Il Club Dei Vedovi Neri Dodici Storie Nere

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Ben dodici brani per l’esordio di questa band “interregionale” (marchigiano il polistrumentista Claudio Brizi e milanese il cantautore Francesco Casarini), che si definisce e viene definita una nuova promessa della canzone “dall’umore scuro”, influenzata dalla tradizione (così la presentazione della label) della murder ballad. E quando si dice murder ballad, volenti o nolenti, pensiamo subito

Ben dodici brani per l’esordio di questa band “interregionale” (marchigiano il polistrumentista Claudio Brizi e milanese il cantautore Francesco Casarini), che si definisce e viene definita una nuova promessa della canzone “dall’umore scuro”, influenzata dalla tradizione (così la presentazione della label) della murder ballad. E quando si dice murder ballad, volenti o nolenti, pensiamo subito al caro Nick Cave, cantautore col quale, è bene dirlo subito, i nostri ragazzi non hanno quasi niente in comune dal punto di vista lirico e musicale. Il piano delle liriche ricopre, comunque, un ruolo molto importante nella musica proposta da Il Club Dei Vedovi Neri: Francesco e Claudio cercano di narrare, raccontare, dipingere con le parole diverse situazioni che vanno a comporre un affresco variegato e stimolante, che saprà conquistare l’ascoltatore che sa dedicare più tempo alle parole che alla musica. Una musica che, chi scrive, non ha trovato poi così tanto noir come si dice, anzi, si moltiplicano gli episodi più scanzonati e frizzanti, che richiamano persino sonorità tipicamente brit-pop: è il caso del singolo “Letizia” e dei brani “E’ l’ultimo”, “Meglio Di Niente”, “Quando Canta Il Gallo” (un brano più politico che richiama la tradizone del cantautorato politico italiano, sia di destra che di sinistra, fondendo toni di De Gregori a sprazzi di Morsello) e altri.

Certo, le atmosfere oscure si fanno riconoscere, nella malinconica “Lungo Il Fiume” (bella anche la storia narrata), ne “Il Violinista” (vicina, per il sottoscritto, a Capossela) e in “Dicembre”, un brano costituito da begli arrangiamenti e atmosfere decadenti. Chi scrive preferisce proprio i brani più malinconici e oscuri (soprattutto “Non è un sogno”), ma questo è, ovviamente, un parere del tutto personale. Complessivamente “Dodici Storie Nere” è un lavoro molto gradevole, ben realizzato, ben prodotto e curato. Certo, fa della semplicità e dell’efficacia la sua caratteristica principale, ma la buona prestazione strumentale e vocale impedisce di considerarlo un lavoro banale e monocorde (sebbene, forse, una maggiore varietà nei toni potrebbe giovare al prodotto). Gli arrangiamenti sono ben realizzati, la voce di Francesco è molto buona e si contraddistingue per un bel timbro. Insomma, le caratteristiche ci sono tutte, non posso che complimentarmi con i ragazzi e augurare a loro un fecondo futuro musicale.

Manuel Ghilarducci

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