Cybersadic Droga Alla Massa

3/5
Il progetto dei campani Cybersadic nasce nel 2008 dall’incontro tra le menti di Alessandro Amoretti (chitarre e voce) e Luigi Ugolini (macchine elettroniche, synth e suoni), creando un’alchimia di atmosfere che mette in comunicazione sonorità elettroniche (Kraftwerk, Depeche Mode, Bjork) a linee vocali della migliore tradizione non mainstream italiana (C.S.I. e Marlene Kuntz fra tutti).

Il progetto dei campani Cybersadic nasce nel 2008 dall’incontro tra le menti di Alessandro Amoretti (chitarre e voce) e Luigi Ugolini (macchine elettroniche, synth e suoni), creando un’alchimia di atmosfere che mette in comunicazione sonorità elettroniche (Kraftwerk, Depeche Mode, Bjork) a linee vocali della migliore tradizione non mainstream italiana (C.S.I. e Marlene Kuntz fra tutti). Agli inizi del 2011 muta ancora e vede entrare in scena Dj Rocco Tanjevic come dubmaster. Durante la carriera live della band, questa si incrocia con nomi di spicco della musica italiana, basti pensare agli Almamegretta, ai Baustelle e ai Marta sui Tubi, con i quali ha il piacere di condividere palco e pubblico.

L’esordio dal titolo emblematico di “Droga alla massa” racchiude nelle 8 canzoni che compongono l’album tutta l’estetica dell’elettronica classica, che ne diviene la base su cui sfornare basi ipnotiche sulle quali dipanare testi impegnati e critici verso la società odierna, rappresentando una sorta di cantautorato elettronico interessante e seducente. Durante i 43 minuti del disco si è accompagnati lungo un sentiero che percorre gli stilemi classici del genere di matrice anni 80 con tentativi di innesti sonori contemporanei, che a volte mal si sposano con la coerenza musicale dei brani ed il mix risulta poco appetibile. Del resto la melodia costituisce un tappeto sonoro opportuno e gradevole grazie alle qualità vocali gentili e mai imperanti in grado di assorbire in maniera piacevole il mood scaturito dai brani più inquieti. Di certo le velleità sono ambiziose, sin troppo oserei dire, ma c’è un seme di potenzialità ancora inespresse in questo album che il gruppo farebbe bene a far germogliare con una dose maggiore di personalità, curando soprattutto la parte degli arrangiamenti troppo spogli per incunearsi nel difficile lido dell’elettronica contemporanea. Nell’attesa innaffiamo e aspettiamo la fioritura di un prossimo lavoro.

Mirko Di Nella

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