Max e il Bon Jovi Club Italia: una passione incrollabile

Avere a che fare con artisti e band protagoniste della scena musica locale e internazionale non è la sola fortuna che ha Outune.net. Un altro privilegio è quello di incontrare persone incredibili, che amano la musica e vivono per la musica stessa. Max Cani, patron di Bon Jovi Club Italia, è una di queste persone. Spazio alla sua passione, alle sue emozioni e alle sue parole.

Come nasce Bon Jovi club Italia? Perché nasce? Come e quando viene alimentato? In che modo si può partecipare al sito?
Il BJCI nasce intorno al 2002 da un idea mia e del mio mitico “socio” Joe. Ci siamo trovati ad un concerto della tribute band Shock Rock Band (ormai sciolta) e abbiamo visto quanto si divertivano i fans a queste serate. Ci siamo detti ‘visto che non lo fa nessuno, facciamolo noi: creiamo qualcosa che non sia solo un sito, ma qualcosa che sia un vero e proprio Club, che abbia come scopo quello di far incontrare i fans e farli conoscere, che buchi il “virtuale” di un semplice sito e che sia in qualche modo anche fatto di “carne”’! E devo dire che ci siamo riusciti, il nostro progetto ha avuto un grande successo con la realizzazione di meeting meravigliosi in tutta Italia in cui sono nate delle vere amicizie e anche storie d’amore: da Milano a Roma, passando dalle due splendide edizioni del “Meeting On Board” organizzate su uno yacht in navigazione da Genova a Portofino con 3 tribute band che hanno suonato a bordo…e poi Listening Party in anteprima nazionale e preview di DVD. Alcuni sono costati fatica e dedizione, passione, ma poi il risultato e i ringraziamenti dei ragazzi ti ricompensa di tutto lo sforzo. I meeting sono alla base e alimentano il BJCI, nel sito e nel forum c’è anche uno spazio dedicato alle tribute band italiane. Naturalmente ci sono anche news sempre aggiornate sui Bon Jovi, competition e contest con materiale ufficiale, soprattutto gli special dedicati alle trasferte dei fans Italiani nei vari Tour, con recensioni e fotogallery, in modo tale che coloro che non possono andare “on the road” possano comunque vivere le emozioni di chi ci è stato! Ora con la nascita dei social network, siamo anche su Facebook e Twitter, per offrire a sempre più fans la possibilità di partecipare al BJCI. Siamo approvati da Universal Music Italy. E’ stato possibile realizzare tutto questo grazie a uno staff di persone fantastiche che partecipano alle attività del BJCI e che vorrei ringraziare una per una! Inoltre vorrei citare anche l’ottimo rapporto con l’altro grande sito italiano BONJOVI.IT, gestito anch’esso da persone splendide e di buon senso, con cui abbiamo condiviso l’iniziativa che sta avendo un grande successo con il gruppo su FB: YOUR TIME IS NOW! IT’S TIME TO PLAY IN ITALY IN 2011! Con la speranza che i Bon Jovi vengano finalmente in Italia nel prossimo tour del 2011! KTF (Profetico, l’intervista risale a qualche settimana prima dell’annuncio della data di Udine del 2011…, ndr).

