Stratovarius: benvenuti nella nuova era

Il loro concerto del 21 gennaio all’Alcatraz di Milano ha segnato una tappa importante nella carriera degli Stratovarius: è stata la prima apparizione in terra italica della line up che non vede alla sei corde Timo Tollki, mente e master mind del combo per molti anni, ora impegnato e assorbito totalmente dal suo nuovo progetto (il cui nome sarebbe dovuto essere il titolo di un nuovo disco proprio degli Stratovarius) Revolution Reinassance.

LIVE REPORT DELLA SERATA

Una band che ha dominato la scena europea del power metal dalla seconda metà degli anni novanta fino ai primissimi anni del nuovo millennio. Dominato in modo davvero letterale, considerando il fatto che i dischi pubblicati e i concerti tenuti in ogni parte del mondo in questo lasso di tempo sono sempre stati accolti alla grande da pubblico, critica e fans.
La carriera degli Stratovarius invero parte parecchi anni addietro, sul finire degli anni ottanta viene pubblicato il primo full length della band “Fright Night”, punto di arrivo di una fase iniziale durata un lustro. I successivi “Twilight Time” e “Dreamspace” (che contiene “We Are The Future” e “Reign Of Terror”, due indizi importanti di quel che sarà il sound e il genere dei finlandesi negli anni a venire) contribuiscono a rafforzare la fama underground del gruppo ma è solo con l’arrivo dietro al microfono di Timo Kotipelto che il combo conosce il successo internazionale. Potendosi dedicare solo alle parti di chitarra, il virtuoso Timo Tollki traccia le linee della nuova ondata power metal europea (la prima fu priorità di certi Helloween già dal 1985…) a partire da “Fourth Dimension” del 1995.

E’ però con “Episode” dell’anno successivo che si assiste alla vera e propria esplosione dei Nostri, brani come “Father Time” o “Speed Of Light” diventano istantaneamente dei classici, Kotipelto diventa inesorabilmente l’ugola rappresentante di un genere del periodo e gli assoli neoclassici di Tollki e i ‘duelli’ sei corde/tastiera diventano i marchi di fabbrica degli Stratovarius. Nel quinquennio successivo la band ottiene soltanto riconoscimenti grandiosi sia per l’attività in studio (“Visions” è a tutt’oggi considerato uno dei dischi migliori del filone power metal), sia per le prove dal vivo in cui il gruppo miete consensi di fronte a platee sempre più vaste. “Destiny” e “Infinite”, rispettivamente datati 1998 e 2000, sono lavori validi ma cominciano a mettere in mostra una fase di stanca nel songwriting e un progressivo mutamento della proposta dei finlandesi. Inoltre cominciano a circolare delle voci di un malcontento crescente all’interno della line-up, tensioni che culminano sul finire dell’anno 2003, dopo il doppio album “Elements” (rilasciato in due parti a pochi mesi di distanza l’una dall’altra) che delude i fans e non realizza buoni risultati in termini di vendite.

Da qui in poi un progressivo tira e molla tra i membri, i problemi di stabilità mentale del leader Timo Tollki, varie speculazioni e costruzioni fantasiose (alcune elaborate dallo stesso chitarrista invero) su aggressioni subite, nuovi membri della band e quant’altro, trascinano stancamente il gruppo al 2005, quando viene pubblicato un album omonimo di inediti. Il fiasco clamoroso dello stesso e un tour di supporto non proprio eclatante, portano allo scioglimento della band nel 2008, scioglimento che in realtà dura molto poco in quanto Kotipelto e altri due musicisti compreranno di lì a breve dallo stesso Tollki i diritti di sfruttamento del nome stesso del gruppo, riunendosi con il nome Stratovarius e ingaggiando un nuovo chitarrista Matias Kupiainen.

Il disco “Polaris”, pubblicato nel 2009, vede quindi Timo Kotipelto dietro al microfono, Jens Johansson alle tastiere, Jorg Michael alla batteria, il già citato Kupiainen nella scomoda posizione di successore di Tollki alla sei corde e Lauri Porra al basso. La release non fa gridare al miracolo ma è un lavoro sicuramente sufficiente e un punto di partenza per la nuova veste della band.

VIDEOINTERVISTA ALLA BAND

RECENSIONE “POLARIS”

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