Greyhound Tre

Recensito da Jamyourself il 13 mar 2012

  • “Dare vita a un nuovo progetto musicale ricercando una sonorità e un groove capace di fondere tipiche tonalità blues con [...]
  • Outune Attitude:
  • 3/5
  • Genere: Rock
  • Anno: Greyhound
  • “Dare vita a un nuovo progetto musicale ricercando una sonorità e un groove capace di fondere tipiche tonalità blues con suoni più moderni e graffianti”. Questo l’intento dei Greyhound, trio riminese che si presenta con il loro Ep intitolato semplicemente “Tre”. Un terzetto di pezzi, registrato e mixato al “Domination Studio” da Simone Mularoli (lavoro curato e certosino), in cui è immediato percepire l’influenza del tipico blues a stelle e strisce con spruzzata di stoner, rinfrescato e aggiornato alle sonorità degli anni zero, di tutta quella ondata che dai White Stripes e Queens of the Stone Age giunge sino ai Black Keys. Rimini come Akron dunque ed il risultato è apprezzabile nelle sonorità e nella cura dei dettagli sonori; sporca e seducente  - come oltreoceano insegnano a fare – è la trama sonora tessuta dai riff di Federico Bertuccioli, il groove ammaliante di Filippo Casadei al basso e la conturbante sezione ritmica della batteria di Alberto Mussoni. Le atmosfere fumose e perturbanti tipiche del genere sono ricreate alla perfezione soprattutto nella title track “Luci spente”, il ritmo rallenta ma rimane avvolgente anche nella successiva “Falsi specchi” che precede la furia graffiante di “Niente di più” pezzo che chiude l’Ep.

    Passando alle note dolenti, fin qui tutto ineccepibile per un Ep d’esordio dall’ottimo potenziale, tutti i dettagli sonori sono però vanificati dalla pessima qualità dei brani a livello dei testi, la scelta di utilizzare l’italiano è apprezzabile per il coraggio ma implica anche una buona dose di capacità compositiva che in questo lavoro è assente. La musicalità dei versi nel blues è essenziale certo, ma l’anello debole nel lavoro del trio riminese risiede proprio nella scrittura che risulta troppo semplice al limite del banale. Bisognerebbe passare all’inglese per mantenere la semplicità e la fluidità sonora delle parole oppure concentrare maggiormente gli sforzi in fase di scrittura dei brani e persino collaborare con qualche penna che sappia dar giusto valore ai pezzi per emergere nell’affollato “mare nostrum” del panorama musicale indipendente nazionale.

    Mirko Di Nella

    Voto: 3 / 5
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