Cosa rappresentano per te i Bon Jovi come uomini e i Bon Jovi come artisti?
Essendo un fan della 1st generation, la risposta più facile è “ sono cresciuto con loro”! Avevo 16 anni quando li ho visti per la prima volta per due volte consecutive nello storico Palatrussardi di Milano nel 1988 durante il tour di New Jersey. Ora ne ho 39 e circa 50 concerti alle spalle…i Bon Jovi sono sempre gli stessi elementi: Jon, Richie, Tico, David…è inevitabile per un fan non nominarli tutti, i Bon Jovi non sono solo Jon, nonostante lui sia il “capo”, i Bon Jovi sono ormai una All Star Band! Non si sono mai sciolti, hanno “sostituito” solo il bassista dopo il tour di Keep The Faith, e il nuovo bassista nonostante sia un “turnista” c’è ancora in tutti i tour. Hanno un’identità di uomini che grazie a questa compattezza non si è mai persa! Sono entrati nella Rock n Roll Hall Of Fame, in Europa e nel mondo riempiono gli stadi. Oggi Jon ha la stessa donna, Dorothea, dai tempi del Liceo, ha 4 figli, ha fondato la “JBJ Soul Foundation” che si occupa principalmente di costruire case nei quartieri più poveri di Philadelphia e anche New York. Richie, la cui qualità di artista non credo si debba discutere, ha passato un bruttissimo momento a cavallo tra il 2006 e 2007 dovuto alla morte del padre e al divorzio da Heather Loacker, di mezzo c’era la figlia Ava, e ha fondato la “You Can’t Go Home” per aiutare la ricerca sul cancro. Tico è un buon giocatore di golf e tra le sue passioni c’è la pittura, ha creato la “Rock Star Baby” una linea di moda e accessori dedicata ai bambini. David ha appena vinto 4 Tony Awards (paragonabili ai Grammy) per il musical di “Memphis”. Sia chiaro, naturalmente non sono dei santi. Ma in tutto questo c’è quel “Brotherhood” bonjoviano che forse è caratteristica della gente del New Jersey (Il Boss su tutti, Southside Johnny…).
Parlare dei Bon Jovi in Italia è abbastanza strano, posso solo dire di avere visto tanti fans passare come acqua sotto i ponti, ma anche tanti altri arrivare, è questa una loro forza, oltre a una fan base mondiale ormai consolidata. Ma ho visto anche i media Italiani non andare oltre quelle canzoni: i Bon Jovi non sono solo Livin on a prayer, Always e It’s my life! I Bon Jovi non hanno inventato niente di particolare nella musica, non sono i “migliori” o i “più bravi”, si sono semplicemente ‘inventati’. Ma chi ascolta i Bon Jovi ed è “fan” lo fa semplicemente per le emozioni che ti trasmettono soprattutto dal vivo! E in canzoni, tanto per citarne qualcuna, come Runaway, Never Say Goodbye, Blood On Blood, Dry County, These Days, Just Older, Undivided, Saturday Night o Last Man Standing (dedicata a Bob Dylan)  si respira quella “brotherhood”! E grazie al loro lavoro e alle scelte stilistiche dei vari album, condivisibili o no, NOI, oggi, abbiamo una band più attiva che mai che ci regala emozioni da oltre 25 anni, soprattutto dal vivo, il loro habitat; consiglio a tutti coloro che non ne hanno ancora avuto la possibilità: se vi capita, andateli a vedere, non ve ne pentirete!

