Megadeth: l’11 settembre esce il nuovo disco Endgame

Dave Mustaine è una leggenda della musica pesante. Che lo si ami o che lo si odi, questo è un dato di fatto. E’ uno dei rari casi dove il musicista/la persona e il personaggio coincidono: che sia per riff di fuoco o dichiarazioni controverse, il rosso chitarrista americano è sempre rimasto sulla bocca dei fans e della stampa specializzata da ormai quasi trent’anni.

La sua vita in tappe? Essere stato il primo chitarrista solista dei Metallica, gettando le basi del successo della più grande band metal americana e ampliando, in coppia con James Hetfield, gli orizzonti della chitarra pesante. Farsi espellere dai Metallica per comportamento pericoloso, abuso di alcool e droghe, facendo nascere una faida infinita e manna dal cielo per gli amanti del gossip metallico e creandosi un’aura di stronzo bad boy.
Creare i Megadeth, una delle band heavy più famose del mondo, scrivendo classici del genere negli anni ’80, ampliando i confini a livello tecnico, musicale e di tematiche (non solo morti e sangue ma anche politica). Portarli da band di nicchia a band multiplatino dal successo globale, svettando negli anni ’90 del grunge e dell’alternative rock. Poi?
E poi cambiare pelle mille volte, passare dall’involuzione alla rinascita. Cercare di rendere i Megadeth una band mainstream, distanziandosi dalle radici metal e sperimentando nuove soluzioni sonore. Perdere parecchi fans e storici membri, riuscendo a sopravvivere e ricominciare tutto da capo a suon di thrash metal.
Sopravvivere alle droghe, riabilitarsi, ritrovare la fede, recuperare da un infortunio al braccio (quasi un ammazza-carriera), partire da capo con musicisti meno noti ma più vogliosi di suonare musica pesante. Da qui la rinascita: dischi vecchio stile, non più innovativi, ma con la grinta e lo smalto di un tempo; la creazione di un festival itinerante per gli States sintesi tra il metallo nuovo e quello classico.
Dave ha convinto tutti riaccettando il suo status: inutile cercare di scrivere pezzi per la radio e pensare di essere ‘oltre il metal’…è una leggenda della musica pesante e deve quindi ‘limitarsi’ a fare quello che sa fare meglio: riff, assoli e batteria veloce che pesta.

Il nuovo disco è pronto e mancano solo un paio di mesi alla sua uscita. Con gli ultimi due album (The System Has Failed del 2004 e United Abominations del 2006) una buona fetta di pubblico è stata riconquistata, così come tante nuove leve, garantendo un’attenzione e un’attesa elevate. Attualmente i compagni di avventura sono James LoMenzo, Chris Broderick e Shawn Drover. James (ex White Lion e Black Label Society) è un veterano, un grande bassista pieno di carisma, energia e tecnica: trascinatore dal vivo, ha già dato il suo contributo al disco precedente e ci si aspetta un apporto fondamentale da lui. Chris Broderick (ex Jag Panzer e Nevermore) è l’ultimo acquisto; è poco conosciuto ma ha una qualità tecnica indiscutibile e una possente presenza scenica. Già dal vivo ha dimostrato di saper calcare le orme degli illustri chitarristi che l’hanno preceduto (Chris Poland e Marty Friedman su tutti), porterà sicuramente assoli veloci e pieni di note, virtuosismi in linea con il metal moderno che faranno impazzire chi si aspetta dalla band un ritorno alle trame di chitarre intricate. Shawn (ex Eidolon) è da molti considerato l’anello debole del gruppo, non essendo esplosivo alla batteria come i suoi predecessori (tra cui i mitici Gar Samuelson e Nick Menza). Non va però sottovalutato il fatto che sia, tra i nuovi membri, quello presente da più anni nonché un amante del metal più incondizionato; garantisce inoltre, almeno su disco, una solida base ritmica.

I Megadeth non ripetono mai due dischi di fila: probabile che il nuovo Endgame parta come sound dal precedente United Abominations (produce e mixa ancora il veterano Andy Sneap) ma che da una parte vada a recuperare qualche sperimentazione melodica, e dall’altra ad appesantire e intricare ancora di più le parti heavy. I ‘sospetti’ paiono essere confermati dal primo antipasto del disco, il singolo ‘Headcrusher’. Inizio fulminante con shredding selvaggio, che dà il via ad una cavalcata vecchio stile dal sound potente ma pulito come il precedente United Abominations. Il ritornello ha una cadenza meccanica, quasi industrial. Dave canta col suo solito ghigno la morte per opera di un congegno musicale quando, in perfetto stile Peace Sells, la canzone cambia completamente lasciando spazio ad un mid-tempo da headbanging che da il via alla parte finale della canzone, tripudio di assoli.
3 minuti e 26 che, scusate, ci hanno fatto bagnare le mutande…

(tutte le foto da www.megadeth.com)

Marco Brambilla

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