Presentato il nuovo album di Mina “Bau”

E' stato presentato giovedì 16 novembre il nuovo disco di Mina, intitolato "Bau". Di seguito il comunicato stampa che abbiamo ricevuto.

Era da "Kyrie" (1980) che non si verificava una presenza così numericamente significativa di brani firmati dallo stesso autore – o dalla stessa coppia di autori – in un disco di Mina (se si escludono, ovviamente, i dischi "monotematici" dedicati ai Beatles, a Lucio Battisti, a Renato Zero e a Domenico Modugno). Per gli amanti delle statistiche, va detto però che se in "Kyrie" le canzoni di Simonluca erano sei (ma l'album era in origine doppio, e conteneva complessivamente sedici titoli), in "Bau" Andrea Mingardi e Maurizio Tirelli (suo collaboratore di lunga data, fin dai tempi dei Supercircus) firmano insieme sette brani su tredici, e il solo Mingardi è autore anche di un'ottava canzone: il che fa del cantautore bolognese il detentore di un invidiabile record (come notazione "storica", ricordiamo che già nel 1986 una canzone di Mingardi – "Ogni tanto è bello stare soli"- era stata inclusa da Mina nel suo album "Sì buana").

Inutile chiedersi se ci sono "dietro" questa scelta ragioni particolari o speciali: Mina, si sa, seleziona le canzoni solo in base ai meriti intrinseci delle canzoni, senza nessun altro criterio che non sia quello del suo gusto personale. "Le cose più belle che le arrivano, le fa" spiega con l'abituale franchezza Massimiliano Pani, che di "Bau" è il produttore: "fra le tantissime canzoni che – come sempre – le sono arrivate c'erano quelle proposte da Andrea Mingardi, a lei sono piaciute e ha deciso di interpretarle. Poi, certo, nella selezione finale qualcosa è rimasto fuori prima di chiudere la scaletta del disco; se dopo l'ultima scrematura ne sono rimaste tante di Mingardi, significa che lei le ha preferite ad altre". Sembra semplice, persin semplicistico: ma va ricordato che Mina è stata la prima in Italia ad esercitare la pratica di quelle che oggi chiamiamo "cover" (già negli anni Sessanta reincideva canzoni di Sanremo a pochi giorni dalla loro presentazione al Festival da parte di altri artisti), una pratica che – sia detto per inciso – proprio recentissimamente sembra essersi assai diffusa fra suoi colleghi anche prestigiosi; ed è stata anche la prima a comprendere l'importanza del ruolo degli autori, ai quali ha riconosciuto attenzione e rispetto anche quando invece pareva che i cantautori fossero gli unici capaci di scrivere canzoni (appunto…) "d'autore". Il che le ha consentito di diventare, nel tempo, l'interlocutrice preferita e più credibile degli autori di canzoni, famosi o sconosciuti che siano: perché si sa, ed è noto, che Mina ascolta tutte, ma proprio tutte le canzoni che le vengono fatte pervenire. E, come si diceva poco sopra, sceglie quelle che le sembrano le più adatte alla sua voce e alla sua interpretazione.

Tornando a "Bau", dunque, Mina ha assai apprezzato che Mingardi le mandasse molte e belle canzoni; l'ha tanto apprezzato che ha ricambiato la cortesia e l'attenzione invitando Andrea a cantare con lei, prestando la sua voce così intensa e particolare a due brani del disco (quello di apertura, "Mogol Battisti", del quale non diremo qui più nulla perché se ne è già scritto molto, e perché l'entusiasmo con cui la canzone è stata accolta dai programmatori radiofonici ha fatto sì che la canzone sia ormai già notissima – e meritatamente, dato che è una canzone squisitamente, quasi spudoratamente pop, di grande cantabilità e di piacevole orecchiabilità; e il brano di chiusura, "Datemi della musica", la canzone che intitolava il secondo Lp di Andrea Mingardi, datato 1976). Ma se una coppia di autori si è aggiudicata la lion's share, la parte del leone della tracklist di "Bau", per gli altri brani Mina non ha smentito l'ecletticità e l'allegra disinvoltura con la quale privilegia ora autori di riconosciuta professionalità, ora autori che le sono particolarmente congeniali, ora autori meno noti o addirittura debuttanti.

Così, ecco Maurizio Morante ("Un uomo che mi ama"), che a Mina ha già dato parecchi brani nel corso degli ultimi quindici anni (il primo, "Il genio del bene", era in "Caterpillar", 1991; la sua firma è poi tornata in ben quattro titoli di "Sorelle Lumiere" (1992) e poi in "Pappa di latte" (1995), "Cremona" (1996), "Olio" (1999) e "Napoli secondo estratto" (2003). Ed ecco Giancarlo Bigazzi: che recentemente aveva dato a Mina l'originale, intensa "Il pazzo" (in "Veleno", 2002), e qui torna con un brano firmato insieme a Marco Falagiani, "Fai la tua vita" (non chiedetevi dove l'avete già sentito, ve lo diciamo per risparmiarvi la fatica di frugare nella memoria, vostra o di Internet: era stato presentato al Festival di Sanremo del 2000 dal giovane Claudio Fiori, Mina ha chiesto a Bigazzi di intervenire su alcuni passaggi del testo: ne è uscito un edito/inedito di singolare fascino).

