Speciale Pete Best: incontro a Spoleto nell’ambito di Spoleto BackBeat

Il 23 Maggio 2009 a Spoleto è accaduto qualcosa di veramente speciale: Pete Best, il primo batterista dei gloriosi Beatles, ha onorato con la sua presenza e la sua infinita disponibilità la quarta edizione della rassegna “Spoleto BackBeat”. Dopo aver firmato autografi e posato per le foto coi ragazzi delle scuole di Spoleto ha tenuto una conferenza durante la quale ha raccontato la sua particolarissima (anzi, unica!) storia, rivelando curiosi dettagli e rispondendo alle domande dei giovani presenti (ed anche a quelle del “beatlesiani” più grandi).

Al fianco di Pete durante questo bellissimo incontro troviamo lo scrittore Micheal Jacob, nato a Liverpool, amico di vecchia data di Best e naturalizzato spoletino, Vincent “Roag” Best, fratellastro minore di Pete, figlio di Mona Best e dell’altro “quinto beatle” Neil Aspinall e Rolando Giambelli, presidente dei Beatlesiani d’Italia Associati.
Pete ha raccontato ai ragazzi in sala particolari della sua esperienza ad Amburgo con John, Paul, George e Stuart Sutcliffe, ha parlato del Casbah Cofee Club di Liverpool di proprietà di sua madre Mona, situato sotto quella che è ancora oggi la sua abitazione e rimasto assolutamente intatto, mai demolito o ristrutturato (a differenza del più noto Cavern Club, ormai copia di se stesso) e dove ancora oggi è possibile vedere le pareti che vennero pitturate con colori sgargianti insieme ai giovanissimi John e Paul verso la fine degli anni ’50.
A tal proposito Rolando Giambelli ha espresso il desiderio di rivedere Paul McCartney, che tanto tempo ha passato in quel locale e tanto deve a quel modesto ma indispensabile trampolino di lancio, magari per un intimo concerto-tributo a quei tempi andati. Prontamente Roag e Pete hanno risposto che Paul McCartney ha dichiarato di essersi recato per ben tre volte in tempi recenti al Casbah ma di averlo trovato sempre chiuso (basterebbe avvertire con un pò d’anticipo, Paul! ndr).

Gli episodi raccontati sui Beatles “pre-Beatles” sono stati intramezzati dagli interventi musicali dei giovanissimi e molto bravi Francesco e Riccardo Cardelli che hanno eseguito brani significativi come “Rock ‘n’ Roll Music”, “Money (That’s What I Want)”, “Slow Down” e, con lo stesso Giambelli all’armonica, “Love Me Do”.
Pete ha parlato anche della passione che avevano all’epoca (e che continuano ad avere ancora oggi) i giovani abitanti della povera Liverpool, città portuale, folgorati dai dischi rock ‘n’ roll, importati dall’America, di artisti come Chuck Berry, Everly Brothers, oltre ovviamente ad Elvis che condussero ad un fermento di gruppi e gruppetti di giovanissimi musicisti che popolarono tutti i locali e le cantine della Città.
Riguardo la propria esperienza personale nel famoso tour ad Amburgo, Pete ha ricordato che era solito suonare con gli altri Beatles per ben sette ore a sera (anziché le quattro previste) per un compenso minimo, sette sere su sette, ha ricordato anche che venivano pagati il giovedì per poi rimanere puntualmente al verde il venerdì e che l’appartamento nel quale conviveva con gli altri ragazzi era privo di elettricità, composto da tre stanze (per cinque ragazzi), due soli letti e un divano. Lui dormiva insieme a Paul nel corridoio anche se la persona del gruppo con la quale aveva un legame affettivo maggiore era John Lennon. Gli interessi fondamentali erano il successo, i soldi e le ragazze.

Pete ha continuato parlando della sua esclusione dal gruppo, rivelando che al Mondo il solo Paul McCartney è a conoscenza della vera ragione di questa decisione, le teorie sono varie ma nessuno a parte Paul conosce la “vera” ragione. Pete ha anche commentato, emozionandosi, di quando venne a sapere della morte di John avvenuta, come noto, l’8 Dicembre del 1980.

Alla mia domanda se oltre ad essere stato un membro dei Beatles può affermare di essere stato anche un loro fan, se quindi fosse riuscito ad apprezzare album che tutto il Mondo ha amato e continua ad amare come “Abbey Road” o “Sgt. Pepper’s” nonostante il duro “colpo” dell’esclusione dal gruppo, Pete Best ha risposto che nonostante tutto non è neanche discutibile il livello compositivo raggiunto e l’impronta nella storia non solo musicale che i Beatles, senza Pete Best, hanno lasciato. “I Beatles saranno ricordati per molti molti anni e sono fiero di aver fatto parte di quello che è considerato il gruppo più importante della Storia del Rock”; infine ha aggiunto una piccola curiosità: l’album dei Beatles da lui preferito è quel magnifico “The Beatles” (meglio noto come “White Album”) che Pete trova “completo” (mentre i denigratori lo considerano “disomogeneo”, probabilmente riferendosi alla medesima caratteristica…Personalmente credo anch’io che il “White Album” sia probabilmente il capolavoro assoluto, ndr).

In conclusione Pete Best ha parlato di se come uomo comunque soddisfatto, padre e nonno sereno, sposato felicemente da quarantacinque anni, fiero di poter girare il mondo e trasmettere con tutto il suo cuore quello che può ai più giovani, suonando con la sua apprezzatissima Pete Best Band (che probabilmente porterà a Spoleto in futuro) e raccontando la sua esperienza come ha fatto oggi. …The life goes on.

Web:
http://www.spoletobackbeat.com
http://www.beatlesiani.com

Paolo Bianchi 

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