Nuovo album di Vasco, i dettagli

Riceviamo e pubblichiamo.

Concepito in Italia negli ultimi due anni e realizzato tra Bologna, nel suo studio di registrazione Opendigital, e Los Angeles, la sua meta “lavoro-vacanza” preferita, presso gli Henson Studios. Ci ha lavorato per due ‘lunghi’ anni che gli sono costati non poca fatica: quella di riuscire a trarre profitto dalle esperienze maturate e vissute, di metterle mentalmente in ordine e trasformarle in .. canzoni.
La parte creativa, quella in cui si isola dal mondo reale per permettere alle emozioni di risalire a galla, ai suoi pensieri di diventare poesia, è quella che lo appassiona maggiormente Ci si butta dentro con tutto se stesso e ne esce alla fine stanchissimo, malinconico quasi depresso per averli lasciati volare via. La sua ‘tranquillità’ finale è che una volta trasferite su disco, non sono più sue ma di chi le ascolta e ha il diritto di appropriarsene. Mai chiedere a Vasco di spiegare una sua canzone, vi risponderebbe: “tutto quello che ho da dire lo metto nelle mie canzoni”. Al massimo può svelare il segreto di come stana la creatività, e lo fa in “Non vivo senza te” :
“scrivere una canzone è come ballare per ore prima di cadere a terra sfinito dallo sforzo finalmente morto”. E’ quel turbinio di sensazioni, quella ginnastica dell’anima che cerca e finché non è pienamente soddisfatto di quello che scrive non molla.

 

 

  

Tra i musicisti californiani che da anni collaborano ai suoi album meritano di essere ricordati Mike Landau (l’assolo di chitarra ne Gli Angeli e, oggi, ne “Il mondo che vorrei”), Vinnie Colaiuta alla batteria quest’anno affiancato da Matt Laugh che lo segue dall’anno scorso in tour, Tony Franklin al basso. Si sono aggiunti quest’anno Rafa Moreiro del trio punk Magnetico e la chitarra di Slash nel brano “Gioca con me”. Dell’incontro con il mitico guitar hero dei Guns and Roses, Vasco racconta:
“Il giorno fissato ero in studio e stavo cantando il pezzo sulla base del provino quando è arrivato… vestito esattamente da Slash: jeans attillatissimi, catena per le
chiavi alla cintura, cappellino all’indietro che raccoglieva i capelli in una coda e fazzoletto tipico pendente dalla tasca di dietro.. mi passa davanti mi saluta con uno
strano sorriso tra la complicità e il divertito.Finisco di cantare e vado in regia. Ci salutiamo brevemente…io non parlo bene l’inglese e lui nemmeno un po’ l’italiano, ma ci capiamo al volo. Io sono felice di conoscerlo e lui sembra divertito all’idea di suonare un pezzo con Matt, già batterista del suo nuovo gruppo e attualmente il mio in concerto, che gli ha raccontato quanto sia stato entusiasmante per lui suonare in Italia con me dal vivo, davanti a un pubblico così numeroso…Slash chiede di cominciare subito. Si infila un paio di occhiali da sole a specchio, attacca la spina della sua Gibson all’amplificatore, e senza nessun particolare “effetto”, parte a suonare il pezzo.
Ho notato che pure essendo Slash, un guitar hero dei più maledetti della storia, sapeva già il pezzo… lo aveva imparato prima a casa e adesso lo suonava come
fosse suo. Ci incontriamo durante una pausa e mi fa: “ehi Vasco, “do you like more strong or more light?” Gli rispondo: “I like more strong, man.” Ha fatto un cenno con la testa ed è tornato di là. Non l’ho più visto. Il giorno dopo quando ho sentito il pezzo sono rimasto allibito. Cazzo però Slash!”