Ed ecco Agostino Guarino, giovane (cant)autore di belle speranze (col nome d'arte di Agostino Celti) che firma la divertente e divertita "Come te lo devo dire", una di quelle canzoni-commedia che a Mina piace tanto mettere in scena. E ancora Luca Rustici, fratello del più famoso Corrado, chitarrista e autore, già collaboratore degli Audio 2, che con Anya (una cantante della quale sta curando la produzione) ha composto "Alibi"; e l'inedito trio Samuele Cerri – Mattia Gysi – Axel Pani.  Quest'ultimo aveva già dato la sua voce – per un messaggio in segreteria telefonica – a "Portati via", uno dei brani di "Bula Bula" (2005); "Con questo suo amico, Mattia" spiega Massimiliano, senza voler enfatizzare ma con una punta di (legittimo) orgoglio paterno, "Axel, come tanti altri ragazzi, scrive, suona, canta. Gli ho chiesto di farmi ascoltare le loro cose, poi Mina mi ha chiesto a sua volta di farle ascoltare a lei, e fra quelle c'era una canzone carina, che è stata messa sullo stesso piano delle altre, di quelle di altri autori più o meno noti, ed ha finito con l'essere scelta; poi Samuele Cerri, che da tempo collabora con Mina sia come autore sia come responsabile della redazione del sito www.minamazzini.com, ha rielaborato il testo – che era parte in inglese, parte in 'finto inglese'. – e ne ha scritto uno in italiano". Così è nata "Per poco che sia", che segna il debutto di Axel Pani nel "mestiere" della musica.

In questo album ci sono molte "forze nuove" anche fra i musicisti (due nomi per tutti: Ugo Bongianni, pianista e arrangiatore ventenne, che ha programmato e suonato le tastiere; Luca Meneghello, chitarrista sulla trentina, uno dei migliori in assoluto della sua generazione – e non solo) che affiancano i collaudati Lele Melotti, Danilo Rea, Faso e Lorenzo Poli, e si avverte l'intento di realizzare un disco "pop" che non "suoni" come tanti, anche troppi dischi "pop" contemporanei – e che quindi non suoni uguale agli altri come gli altri suonano spesso uguali fra loro. Anche a questo scopo Massimiliano Pani ha seguito un approccio non egocentrico alla produzione, affidando compiti precisi a diversi professionisti: ad esempio, incaricando degli arrangiamenti dei fiati Gabriele Comeglio, che dirige una big band ed è un musicista di sicure qualità. Per sé, Massimiliano Pani ha mantenuto un ruolo più da coordinatore, da distributore dei ruoli: e quanto sia stata funzionale questa scelta appare evidente ascoltando le canzoni di "Bau", un'ora di musica che scorre piacevolissimamente senza mai annoiare, e che trascorre fluidamente dal rhythm&blues di "Sull'Orient Express" (con la voce di Mina che canta, un'ottava sotto, le avventure esotiche di un personaggio che sembra uscire dalle tavole del "Macao" di Altan) alle atmosfere da jazz club di "Johnny Scarpe Gialle" (in cui il divertimento sta anche nel riconoscere i titoli di famose canzoni rock'n'roll utilizzati per costruire il testo), dalla "minosità" inconfondibile di "Nessun altro mai" alle strofe quasi recitate di "Alibi", dalle attualissime atmosfere "brit" di "Per poco che sia" al terzinato anni Cinquanta di "The end" (c'è persino l'immancabile doo-doo-wop) alla larga melodia, melodrammaticamente quasi pucciniana, di "Un uomo che mi ama"… E che si chiude con il secondo duetto con Andrea Mingardi: "Datemi della musica", in cui l'autore – parliamo del 1976, ricordiamolo – appare come una sorta di Tom Waits padano, quasi dettando le ultime volontà e dando istruzioni per le proprie esequie, e chiude con la sua voce il pezzo abbandonandosi a un delirio di citazioni tratte da canzoni celeberrime della storia del rock.

"Volevamo fare un disco con bei pezzi che suonasse bene, e che non fosse uguale agli altri dischi che stanno uscendo in questi mesi", informa con amabile understatement Massimiliano Pani. La qualità delle canzoni, delle esecuzioni, degli arrangiamenti parla da sé; e se si aggiunge a tutto questo un'interpretazione vocale sulla quale ogni aggettivo speso appare ormai pleonastico e ripetitivo (signori, è Mina…), non si può non considerare centrato l'obbiettivo. Ma anche queste sono parole già sentite troppe volte. E' sempre così difficile scrivere qualcosa di nuovo, a proposito di Mina…

Condividi.