Rock Im Park 2010: Kiss, Slash e Jay-Z

Update 03:30 – I Kiss sono stati capaci di iniziare il loro show con 15 minuti di anticipo per rispettare il limite di orario delle 23.00 e offrire a una grossa fetta dei 60000 presenti (stando alle cifre di quotidiani nazionali e locali) più di due ore di concerto.

Inizio paura, con il nuovo singolo “Modern Day Delilah” e una “Cold Gin” sparata già da subito. Lo show non presenta alcuna differenza rispetto al resto delle date europee: tutti i dubbi riguardo alla fattibilità di riproporre fuochi d’artificio, fiamme, Paul Stanley volanti (e vederlo sopra le teste di decine di migliaia di persone, fidatevi, è tutt’altra cosa) e luci sono scomparsi già dopo i primi 15 minuti. Vederseli in un palazzetto sarà bello, ma il fascino dei Kiss in un open air è indescrivibile. Come già detto, zero cambi di programma in confronto a Milano e al resto del tour: scaletta senza alcuna variazione, con tanto di tributo a Ronnie James Dio prima di “God Gave Rock ‘n’ Roll To You”. Saranno dei mercenari (e citiamo un addetto del settore che ha definito Simmons “The Godfather of business”), ma a distanza di trent’anni lo show dei Kiss ha pochi rivali al mondo, anche a livello di solo impatto visivo.

Mentre Paul Stanley e soci stavano suonando nel CenterStage, non abbiamo resistito alla tentazione di vedere i The Damned Things, supergruppo nato dalla fusione componenti di FallOut Boy, Anthrax ed Every Time I Die, per quella che sarà a conti fatti la nostra unica visita al ClubStage. Una band che propone un hard rock di stampo statunitense un po’ moderno e un po’ ruffiano, con influenze da tutte le band madri: in alcuni pezzi si sentono le parti più urlate e pestate degli Every Time I Die, in altre i riff killer degli Anthrax, anche se la matrice principale forse è la musica dei FallOut Boy, rivista in chiave più pesante, ma comunque fin troppo orientata alle radio. 40 minuti per una band senza un disco pubblicato sono di fatto troppi, ma i Nostri riescono comunque a mettere in piedi un qualcosa di professionalmente ineccepibile, ma altamente discutibile dal lato musicale. I The Damned Things partono a razzo, con due pezzi che si riveleranno i migliori del lotto, per poi calare di brutto per la restante mezz’ora. Rimandati a settembre, quando pare uscirà il loro debutto per Island/Universal.

Con i fuochi d’artificio dei Kiss si chiude per noi la terza giornata del Rock Im Park: lasciamo la sala stampa con il delirio di gente accorsa nel ClubStage per vedere i metalcorer tedeschi Heaven Shall Burn (cosa che ha portato ad un’invasione di fan, quantificati in circa 5000 persone, anche nelle immediate vicinanze del PresseZentrum) e, in sottofondo, le note di una versione funky di “Backstreet’s back” dei Backstreet Boys proposta da Jan Delay & Disko n. 1, band ignorata in Italia ma famosissima in Germania, al punto di ricoprire il ruolo di headliner dell’AlternaStage.

Kiss Setlist: Modern Day Delilah, Cold Gin, Let Me Go, Rock ‘N’ Roll, Firehouse, Say Yeah, Deuce, Crazy Crazy Nights, Calling Dr. Love, Shock Me, I’m An Animal, 100,000 Years, I Love It Loud, Love Gun, Black Diamond, Detroit Rock City
Encore: Beth, Lick It Up, Shout It Out Loud, I Was Made For Lovin’ You, God Gave Rock ‘n’ Roll To You, Rock And Roll All Nite

Update 22:30 – Difficile trovare qualcosa da dire sui Kiss che non sia già stato detto, soprattutto se parliamo di concerti dal vivo. Paul Stanley e soci entrano in scena addirittura in anticipo sull’orario previsto ma conquistano in pochi minuti l’attenzione di tutta la sterminata area dello stage centrale. Impressionante vedere una distesa umana completamente dedita a seguire gli ordini che le vengono impartiti da queste leggende del rock viventi. Poco importa se la voce di Paul finisce dopo dieci minuti, i fuochi d’artificio ci sono, gli schermi triplicano (la regia delle riprese è dello staff dei Kiss e non quello dell’organizzazione, cosa più unica che rara fino a questo momento) le immagini e quando partono i classici non si salva nessuno, nemmeno i ristoratori orientali che vogliono fare rock and roll per tutta la notte.
Mezza delusione invece il nuovo progetto di Scott Ian e compagni The Damned Things, ma approfondiremo meglio il concetto domani, ora cominciamo seriamente a darci sotto con il ridimensionamento delle foto…quelle buone…

Jay-Z

Jay-Z

Jay-Z

Jay-Z

Jay-Z

Update 20:30 – Reunion tour per i Cypress Hill, riformatisi lo scorso anno (con tanto di nuovo splendido disco, “Rise up”) e in tour in Europa in queste settimane. Scenografia semplice, con un telo che richiama l’artwork dell’ultimo cd, e spazio alla sola musica per uno show di 60 minuti esplosivo e capace di coinvolgere il pubblico del Center Stage. Nell’ora di concerto proposti classici del genere come “Cock the hammer” e “Hand on the pump”, con spazio anche alla riuscita title track dell’ultimo disco, che conferma l’attitudine rock di uno degli act più seminali nel movimento, tra i creatori anche di forme più contaminate come il rapcore. Con lo show dei rapper ispanico-americani si nota anche quella che sarà la maggiore differenza con la giornata di ieri: un’audience più rilassata e dedicata maggiormente alle attività secondarie dell’area concerti, affluenze minori e, di conseguenza, spazi molto più ampi tra il pubblico, soprattutto nelle retrovie.