 

  

L’album è prodotto da Vasco e Guido Elmi, tranne due brani prodotti con Celso Valli.
Tutti i testi sono di Vasco, che prosegue il suo cammino verso lo stile minimalista. Cresce l’esigenza di sfrondare, di esprimersi con poche essenziali parole. Lo si percepisce soprattutto in “Adesso che tocca a me” e in “Ho bisogno di te” (interamente sua, parole e musica, come “Non sopporto”). Per le musiche si avvale della collaborazione della “solita” combriccola, squadra vincente non si tocca: Tullio Ferro, Gaetano Curreri e Guido Elmi, da anni complici, ognuno a suo modo, delle differenti atmosfere musicali, volute in tutti i suoi album.
Il primo singolo per le radio in onda dal 14 marzo è “Il mondo che vorrei” e avendo il titolo più suggestivo dà il titolo all’album intero che “avrebbe potuto anche chiamarsi Disco Volante, come abbiamo avuto modo di leggere su qualche quotidiano, o L’Ultimo album di Vasco”.
Del singolo uscirà un’edizione limitata e numerata in vinile, 4500 copie che si contenderanno i collezionisti. Cosi come le 4000 copie in vinile dell’album, edizione limitata.
L’album viene pubblicato in contemporanea in Europa: Germania, Francia, Svizzera, Olanda e Spagna. Questo, però, non significa che ne intepreterà delle versioni in una lingua diversa dall’italiano: così come non ama i duetti improvvisati, Vasco non ha mai accettato di ‘tradurre’ le sue canzoni in inglese o in tedesco o in spagnolo perché non ama i compromessi e i suoi testi sono troppo personali per essere resi nel loro significato da una traduzione.
L’album si compone di 12 canzoni , compresa “Basta poco” che un anno fa ha voluto far uscire perché era, in tutti i sensi, “il momento giusto” per l’aria che tirava: provocatorio uscire solo per internet richiamando l’attenzione sul cambiamento epocale del supporto fonografico e a sottolineare che la crisi è discografica, non della musica che gode di ottima salute: “ce ne sarà sempre bisogno, senza musica non si può stare”.
La dimostrazione più lampante è la musica dal vivo. I dati SIAE per il 2007 hanno rilevato l’inversione di tendenza tra i giovani, che amano di più andare allo stadio per sentire un concerto che per una partita di calcio. Va da sé che chi ha maggiormente contribuito a ribaltare la situazione è Vasco che “fa suonare gli stadi” dal 1990.

 

  

E ci torna anche quest’anno con un tour che nasce all’insegna dei raddoppi: due date a Roma (29 e 30 Maggio), due a Milano (6 e 7 Giugno) e due ad Ancona (14 e 15 Giugno). Biglietti andati a ruba: basti pensare che i biglietti messi in vendita per le prime due serate di Roma e Milano sono stati polverizzati in meno di un giorno (esauriti 130.000 tickets nell’arco di 16 ore a Roma e di 12 ore a Milano). Dopo un’estate 07 che lo ha visto trionfare nel live senza un album in circolazione.
Quest’anno Vasco compie 30 anni di ‘onorata carriera’: 1978 “Ma cosa vuoi che sia una canzone” primo album – 2008 “Il mondo che vorrei”, l’ultimo album.

“Che rappresentavo il nuovo me ne rendevo già conto all’inizio della storia ma non credevo di raggiungere questo livello di popolarità. Pensavo al massimo ad un successo di nicchia. Il filo rosso che lega tutte le mie canzoni sono io che sono ancora qui, vivo e vegeto. Il linguaggio musicale che ho sempre usato per esprimermi è il rock…oggi è soltanto eseguito meglio”

E il 7 febbraio ha compiuto 56 anni: “ mi sento un sopravissuto, in tutti i sensi…ho vissuto molto intensamente anche perché credevo di avere una vita breve. Ho fatto un sacco di esperienze e cambiato molti modi di vivere: ho vissuto da sconosciuto, da povero, da ricco e famoso. Da montanaro, da studente, da deejay e da rockstar. Mi sembra che dio mi abbia concesso una vita veramente molto varia e lunga…o forse si è dimenticato di me.”

