Gleam Lady Psyche And Her Heart Mechanix

3/5
Tra le definizioni della parola gleam che ho trovato su internet, quella che secondo me si avvicina di più allo spirito dei Gleam con il loro “Lady Psyché and her Heart Mechanix” è “bagliore, luce debole“, un termine che dà l’idea di incertezza, mistero dovuto al vedo-non vedo, dove le ombre creano strani paesaggi e

Tra le definizioni della parola gleam che ho trovato su internet, quella che secondo me si avvicina di più allo spirito dei Gleam con il loro “Lady Psyché and her Heart Mechanix” è “bagliore, luce debole“, un termine che dà l’idea di incertezza, mistero dovuto al vedo-non vedo, dove le ombre creano strani paesaggi e non rivelano completamente tutto quello che stiamo vedendo. Questo album sposa perfettamente questi termini: un rock pacato, un po’ sognante, amante delle sonorità di decenni fa, che mai si lascia andare completamente rimanendo sulle sue. Tutti i pezzi seguono questo stile, chi più e chi meno, e dipingono un quadro sonoro decisamente gradevole per gli amanti del genere.

Il pezzo migliore del lotto è la bellissima “Frantic touches, lucid dreams“, differente dagli altri soprattutto per la presenza di più strumenti al di fuori del solito schema basso-chitarra-batteria, e dal tocco di matrice Coldplay. Il lavoro del duo Andrea SalerniDavide Gozio è ben fatto e ben realizzato, interessante dal punto di vista musicale senza però niente di particolarmente innovativo al suo interno. Un disco però che non riuscirà ad essere largamente apprezzato, dato che risulta un po’ schiavo di quel rock indie/alternativo un po’ introspettivo che male si concilia con le grandi masse e con gli amanti delle produzioni, anche sempre nello stesso filone musicale, un po’ più elaborate.

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