A conti fatti, gli inglesi Kasabian saranno, per ora, le maggiori vittime del mood che si respira in questa giornata: AlternaStage relativamente affollato nelle prime file e ricco di spazi vuoti già dai primi metri dietro la zona mixer. La seconda metà dell’area è occupata da gente seduta e stremata dal caldo che, in questo sabato, non ha dato assolutamente tregua. E peccato, perché la band di Sergio Pizzorno, chitarrista di chiare origini italiane, all’aperto riesce a dare quella marcia in più alla sua musica. Scaletta ridotta rispetto al classico show a causa dei soli 50 minuti a disposizione, ma spazio a pezzi come l’opener “Fast fuse”, “Underdog”, “Reason is treason” e il capolavoro “Club foot”, opener del loro disco di debutto. Un gruppo di valore, con un incredibile Ian Matthews alla batteria, che però qui non gode della stessa fama posseduta nella madrepatria.

Nonostante l’opposto genere musicale che propone la sua crew, Jay-Z conquista lentamente il pubblico del Central Stage. Per alcuni è ora di cena o per l’ennesima birra, per molti altri è momento di hip hop e di balli più o meno casuali a ritmo dei beat proposti dalla star di fama mondiale. E Jay-Z stesso si dice estremamente contento e soddisfatto per l’affetto e la considerazione a lui tributati dagli spettatori del Rock im Park. Servita per i dubbiosi, noi per primi, la smentita: tolleranza, rispetto e divertimento a tutti i costi sono alcune delle parole chiave che caratterizzano i grossi festival Europei, la contestazione, il bottigliamento e i fischi sono un vanto tutto nostrano. Per ora è tutto… no, ci siamo dimenticati di dirvi che iniziano a girare troppe persone truccate di bianco e di nero. Che la Kissmania sia destinata ad esplodere in queste imminenti ore? Noi, oltre ovviamente ai Kiss, aspettiamo fiduciosi March Of The SOD…

 

Update 17:30 – Giornata all’apparenza tranquilla rispetto al bordello di ieri e, soprattutto, domani, nella quale ce la prendiamo comoda e iniziamo alle due del pomeriggio con gli Airbourne. Su disco possono gasare, ma live la noia inizia a sopraggiungere già dal terzo pezzo: dei brani di fatto identici che coinvolgono solamente i nostalgici degli Ac/Dc e i ragazzini. Troppo grande il main stage per la loro musica; troppo spazio all’ultimo disco e pochi brani, come “Too much, too young, too fast”, da Runnin’ Wild.

Non molto diverso lo show di Slash, capace di andare avanti a due velocità nettamente diverse: lentissimo nei brani della sua carriera solista e degli Snakepit, velocissimo e con delirio collettivo dei presenti con le canzoni dei Guns N’ Roses: “Civil war”, “Sweet child o’ mine” e “Paradise city” restano di fatto i picchi di un concerto altrimenti superfluo; delusione, dal fronte “pubblico” per una “Rise today” degli Alter Bridge accolta con una certa freddezza. Proprio da un componente di questa band arriva la nota più positiva di questa ora di spettacolo: Myles Kennedy; dietro al microfono non delude affatto, anche se sentirlo imitare alla perfezione il fu Axl fa temere per le sue corde vocali in previsione futura. Resta il fatto che un cantante del genere non può far altro che diventare una delle Rockstar del ventesimo secolo, vederlo fianco a fianco a spararsi le pose con Slash fa pure riflettere su come, probabilmente, il futuro stesso per lui sia già tracciato…

Ci aspettano show sicuramente di altissimo livello di qui a breve: da Cypress Hill, Kasabian, Kiss e The Damned Things, anche se la nostra curiosità sarà attorno alle 19. Proprio a quest’ora salirà sul palco Jay Z: accolto da sonori fischi nelle presentazioni del pomeriggio, la sua sarà la presenza più discussa in quel dello Zeppelinfeld di Norimberga.

Madò ma quando mi passa? 

12:00 – Dopo lo shock assoluto post Them Crooked Vultures, la giornata odierna rallenta leggermente i giri del motore rock del festival, escludendo le esibizioni di mostri sacri quali Kiss e Slash.

Attesa anche per Cypress Hill, Jay-Z, Editors e Gossip, mentre in serata non ci perderemo sicuramente i The Damned Things. Interessante anche constatare quanto gli Heaven Shall Burn siano cresciuti (non solo in termini di classifiche) e vedere la gazzarra notturna di Jan Delay & Disko No.1…

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