Quali sono le esperienze da concerto in giro per il mondo che ricordi con più piacere? In ordine cronologico…
I primi due concerti al glorioso Palatrussardi di Milano, 16 e 17 novembre 1988, Jersey Syndicate Tour. Avevo 16 anni. L’annuncio dei loro concerti l’ho letto nella mitica bacheca di Mariposa Duomo, negozio punto di riferimento per le news in anteprima per tutti i ragazzi Milanesi in quegli anni, oltre a qualche rivista. Non c’era Internet (riuscite ad immaginare? Mammamia!) Ho chiesto ai miei genitori i soldi solo per la prima data…è passato così tanto tempo, e mentre scrivo è come se rivedessi quel ragazzino spensierato che va a vedere la sua rock band preferita, armato solo di un giubbino in pelle e un paio di jeans stracciati e un sogno: il rock n roll!
Il giorno del concerto mia madre (santa donna) mi ha firmato il permesso per uscire da scuola alle 11, a mezzogiorno ero davanti a uno dei tanti cancelli, ma ero il primo di quel cancello. All’apertura ricordo che ho iniziato a correre come un matto e che ho “sfondato” anche i due omini al controllo senza che mi strappassero il biglietto.Ero in prima fila, poi ho fatto passare davanti a me una ragazza, ma era più bassa di me… Durante Born To My baby Jon scendeva dal palco e passava davanti alla prima fila, lì ho avuto la mia prima ‘stretta di mano’ con JBJ…ricordo solo che è stato tutto meraviglioso. Al rientro a casa in bus, ho tirato fuori il ticket… “cavolo, non è strappato!” Il giorno dopo era il 17 novembre 1988, altro concerto, impossibile non farlo, a mezzogiorno ero ancora in fila con lo stesso biglietto!
20 anni dopo!! Amsterdam Arena, Lost Highway Tour 2008, 13 giugno! Questa probabilmente al momento è l’emozione più grande e indelebile che abbia mai vissuto, Io, il grande amico Luca (di Torino, oltre 100 concerti!) e una nostra amica olandese, ci siamo ritrovati al concerto di Barcellona l’1 giugno e durante l’attesa nella fila del BackstagewithJBJ, abbiamo iniziato a pensare a qualcosa da fare per il concerto di Amsterdam, visto che ci saremo ritrovati tutti e tre. Dopo tanti anni nelle prime file, abbiamo avuto l’idea di richiedere una canzone amatissima dai fans di tutto il mondo e che nonostante le continue richieste, Jon non faceva mai e di cui non si ricordava neanche le parole, oltretutto una delle canzoni preferite di Richie Sambora: Stick to your Guns! Ma volevamo fare una richiesta geniale: ho preparato 17 banners con il testo della canzone! Ad Amsterdam eravamo tutti in prima fila, Italia, Olanda, Germania, e addirittura una ragazza israeliana…ormai ci si conosceva tutti, abbiamo distribuito i banners con l’accordo di srotolarli alla quarta canzone per farli vedere a Jon e alla band. Ma mai pensavamo che l’avrebbero fatta. Il concerto è stato uno dei più belli del Lost Highway Tour e all’inizio dei bis Jon e Richie sono usciti e Jon ha detto : “OK..I try”: non ci credevamo, abbiamo tirato fuori ancora tutti i 17 banners e…Jon ha cantato leggendo il testo dai banners creando uno dei momenti più emozionanti, una cosa mai vista nei tour dei Jovi! Urla, incredulità, pianti, commozione allo stato puro che hanno coinvolto tutta la band, la crew, i fans…un momento incredibile ! Una versione semi-acustica in cui Richie diregeva la band mentre Jon leggeva! Ne hanno parlato nei forum e nei blog in varie parti del mondo, ci ha intervistato la Bon Jovi TV..diciamo che siamo diventati famosi ahah ! Per  farvi un’idea, davvero, vi consiglio di vedere questo video…

In mezzo a questi 20 anni on the road: Wembley 2000 Crush Tour: ultimo concerto della band tenutosi nel glorioso Wembley prima che venisse demolito per lasciare posto all’attuale. Monaco 2001, Germany, Olympiastadion, One Wild Night Tour : Something To Believe In sotto un nubifragio e tutto lo stadio che ballava sotto la pioggia sulle note di Tequila e Twist & Shout! Hyde Park 2003, London, Bounce Tour: venue incredibile,concerto storico e con le figlie di Richie e Jon sul palco! Oppure anche l’ultimo “Royal Beach Concert” in Olanda il 6 giugno 2010, il mio primo concerto dei Jovi su una spiaggia!

Che ruolo riveste la musica nella tua vita?
Io direi tutto, mi dà da “vivere” e mi aiuta a “emozionarmi”. Mi dà da “vivere” perché lavoro a contatto quotidiano con le major italiane (soprattutto Universal Music). Diciamo che ci sono dentro, mi occupo di una divisione che segue principalmente la pianificazione delle uscite discografiche e le vendite. E da poco meno di un anno abbiamo iniziato un nuovo progetto di “etichetta”, una nuova avventura che speriamo vada bene, (altrimenti vista la crisi rischio di stare a casa e reinventarmi un lavoro)…che consente all’artista di superare tutte quelle barriere e passaggi di “spesa” per quanto riguarda la produzione e la distribuzione di musica. Proprio per questo rischio di cadere nelle più svariate problematiche che stanno sconvolgendo l’industria discografica,  aspetti positivi e negativi, con tutte le loro fortissime contraddizioni. Per questo motivo cerco, ma il più delle volte non ci riesco, di tenere ben separata la parte lavorativa dalla parte che mi piace di più, e credo sia condivisa da tanti, quella più emozionale: andare ai concerti con gli amici e godermi una buona e sana serata di musica live. Appena posso vado, qualsiasi tipo di concerto sia: se non si tratta dei Jovi (dove ormai da tanti anni sono sempre nelle prime file) me ne sto tranquillamente dietro, o sulle tribune, o sul prato, o addirittura al bar, bevendo una buona birra in compagnia.
Potrei modificare la domanda in “Che ruolo riveste il rock n roll nella tua vita“? A questo punto posso rispondere dicendo semplicemente: “tutto”! Il mio genere preferito è il rock n roll, soprattutto l’hard rock anni 80 (grazie a mia madre e mio padre che mi hanno sfornato nel 71) e tra le mie altre band preferite ci sono tutte quelle nate e cresciute in quegli anni: Tesla, Cinderella, White Lion, Def Leppard, Whitesnake…che uniscono ballad tra le migliori del mondo, e trasferiscono anche sensazioni forti e atmosfere incredibili, sia con i testi sia con la musica, che in altri generi non trovo. Amo anche moltissimo tutta la musica cha ha accompagnato la beat generation e il sogno “on the road”!

