni storiche e “d’impegno”, meglio aderisce  alla natura del progetto. Ci saranno quattro APERITIVI CON LA CANZONE D’AUTORE, una  serata CONCERTO DEDICATO A PIERO CIAMPI, e altri concerti in alcuni locali della città.

Il festival esprime la necessità di “occupare teatralmente” spazi normalmente non adibiti a questa funzione, affinché sia il teatro a muoversi verso il pubblico, a invadere la città, con una disposizione al nomadismo che ricorrendo a differenti architetture offre il vantaggio di un rito più informale.
Le rappresentazioni, infatti, cercheranno una propria identità spogliandosi al massimo di ogni effetto scenico, in un “ascetismo” che concentra l’attenzione dello spettatore sull’attore, sulla parola, sul gesto, riducendo o addirittura eliminando la “quarta parete”.

I LUOGHI DEL FESTIVAL

Cortile di Villa Reale | via Palestro, 16
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea | via Palestro, 16
Giardini di Porta Venezia
Palazzina Liberty
Giardini di Largo Marinai d’Italia
Teatro Libero | via Savona, 10

COMITATO ARTISTICO
Angela Lucrezia Calicchio, Alessandro Cesqui, Corrado d’Elia, Patricia Feraru, Andrei Feraru, Fabrizio Parenti, Davide Visconti, Fabrizio Visconti.

 

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