Serj Tankian: Imperfect Harmonies, il disco che non ti aspetti

Aveva già avvisato tutti Serj Tankian parlando di ‘electro-orchestral-jazz-rock’ descrivendo la musica che stava registrando per “Imperfect Harmonies”, l’atteso sequel al sorprendente “Elect The Dead” del 2007.

Diventa difficile lanciarsi in una descrizione traccia dopo traccia di un lavoro che spesso sembra free jazz improvvisato, che accatasta linee orchestrali una sopra l’altra, che mantiene spesso la batteria in secondo piano, che gioca con l’elettronica dall’inizio alla fine, che raramente lascia spazio alle chitarre elettriche e che propone una serie di partiture vocali che si sovrappongono e sfruttano la gamma del Nostro in qualsiasi modalità.
Siamo rimasti spiazzati e abbastanza sorpresi da un cambiamento così marcato durante la sessione di preascolto, certo dovevamo desumere che il tour orchestrale avesse ispirato non poco il frontman degli ex (per quanto ancora? Ndr) System Of A Down, ma non che avesse portato alle estreme conseguenze un discorso di sperimentazione musicale a 360 gradi che aveva sempre dichiarato di voler intraprendere.

A maggior ragione ogni ascoltatore potrà avere una chiave di lettura differente su “Imperfect Harmonies”, vista l’estrema abbondanza musicale che Serj Tankian ha inserito dentro gli undici brani della tracklist definitiva. La partenza del disco vede “Disowned Inc.” mettere in evidenza immediatamente l’importanza che le orchestrazioni avranno per tutto il lavoro. La prima strofa al limite del free jazz e gli elementi elettronici che appaiono di continuo lasciano davvero di stucco. Molto conosciuta la successiva “Borders Are”, con linee melodiche curate maniacalmente. “Deserving?” presenta un ritmo inusuale per un pezzo che copre quasi totalmente le partiture vocali con le orchestrazioni. “Beatus” prosegue sulla falsa riga dell’elettro-jazz e presenta l’orchestra dopo un paio di minuti dall’inizio della canzone stessa. Inizia a montarci la curiosità per scoprire come diavolo farà Serj Tankian a riproporre questi brani dal vivo, e se vorrà soprattutto dare a questi una dimensione più elettrica e rock, oppure se si presenterà con due dj per inserire tutte le basi orchestrali necessarie per riproporre fedelmente i pezzi.

Reconstructive Demonstrations” è la traccia più lunga del lotto ed è anche quella che ci ha convinto di meno; la successiva “Electron” invece ci riporta a “Elect The Dead”, se non altro per le linee vocali, e per la presenza maggiore di basso e chitarra, più in evidenza rispetto all’orchestra che scala momentaneamente in secondo piano. Più immediate e maggiormente interpretabili le tre successive canzoni: “Gate 21” vede Tankian sfruttare a dovere il proprio range vocale in un motivo che sa sufficientemente di System Of A Down nonostante l’assenza delle percussioni; la stessa strofa ripetuta a oltranza ci porta a “Yes, It’s Genocide”, momento di grande tensione emotiva che prelude al crescendo di “Peace Be Revenged”, che dopo una partenza tranquilla, cresce grazie all’orchestra e all’inserimento deciso di batteria e chitarra. In questo caso potremmo dire che il discorso intrapreso con “Elect The Dead” viene qui portato alle estreme conseguenze.

Siamo in dirittura d’arrivo e i 45 minuti circa di disco ci riservano due momenti interessanti posti a fine tracklist: “Left Of The Center” è probabilmente il pezzo dotato del refrain più diretto e deciso di tutto il disco (e questo dovrebbe dirla tutta sull’effettiva parte ‘rock’ contenuta in “Imperfect Harmonies”, ndr) mentre “Wings Of Summer” è un episodio a tratti da soundtrack cinematografica, sognante e decadente allo stesso tempo, ideale conclusione di un lavoro che definire sorprendente è poco.
Serj Tankian ha rischiato parecchio, mettendo in mostra una volontà estrema di trasporre in musica fino in fondo tutte le proprie idee e volontà. Se da un lato non possiamo fare altro che applaudire il frontman per il coraggio mostrato, dall’altro ci prendiamo del tempo per capire se era proprio necessario mettere tutta questa carne al fuoco rischiando di compromettere la digeribilità complessiva del lavoro stesso. Infine ci piace ricordarvi anche l’altra faccia di Serj: pur rispettando la svolta solista dell’artista, ci piace ricordare che poco più di dieci anni fa succedeva questo…

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