Erem Davi Q Un Sogno Diventato Irrealta

2.5/5
Nelle mie mani c’è un digipack ben confezionato con una copertina coloratissima, all’interno del quale si trova un altrettanto colorato booklet in cui, oltre ai testi dei brani, si trova una poco convenzionale biografia della band in alcune lingue: italiano, hindi, russo, francese, spagnolo, inglese e cinese. E’ il disco di debutto degli Erem Davi

Nelle mie mani c’è un digipack ben confezionato con una copertina coloratissima, all’interno del quale si trova un altrettanto colorato booklet in cui, oltre ai testi dei brani, si trova una poco convenzionale biografia della band in alcune lingue: italiano, hindi, russo, francese, spagnolo, inglese e cinese. E’ il disco di debutto degli Erem Davi Q, band romana dal nome insolito, che si presenta, come avrete capito dalla breve descrizione estetica del prodotto, in un modo altrettanto inusuale che incuriosisce non poco colui che si appresta all’ascolto. Mille ipotesi vorticano nella mia testa, su tutte quella che si tratti di una band veramente speciale e non convenzionale, portatrice di uno stile musicale assolutamente originale e particolare.  Premo play e ascolto l’opener “Equilibri-Squilibri”, un brano che spazza subito via le ipotesi appena citate, in quanto si tratta di un normalissimo pezzo di alternative pop-rock nostrano, che strizza qua e là l’occhio ai Baustelle; le melodie frizzanti, il ritmo sostenuto, la verve del batterista, però, lo rendono piacevole e immediatamente memorizzabile.

Lo stesso mood permane nella successiva “Nuovi Battiti”, che appare però ancora più zuccherosa e smaccatamente pop, tanto da chiamare in causa il sound di gente come Velvet e Finley; con la coppia “L’impressione Che Ho” e “I Miei Eroi” abbiamo due brani più rilassati, di cui il primo è assolutamente trascurabile poiché non comunica niente, mentre il secondo si rivela essere un po’ più interessante anche in virtù della sua struttura strumentale leggermente più articolata. Ci sono momenti più sostenuti dove le chitarre mostrano un’impronta più rock e graffiante (“Prima Di Venire”, “Marilleva”, “Levin”) e momenti più introspettivi alla Kings Of Convenience (“Maidan”, “Videoillusione”, “Uccidere-Sorridere”), che hanno tutti come minimo comune denominatore l’intenzione di fare musica semplice, accessibile e profondamente umile. Un’intenzione che si è perfettamente realizzata nei brani del disco, che lascia un forte amaro in bocca: gli Erem Davi Q giocano a fare i misteriosi, svelano poco o niente di sé, si mascherano dietro un booklet poliglotta e un artwork colorato e stravagante e poi suonano un tipo di musica assolutamente piatto e privo di originalità, che talvolta chiama in causa persino i Luna Pop che furono. Eccetto “Equilibri-Squilibri”, che ascolto con piacere, sono addirittura portato all’irritazione da alcuni brani, come “Elementi” o le conclusive “Problematica 767” e “Strade Bianche”, privi di mordente e di melodie interessanti.
Se preferite l’apparire all’essere, procuratevi il disco perché è ben confezionato; ma se preferite l’essere, lasciate perdere: un bellissimo artwork non fa necessariamente un bel disco così come l’abito non fa il monaco.

Manuel Ghilarducci

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