Blue Ball Monkeys Beware Of The Monkeys

2/5
Gli emiliani Blue Ball Monkeys salutano il 2010 con questo EP e, è presto detto, continuano la tradizione di Nirvana, Soundgarden e Pearl Jam incorporando anche influenze più hard-rock di matrice tardo-settantiana e ottantiana. La voce di Matteo Mezzetti (che è anche alle chitarre ritmiche) è una sorta di copia in carta carbone di quella

Gli emiliani Blue Ball Monkeys salutano il 2010 con questo EP e, è presto detto, continuano la tradizione di Nirvana, Soundgarden e Pearl Jam incorporando anche influenze più hard-rock di matrice tardo-settantiana e ottantiana. La voce di Matteo Mezzetti (che è anche alle chitarre ritmiche) è una sorta di copia in carta carbone di quella di Kurt Cobain: ruvida, spigolosa e schietta. Ma non solo il grunge viene chiamato in causa: l’opener “Rock This Town” è un frullatore di influenze adottate senza la minima personalizzazione. Il titolo richiama a Motley Crue et similia; la struttura strumentale fonde punk e l’hard rock. Riff di chitarra diretti (ovviamente in power chords) costituiscono l’ossatura anche della successiva “Livin In The Night”, una traccia sporca e senza tanti fronzoli, come l’attitudine della band in generale. La struttura dei brani è sempre lineare, non evolve mai e si limita a seguire la lezione delle band che i ragazzi hanno ascoltato e ascoltano privatamente: la stessa filastrocca si ripropone infatti anche in “Lavenders And Rainbows” e “Some Kind Of Guys”.

Non dico che tutte le band debbano proporre musica di chissà quale livello e ambire a vette compositive, ma sarebbe piacevole se anche queste giovani realtà riuscissero (o almeno ci provassero!) a non muoversi esclusivamente nel cerchio delimitato da una manciata di nomi a cui rifarsi pedissequamente. Vero è che “Beware Of The Monkeys” è un EP e i brani sono solo quattro, sarebbe però interessante e piacevole scorgere almeno dei piccoli margini di originalità, degli embrioni di sana e pura ambizione o, almeno, di personalizzazione della lezione imparata. Per ora però non c’è traccia di tutto questo, e “Beware Of The Monkeys” risulta essere una goccia nell’immenso oceano dei dischi all’insegna del “copia e incolla”, che niente aggiungono, niente danno, e di cui subito ci si scorda.

Manuel Ghilarducci

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