Ristampe: Deep Purple – Come Taste The Band-Deepest Purple Anniversary Edition

Siamo nell’epoca d’oro delle ristampe, ormai ne siamo tutti consapevoli, ma quando le riedizioni sono di questo tipo, niente da eccepire.

“Come Taste The Band 35th Anniversary Edition” è l’ultima fatica del grande combo inglese nel decennio che lo consacrò star assolute dell’hard rock: Blackmore se n’era appena andato sbattendo la porta, il gruppo sembrava allo sbando, ma l’intuizione geniale di proseguire con Tommy Bolin, dotatissimo ma misconosciuto chitarrista, sembrava perfetta per regalare nuove emozioni (oltre a sposarsi alla perfezione con l’anima funky di Coverdale e Hughes). L’album rimase invece l’unica perla di un sodalizio terminato con la tragica morte di Bolin, unico membro di tutti i Mark a morire secondo i cliché della rockstar. Quasi totalmente influenzata dall’anima nera di tre componenti su cinque, “Come Taste The Band” rappresenta una sorta di corpo estraneo nella discografia porpora, tanto che nessuno può immaginare verso quali lidi sarebbe potuta spingere la band in futuro. Di certo, lidi non graditi a Richie Blackmore. La nuova edizione, oltre a presentare un interessantissimo pezzo non incluso nell’album, è composta da due dischi, il secondo dei quali vede la rimasterizzazione (e i remixes)  effettuati da Kevin Shirley, nel più classico dei formati delle ristampe del gruppo.

Il secondo disco ad uscire in occasione del trentesimo anno di vita è, stranamente, un best of. Si tratta probabilmente della prima volta in cui una raccolta viene rieditata in versione deluxe, perlomeno in tempi recenti. Per capire il motivo di tale operazione, bisogna pensare che “Deepest Purple 30th Anniversary Edition” uscì quando il gruppo non esisteva più da diversi anni e la fame di nuove uscite o, quantomeno di qualcosa di nuovo nel senso più ampio del termine, era giunta ormai alle stelle. Quando l’album finì sugli scaffali dei negozi, la gente impazzì completamente, facendolo diventare uno degli album più venduti del periodo e della discografia del gruppo. Roger Glover ha dichiarato recentemente che solo in quel periodo si rese conto di essere davvero ricco, poiché continuava a ritirare assegni dovuti al greatest hits. Se pensare alla scena può mettere un po’ di malinconia (tutto ciò sarebbe dovuto forse succedere con “In Rock”), è anche vero che il mercato ha le proprie regole e come tali vanno accettate. Un po’ come quella di ripubblicare un best, ma regalando un secondo disco di video da leccarsi i baffi: un compromesso che cerca di unire i profitti a qualcosa per cui valga la pena di metter le mani al portafoglio.

Luca Garrò

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