Dal 1978 a oggi 20 album: Sincero fino in fondo nelle sue canzoni ha sempre e solo raccontato le sue esperienze e le sue crescite, diventando per chi lo segue fin dall’inizio della storia, un fratello maggiore. Oggi più che mai i ragazzi si fidano di lui, che gli racconta come stanno realmente le cose, “guardala in faccia la realtà, è meno dura e se c’è qualcosa che non va, dillo alla luna, può darsi che porti fortuna…”, ‘domani arriverà, sì, ma non è detto che “sarà meglio” . Nulla è garantito. Tranne i sogni e le illusioni che aiutano a vivere meglio. “IL MONDO CHE VORREI E’ UN MONDO DOVE SI VIAGGIA SEMPRE E NON SI ARRIVA MAI”

Dopo gli anni dell’incoscienza, quelli della consapevolezza. E ritorno: alle illusioni, ai sogni, senza i quali la realtà può diventare odiosa, anzi lo è. E’ questo il messaggio (se di messaggio si deve parlare) ma sarebbe meglio chiamarlo l’urlo che pervade tutto l’album. L’uomo cresce, va avanti rendendosi sempre più conto della realtà, prima o poi arriva il disincanto. L’artista, per contro, ammonisce a non rinunciare ai sogni. Ecco: se è vero che ogni suo album è una puntata della sua vita, questo suo ultimo lavoro lo rappresenta come è ora: alla rabbia, si aggiunge sempre più malinconia per le cose che non vanno mai come dovrebbero andare, “Il mondo che vorrei”:
“Ed è proprio quello che non si potrebbe che vorrei ed è sempre quello che non si farebbe che farei ………………………. Ed è proprio quando arrivo lì Che già ritornerei Ed è proprio quando sono qui Che io ripartirei…”

 

Insaziabile Vasco. Non sopporta costrizioni, legami di sorta, ha necessità urgenti deve “spingere l’acceleratore” non può mettere limiti alla sua immaginazione. Ha bisogno di sentirsi libero, nella realtà non lo si è affatto. Quello che vede e sente intorno non gli piace anche se non ha una ricetta per cambiare il mondo e non pretende nemmeno di averne una in tasca. Mai in pace con se stesso, ogni volta che raggiunge un obiettivo sposta l’orizzonte per un altro sogno, meglio se irraggiungibile. L’uomo è grato alla vita che gli ha dato tanto, gli ha dato tutto. Eppure è insoddisfatto, il suo malessere è nel conflitto con la realtà. Si sfoga in “E adesso che tocca a me” “E adesso che sono arrivato fin qui grazie ai miei sogni che cosa me ne faccio della realtà…” Odia l’ipocrisia e lo dice chiaramente in “Non sopporto” e sente anche molta diffidenza verso chi ha solo certezze e mai un dubbio. Diventa feroce, ironico al limite del sarcasmo in “Dimmelo te” “Dimmelo te come stai tu non prendi con te ripensamenti mai E allora dimmelo te Io sono ancora qui E se non viene un angelo E se non nasce un rock’n roll…” Lui, il re del dubbio, certezze non ne può dare. La sua unica speranza è che, se non arriva un angelo, che nasca almeno un rock’n roll: l’unico senso che ha trovato è nella musica. La musica lo salva e gli permette di mantenere il fanciullo che ha dentro, la sua espressione artistica. Certamente non sarebbe più Vasco se non dedicasse ampio spazio al complicato rapporto con le donne, anche la sua. Si arrende totalmente alla donna “Non vivo senza te” ma la mette anche in guardia in “Vieni qui” (“non potrai mai trovare un altro come me”). Non mancano, ovviamente l’omaggio alla femminilità “Gioca con me” (alla chitarra Slash) e all’amore in “Colpa del whisky” Che dire ancora? E’ un “vascorossi DOC”, un album che ha molto tiro musicalmente, si va dalle ballate ai pezzi ironici, divertenti o irriverenti, o provocatori, come nella migliore tradizione del rock. C’è forse ancora da notare….che di album in album l’interpretazione diventa sempre più intensa! …che ha voglia di cantare!

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