Che opinione hai del music business? Che cosa dovrebbero/potrebbero fare i protagonisti della scena (artisti, management, etichette) per tentare di riportare la musica più vicina ai fans?
Domandona…La prima ha già la risposta dentro: la musica non è gratis! O almeno non lo deve essere tutta! Internet è stata una svolta epocale, però per la musica, per il cinema e per le riviste, e tra poco lo sarà anche per i libri, è paragonabile alla bomba atomica: devastante. La tecnologia ha demolito prima il vinile, poi il CD, sta demolendo il cinema e distruggerà i libri. Ormai nascono periodicamente piattaforme digitali di tutte le tipologie, centinaia, indipendenti, legali e non, in Russia e Cina sperdute chissà dove ci sono casette abitate da hackers che lavorano per società sconosciute pagate da multinazionali per lo spionaggio telematico. E questo causa azioni legali di tutti i tipi e per tutti i gusti.
L’industria discografica si è ritrovata in questo vortice di crisi di vendite, prevedibile, ma senza la possibilità di trovare rimedio in tempo. E’ come ritrovarsi di fronte a qualcosa che davvero non puoi affrontare. Una delle soluzioni è stata una sovrapproduzione di bands, artisti, album di tutti i generi. Prima una grande band faceva più o meno 1 album ogni 3 anni, ora escono sul mercato oltre 300 novità discografiche al mese, davvero troppe…e ci sono prodotti scadenti ma anche grandi lavori che però nel marasma passano inosservati. Le major stanno cercando sempre nuove soluzioni per poter pagare gli artisti di peso e con gli introiti garantire alle nuove band emergenti la possibilità di mettersi in mostra e supportarli nelle attività. Tutti hanno bisogno di tutti, da soli non si va da nessuna parte. Alcune grandi band si può dire che ‘collaborino’ con le major, magari con contratti che prevedono ormai 5 lavori (tra CD nuovi, DVD o CD live, o Greatest Hits…) in 5 anni per garantire il budget. Quando sei adolescente hai il tempo di seguire tutto, ma quando cresci arrivano lavoro, famiglia, impegni…come fai a stare dietro a tutte le novità? La musica ci sarà sempre, non morirà mai, è vicina ai fans, non si è mai allontanata…però ora è diventata gratis. Probabilmente le nuove generazioni, quelli che sono nati in questi anni, non avranno più il semplice concetto di “andare a comprare un album”! Neanche se costasse 1 euro! E quindi di conseguenza l’album è diventato ormai il mezzo per fare poi il proprio lavoro: andare in giro a fare concerti, a cui la gente non rinuncia mai. E qui il music business sta trovando mille soluzioni per tutte le tasche, ma c’è un fattore negativo: la maggior parte di queste persone non ha la  “passione vera per la musica”, quella passione che ti vibra dentro quando ascolti una canzone, oppure fanno parte del vecchio “estabilshment” e sono impreparati alla nuova era. E l’artista deve essere ancora più bravo a gestirsi, sia come artista sia come manager di se stesso…
Credo che una cosa da fare assolutamente sia introdurre la musica nelle scuole sin dalle elementari, medie e superiori, ma non solo come imparare a suonare uno strumento o cantare, ma anche imparare a conoscere tutti gli aspetti tecnici e organizzativi dell’industria discografica, reintrodurre una cultura, è comunque un lavoro a 360 gradi da compiere. Poi solo coloro che hanno la vera passione andranno avanti, quelli che sono dei fans che amano la musica, con una conoscenza del biz più approfondita, con iniziative e idee nuove, possono davvero fare la differenza…un po’ come sta succedendo a voi di Outune! (grazie, ndr)

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