Haggada’h Haggada’h

3/5
Gli Haggada’h (nome che tradotto significa “rivelazione” e “racconto”) arrivano da Padova e presentano il disco omonimo con l’obiettivo di fare dell’innovazione e della ricerca di melodie e armonie nuove, senza però eccedere in virtuosismi strumentali, l’elemento fondamentale della loro proposta artistica. Quello che ne viene fuori, per questa breve opera composta da 4 brani

Gli Haggada’h (nome che tradotto significa “rivelazione” e “racconto”) arrivano da Padova e presentano il disco omonimo con l’obiettivo di fare dell’innovazione e della ricerca di melodie e armonie nuove, senza però eccedere in virtuosismi strumentali, l’elemento fondamentale della loro proposta artistica. Quello che ne viene fuori, per questa breve opera composta da 4 brani inediti, sono melodie dal gusto sperimentale che danno vita a un pop-rock melodico con sfumature psichedeliche.

In effetti fin dalla prima traccia “Fade Away”, che tratta della superficialità della società moderna, risulta interessante l’atmosfera creata da fraseggi di basso che, mescolandosi alla chitarra acustica, fanno scorrere il brano con estrema leggerezza. Un’atmosfera che ritroviamo costante anche nei restanti pezzi: “Una Scelta”,ballad guidata dalla chitarra acustica di Filippo Bertipaglia, “Va Tutto Bene” e “Faces”, cantato interamente in lingua inglese e senza dubbio il più intenso dei quattro proposti.

Gli Haggada’h riescono a dar vita a canzoni molto orecchiabili e di facile ascolto, anche se talvolta gli arrangiamenti mancano di un po’ di entusiasmo e le liriche non risultano essere  molto innovative e brillanti. E’ vero che il gruppo ricerca l’innovazione ma sembra talvolta accontentarsi e non voler osare oltre. Quello che manca per una completa maturazione degli Haggada’h, il cui lavoro risulta in ogni caso piacevole, è un po’ più di personalità e grinta. Nonostante ciò il disco presenta sonorità interessanti e sicuramente i ragazzi sono da riascoltare con un prossimo disco composto magari da un numero maggiore di tracce e dalla struttura più organica.

Francesco Volpe

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