Dani’s Effect Dentro Una Fitta Nebbia

3/5
“…siamo cresciuti, con le gesta di Michael Jordan e di Ultimate Warrior…“. Già soltanto questa frase tratta da “Pivot” potrebbe bastare per considerare i Dani’s effect i miei nuovi idoli musicali, ma poiché è mio dovere dire qualcosa di più riguardo questo CD, intitolato “Dentro una fitta nebbia“, prima di dare il mio giudizio scriverò

“…siamo cresciuti, con le gesta di Michael Jordan e di Ultimate Warrior…“. Già soltanto questa frase tratta da “Pivot” potrebbe bastare per considerare i Dani’s effect i miei nuovi idoli musicali, ma poiché è mio dovere dire qualcosa di più riguardo questo CD, intitolato “Dentro una fitta nebbia“, prima di dare il mio giudizio scriverò qualche riga in più. Toscani di Certaldo, i Dani’s effect nascono nel 2006 dopo alcune esperienze in altre band dei suoi membri, ovvero Cosimo Dani, Marco Bocchieri e Andrea Galigani, ai quali si aggiungono nel corso degli anni Emiliano Mancini e Daniele Nacci, anche produttore del disco. Il sound è quello di un rock italiano contagiato dagli anni ’80, dove le intromissioni elettroniche erano il pane quotidiano quasi per qualsiasi band. Non sto però dicendo che i synth la fanno da padrone, la vena rock si sente, è indiscutibilmente ben udibile, ma la presenza di effetti e tastiere è tangibile.

Le canzoni sono piuttosto semplici, niente particolari stravolgimenti almeno per quanto riguarda la struttura, ma l’intreccio dato da chitarre e tastiere è molto piacevole, i suoni sono un po’ retrò, soprattutto dal lato “digitale” e accompagnano bene i testi, spesso ancorati ad un’epoca passata come in “Ti sei già perso molto” o a un accessorio che i più vecchi di noi sicuramente avranno usato moltissimo, il walkman dell’omonima “Walkman“. Troviamo anche un intermezzo completamente slegato dal resto del disco, quella “Intro dance” che è né più né meno un pezzo di discomusic, con un discreto groove e un refrain ripreso più volte dal synth, fino a invadere il brano successivo, “Ritmi dance” che perde tutto o quasi il beat danzereccio del precedente pezzo. Un disco giovane (in senso positivo), fresco, per tematiche e musicalmente, con un velo malinconico per il passato ormai andato e la situazione odierna che vivono i giovani d’oggi, suonato bene e intelligentemente, senza pecche evidenti.

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