Speciale Rock In Idro 09 – Aggiunte le foto

Foto di Nicola Lucchetta

Dopo i recenti problemi causati dall’improvviso e recente cambio di location erano tanti gli interrogativi che aleggiavano sulla terza edizione di Rock In Idro, per l’occasione ribattezzato Rock In PalaSharp. Il cambio di venue avrà danneggiato il circuito di prevendite? Quanta gente accetterà di passare una, due giornate dentro uno spazio chiuso, con lo spettro della calura estiva, dopo aver immaginato uno scenario ben diverso?

A posteriori si è registrata una discreta affluenza, soprattutto nel day two, ma in ogni caso resta l’amarezza per quello che sarebbe dovuto essere un tipico festival all’aperto come i tanti che se ne vedono d’estate, e invece si è trasformato in un trappola bollente in cui solo i più determinati riuscivano a resistere tutta la giornata. Restano anche le perplessità su di chi sia la colpa di tutto ma dato che siamo in Italia probabilmente non lo sapremo mai.

Nicolò Barovier

REPORT 13 GIUGNO

REPORT 14 GIUGNO

Il Mio Rock In Idro
Lasciando da parte le polemiche sul cambio di location sbucate fuori poche settimane fa, questa edizione 2009 del Rock in Idro ha confermato due cose: dal punto di vista logistico, che possono essere coinvolti tutti i condizionatori industriali del mondo, ma l’effetto bue di 9000 persone vince su tutto; da quello musicale, che la reunion dei Faith No More ha reso inutili, nel giro di 90 minuti, il 99,9% dei concerti hard rock/heavy metal degli ultimi dieci anni e, ci spingiamo oltre, anche dei prossimi dieci.
Prima giornata con dei picchi assurdi: nell’ordine, All-American Rejects, autori di un concerto strepitoso; Flogging Molly, di gran lunga i migliori della giornata, insieme ai Gogol Bordello e ai Social Distortion (tre band che, alla fine della fiera, si meritavano tranquillamente gli ultimi tre slot della giornata). Grossa delusione dal fronte Babyshambles (e il ridottissimo seguito di pubblico ne è la dimostrazione) e un po’ di amaro in bocca per i The Pogues che, pur non deludendo affatto, si sono collocati in secondo piano rispetto alle tre band sopra citate.
Seconda giornata che, dai Gallows inclusi in poi, è il panico collettivo fatto concerto. Gli inglesi (che torneranno in Italia a novembre per dei concerti nei piccoli club) si consacrano band dal futuro radioso con questo concerto milanese. La stessa sorte non se la meritano i loro conterranei, di Sheffield, Bring Me the Horizon, autori di un concerto interessante, ma che non ha convinto del tutto. Consacrazione definitiva (ma servivano conferme?) anche per gli italiani Lacuna Coil che, come sempre, hanno proposto uno show ottimo professionalmente senza “sbottonarsi” tanto. Limp Bizkit enormi, peccato per il concerto molto breve. Prima di loro, nel pomeriggio, abbiamo visto due band italiane di discreto livello e due band (All That Remains e Parkway Drive) che suonano cose che venivano proposte in Svezia quindici anni fa e meglio di oggi…
Ah, i Faith No More li ho volutamente esclusi. L’unica cosa che possiamo dire a chi non è stato presente è che una “Evidence” in italiano difficilmente si potrà risentire. Rosicate.

Nicola Lucchetta

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