Speciale Capo Verde Terra D’Amore, parla il produttore

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Alberto Zeppieri, produttore di “CAPO VERDE, TERRA D’AMORE – vol.1” (prodotto dall’associazione non-profit Numar Un in collaborazione con Lusafrica e distribuito da Sony Music), progetto musicale, culturale e umanitario.

Alberto Zeppieri, 56 anni, è friulano di nascita e milanese d’adozione. È fondatore e socio di una nota emittente radiofonica nazionale e di varie iniziative culturali ed umanitarie. E’ inoltre Autore di testi musicali, giornalista e produttore discografico affascinato della musica etnica e d’autore.

Da dove e come nasce questo progetto?
“Mi era già capitato di incontrare canzoni portate al successo da Cesaria Evora, durante la lavorazione di CD da me curati per conto della mia etichetta etnica Numar Un (con Bruno Lauzi e con Cristina Mauro, portavoce della lingua friulana). Ma è stata certamente una mia vacanza nell’arcipelago di Capo Verde che mi ha permesso di conoscere meglio quei loro mondi semplici e spontanei, le loro musiche e la loro cultura del quotidiano, che mi hanno ammaliato e catturato”.
 
Quanto è stato difficile (se lo è stato) coinvolgere nomi così altisonanti della scena nel progetto?
“A ripensarci oggi mi è sembrato tutto molto naturale, anche se – quando racconto la storia – a molti appare come una bella favola: il sogno di una persona comune che si avvicina a ‘mostri sacri’ come la Vanoni, Morandi, la Ruggiero, Bennato, Lavezzi ecc. per chiedere ad ognuno di loro di aderire al progetto di uno sconosciuto, senza bisogno di staccare neppure un assegno. Sono stati tutti davvero grandi: non li conoscevo personalmente eppure mi hanno ascoltato e dato fiducia, forse contagiati dal mio entusiasmo e sicuramente coinvolti profondamente dalla bellezza delle canzoni. Certamente per gli Artisti è stato anche determinante sapere che ogni margine della produzione andrà ad aiutare progetti di alimentazione scolastica del World Food Programme (il braccio umanitario dell’ONU), per i bambini dell’Africa.”
 
Qual è l’obiettivo artistico che si propone il progetto?
“Gli adattamenti in italiano possono consentire una migliore assimilazione di queste musiche e dei loro messaggi – semplici eppure tanto profondi – legati a natura, amore ed ambiente. Il creolo capoverdiano è una lingua affascinante, ma poco comprensibile persino per chi parla il portoghese. Mi è piaciuta anche molto l’idea di uno scambio di culture tra il Mediterraneo e l’Atlantico e sono convinto che l’aver consentito ad ogni Interprete di lavorare con le sue tempistiche, con i propri musicisti e nella propria città, abbia favorito molto questa contaminazione tra stili, mondi, linguaggi e visioni.”
 
Quali sono i progetti (oltre a questo) sui quali è attualmente impegnato?
“La mia etichetta è di Udine e, oltre ad esser particolarmente attenta a progetti di qualità in lingua friulana, da sempre rivolge particolare attenzione ai nuovi talenti del territorio e della vicina Slovenia. C’è in particolare un progetto, denominato “Ascoltami – Voci a NordEst”, nato nel 2005 assieme alla Asile della mia conterranea Elisa (Toffoli – ndr) e sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Ci ha dato una mano anche Mario Lavezzi, autentico talent-scout. In questo momento sto anche realizzando – assieme a Bungaro – l’album di esordio di Roberto Marino, compositore contemporaneo di grandissimo spessore (sarà un’autentica sopresa per molti!) e poi un progetto che mi intriga molto, affidato al Barbara Errico 4tet (con Ares Tavolazzi, Bruno Cesselli e Walter Paoli) intitolato ‘Endrigo in jazz’. Non credo sia necessario spiegarlo, vero?
 
Qual è il suo parere sui reality show musicali che oggigiorno dominano il music biz nazionale?
“Ho seguito con particolare attenzione ‘X Factor’ e credo che il suo successo sia racchiuso nella voglia di sognare che molti giovani hanno, immaginando loro stessi nei panni di chi ce l’ha fatta. I cantanti che hanno vissuto un percorso di crescita con gli insegnanti messi a disposizione dal format hanno un grosso potenziale, ma rischiano anche di staccarsi dalla realtà. Quelli più psicologicamente equilibrati resteranno, gli altri finiranno nuovamente nell’anonimato, forse addirittura frustrati. ‘Amici’ l’ho visto soprattutto per Grazia Di Michele a cui voglio davvero bene, ma la formula ed il target mi interessano un po’ di meno.”

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